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N. 6 giugno 2008
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La parola del Vescovo di Mons. ANTONIO RIBOLDI Vescovo emerito di Acerra Nell’Annunciazione avviene in Maria un evento che mette fine alla distanza che l’uomo aveva preso da Dio con il peccato originale e inizia "la nuova storia" di amore tra il Padre e noi, una storia che non avrà più fine. Il cuore non ha parole nel contemplare il modo di Dio di farsi a noi vicino, come uno di noi, totalmente uno di noi, condividendo tutta la nostra vicenda umana nelle sue gioie e sofferenze, fino alla morte, con un amore da Dio, ossia senza limiti. Prende su di sé tutto di noi, soprattutto i tanti no che, da Adamo ad oggi, sappiamo dire stoltamente ai suoi continui «sì, ti amo». Gesù dirà: «Il vero amico è colui che ama fino a dare la vita». È lui l’Amico, suo questo amore, di chi sa che dovrà pagare un prezzo davvero immenso: il prezzo della croce. E Maria, la Mamma, condividerà tutto con il Figlio, dalla nascita in una grotta alla fuga nella notte per salvare il Bambino; dalla solitudine di essere considerati "stranieri in terra straniera", al ritorno alla vita nascosta di Nazareth. Negli anni della vita pubblica lo seguirà nei momenti degli «Osanna!», degli applausi, ma molto più quando lo si vorrà togliere di mezzo, perché disturba le false coscienze e le fedi che nulla hanno a che vedere con la vera fede, fino a condividere tutto della sua passione e, con il Figlio, «stare sotto la croce», per poi godere della sua Risurrezione. Davvero «benedetta, Maria, e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù».
Anche se in altra forma, ogni uomo, tutti gli uomini, prima che dal seno della donna, sono generati dal Cuore di Dio, vero nostro Padre. Mia mamma, donna di profonda fede, quando nasceva uno di noi figli voleva che il giorno dopo fosse subito portato al battesimo, perché – diceva – «senza battesimo è un bimbo senza Padre e senza Patria; con il battesimo è finalmente figlio di Dio con un grande avvenire, il Paradiso, la casa comune di ogni uomo». Se solo sapessimo con quanto amore Dio concepisce ciascuno di noi, senza eccezioni, con un disegno, che diventa poi vocazione – cammino nella vita verso la perfezione, la santità – tutto acquisterebbe un senso, un significato e quanto più intensamente si vivrebbe la vita! La vita ha senso, la vita è dono, la vita mi apre all’eternità e tutto è stato possibile per il "sì" di Maria, che ci ha dato Gesù e, da suo Figlio, è stata data a noi come Mamma. È, dunque, immensa tristezza e sofferenza constatare come oggi, da troppi, la vita viene considerata. Siamo arrivati a gestire la vita a nostro uso e consumo, come fosse una proprietà, non un dono, come «se Dio non esistesse». E così abbiamo spalancato le porte alle manipolazioni genetiche degli embrioni, come se l’uomo avesse il diritto di intervenire sulla vita, dono intoccabile di Dio. La consideriamo un "peso" di cui ci si può liberare con l’aborto e le varie pillole del giorno dopo. La dissacriamo con gli orrori quotidiani, arrivati fin dentro le stesse mura familiari, quando invece ogni vita la si dovrebbe amare, curare, accompagnare nel suo cammino, come fece Maria con Gesù. Per questo, davanti a tanta stoltezza criminosa degli uomini, viene da rivolgersi a lei, la Donna, la Mamma, con i versi del poeta Paul Claudel: «Maria, Madre di Cristo, oggi non vengo a pregare, vengo solo a guardarti. Guardarti e piangere di gioia nel sapere che tu sei qui e io sono tuo figlio. Non dir nulla, ma solo cantare, perché il cuore è troppo pieno, perché sei bella e immacolata, donna finalmente restituita alla Grazia. Cantare, perché tu sei la Madre di Gesù Cristo, che è la Verità tra le tue braccia, la sola Speranza. Perché tu sei la Donna. Tu sei l’Eden dell’antica tenerezza dimenticata, il cui sguardo va diritto al cuore e fa sgorgare le lacrime accumulate. Semplicemente perché tu esisti, Madre di Gesù Cristo, sii benedetta!». Mons. Antonio Riboldi |
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