Madre di Dio

 

 

N. 6 giugno 2008

 «Maria, grande Maria»
    Sergio Gaspari

 San Paolo e Maria

"Benedetto il frutto del tuo seno"
    mons. Antonio Riboldi

L’esemplarità di Maria, nel cammino della vita
    
Giuseppe Daminelli

Accanto alla vostra croce c’è sempre Maria
    
Remigio Fusi

Maria, porta della Chiesa
  
 Jean-Paul Hernandez

Un ponte mariano tra Fatima e Mosca
    Carlo Mafera

Maria secondo Zola
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Rilievi su alcune feste mariane
    
Sergio Gaspari

Liberatrice degli schiavi
    
Domenico Marcucci 

Una cristologia senza mariologia?
    Stefano De Fiores

Con l’Africa dentro il cuore
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 6 giugno 2008 - Copertina

 

 

 Celebrando il Signore lodiamo Maria

 
di SERGIO GASPARI
  

Rilievi su alcune feste mariane
   

Diverse critiche sono state mosse ad alcune delle feste mariane celebrate durante l’anno liturgico. Le rivisitiamo in chiave storico-salvifica, per rilevarne eventuali limiti o carenze.
  

Giunti a metà anno, proviamo a farci idealmente pellegrini con Maria nell’arco di tutto l’anno liturgico per rivisitare alcune delle sue feste in chiave storico-salvifica e rilevare in esse eventuali incompletezze o deviazioni, limiti o carenze.

1 La festa della Presentazione del Signore (2 febbraio), nel chiudere il ciclo natalizio, già prelude al sacrificio della Pasqua. Infatti è celebrazione della consacrazione olocaustica di Cristo nel tempio per le mani di Maria. Con la riforma liturgica del Vaticano II ha ripreso la denominazione di Presentazione (Marialis cultus 7, d’ora in avanti MC). È quindi festa del Signore, ma con un’intensa connotazione mariana, per l’oracolo di Simeone sulla spada che trafiggerà l’anima della Vergine (Lc 2,35). Essa è «memoria congiunta del Figlio e della Madre» (MC 7).

Ma nell’eucologia (= preghiere, come le collette) della messa la presenza materna di Maria non è abbastanza evidenziata, tanto che Danilo Sartor parla di «una festa mariana "mortificata"». E Stefano Rosso aggiunge: a parte gli inni della liturgia delle ore, «gli elementi mariani sono molto sobri, addirittura scarni». Maria nella messa viene nominata solo nel vangelo e nella monizione iniziale. Al contrario, la missione della Vergine è continuamente evidenziata nell’eucologia della Collectio Missarum Beatae Mariae Virginis, "Maria Vergine nella Presentazione del Signore" (n. 7).

Incoronazione della Vergine, miniatura, secolo XV, Parma, Biblioteca Palatina.
Incoronazione della Vergine, miniatura, secolo XV, Parma, Biblioteca Palatina.

2 La solennità dell’Annunciazione (25 marzo), «festa congiunta di Cristo e della Vergine» (MC 6), è stata ritenuta un inutile doppione con la liturgia mariana del 20 dicembre. Sarebbe una festa fuori posto, quando invece legge in chiave mariana ciò che i testi liturgici dell’Avvento leggono in chiave cristologica. L’Annunciazione segna l’inizio dei tempi nuovi, grazie alla serva del Signore, donna di fede (MC 16), colei che con la sua obbedienza ripara la disobbedienza di Eva. Collaboratrice di Cristo nuovo Adamo, Maria nuova Eva, avverando l’oracolo di Isaia 7,14, compie definitivamente l’alleanza al Sinai (cf Es 19,8; 24,3.7).

3 È bene che le Chiese facciano memoria di Maria nel triduo pasquale. La liturgia del Venerdì santo accentua due momenti mariani: la Vergine sta presso la croce per offrire al Padre la vittima da lei generata (MC 20, cf Lumen gentium 58). La tradizione medievale distingueva sul Calvario «due altari: uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima» (Arnaldo di Chartres). Jacopone da Todi nello Stabat Mater implorava la grazia di esser reso partecipe della passione del Figlio e della compassione della Madre. Nella lauda Donna di Paradiso Jacopone presentava il dramma della Madre crocifissa nello spirito, che piange il Figlio crocifisso nel corpo.

Poi sotto la croce si attua la nuova maternità di Maria: da Madre di Cristo capo ella diventa Madre delle membra del suo corpo ecclesiale e dell’umanità intera. Inoltre la Madre del Risorto va ricordata nella Veglia pasquale e nel giorno di Pasqua, poiché secondo molti Padri e la tradizione, specialmente orientale, la Vergine per prima vede il Figlio risorto, anzi ella, per san Girolamo, è testimone della stessa risurrezione di Cristo.

4 La festa della Visitazione della Beata Vergine Maria (31 maggio) è stata sbilanciata, soprattutto in America Latina, verso l’impegno sociale. La Vergine nel canto del Magnificat (visto quasi come un inno rivoluzionario, un grido di battaglia) proclama che Dio, come nella parabola del ricco e di Lazzaro, ribalta le sorti delle classi sociali: disperde i superbi, rovescia i potenti dai troni, mentre invece innalza gli umili e ricolma di beni gli affamati. Ma il Magnificat non ispira alcun programma sociale; piuttosto dalla forza della fede celebrata deve crescere la giustizia sociale nel mondo.

Questa festa in realtà è la celebrazione del viaggio "apostolico" di Maria che annuncia alla casa di Zaccaria la venuta del Signore. In essa è adombrato il mistero di Dio che «ha visitato e redento il suo popolo» e insieme il mistero della Chiesa che «sostenuta dai sacramenti» porta «sulle strade del mondo» l’annuncio che Cristo è «il Salvatore di tutte le genti» (Collectio Missarum de Beata Maria Virgine n. 3).

5 Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto), Pasqua della Madre di Dio e solennità della «sua perfetta configurazione a Cristo risorto» (MC 6). Nella pietà popolare l’Assunta è, per antonomasia, il «giorno di santa Maria». In questo contesto va ricordato che le antiche feriae Augusti (feste dell’imperatore) della Roma precristiana cedettero il posto, con l’avvento del cristianesimo, ai ferri augusti (le catene di san Pietro, da cui "ferragosto") e divennero le feriae Augustae: le ferie in onore dell’Augusta e Sovrana Signora nostra, la Santa Madre di Dio.

6 La memoria della Beata Vergine Maria Regina (22 agosto) è vista con diffidenza, perché, si sostiene, Maria è «più Madre che Regina». Invero ella è Regina in quanto Madre del Re salvatore, e la sua regalità è essenzialmente materna. A otto giorni dall’Assunzione, la Chiesa celebra Maria che, accanto al Re dei secoli, splende come Madre, «Avvocata di grazia e Regina di misericordia» (Prefazio, Collectio n. 29).

La rivelazione del Sinai, miniatura catalana, secolo XIV, Museo di Sarajevo.
La rivelazione del Sinai, miniatura catalana, secolo XIV, Museo di Sarajevo.

7 La memoria del Santissimo Nome di Maria (12 settembre). Dopo il Vaticano II è stata abolita, perché ritenuta un doppione della Natività (8 settembre). Prima del Vaticano II veniva celebrata, poi fu tolta, quindi ripristinata come memoria facoltativa. Sarà obbligatoria nella III edizione del Messale romano. Comunque nel Messale attuale c’è la messa votiva del Santissimo Nome di Maria, che però prevede soltanto la colletta. La Collectio Missarum riporta la Messa: "Il santo nome di Maria" (n. 21).

8 C’è chi sostiene, come Alejandro Olivar, che la memoria della Beata Vergine Maria Addolorata (15 settembre) non si giustifica nella liturgia. In realtà, nel seguire immediatamente la festa dell’Esaltazione della Santa Croce (14 settembre), questa memoria «venera la Madre associata alla passione del Figlio e vicina a lui innalzato sulla croce» (MC 7). Prolungando la meditazione orante del Venerdì santo, è l’occasione propizia per ritornare, nel corso dell’anno, a considerare la passione salvifica di Cristo, riflessa nella passione della Madre.

L’iconografia poi rappresenta la Madre Addolorata come "Pietà", che sostiene sulle sue ginocchia il Figlio staccato dalla croce, oppure con il cuore trafitto da sette spade, simbolo dei suoi sette dolori. La pietà popolare ha dato grande importanza ai dolori della Vergine: si pensi alle pratiche devozionali, come la corona dell’Addolorata o dei sette dolori, al rito processionale della via Matris dolorosae, diffusissimo in America Latina e ivi recitato nei venerdì di Quaresima.

9 La memoria della Beata Vergine Maria del Rosario (7 ottobre) è stata vista con ironia malevola come festa militarista, quindi – fa notare Giancarlo Zizola nell’articolo "Da Regensburg a Istanbul" in Rocca 2 (2007) 35 – andrebbe abolita, sia per sfebbrare l’ideologia dello scontro di civiltà, sia per praticare la convivialità nella differenza. Ma la vittoria cristiana ottenuta a Lepanto contro la flotta turca nel 1571 è frutto dell’«arma» della preghiera del rosario. Lo stesso sultano Solimano I Ottomano aveva affermato qualche anno prima del 1571: «Ho più timore delle preghiere del Papa [il domenicano san Pio V, fervente apostolo della diffusione del rosario] che dell’esercito dell’imperatore Massimiliano II d’Asburgo». Il 7 ottobre è una memoria sintesi del mistero di Cristo con accanto la Madre.

Il primo mistero della vita di Gesù, il santo concepimento nella casa di Nazaret, e l’ultimo, la Pentecoste nel cenacolo a Gerusalemme, si compiono alla presenza generosa di Maria. È l’indicazione offerta dalle letture della messa, che invitano a contemplare, con gli occhi e l’amore di Maria, l’incarnazione del Figlio di Dio (vangelo: Lc 1,26-38) e la recezione dei suoi frutti in virtù dello Spirito nei discepoli, «assidui e concordi nella preghiera con Maria, la Madre di Gesù» (prima lettura: At 1,12-14).

10 La memoria della Presentazione della Beata Vergine Maria (21 novembre) ha avuto una storia molto travagliata. Soppressa da san Pio V nel 1570, fu ristabilita da Sisto V nel 1585, ma Benedetto XIV nel XVIII secolo, nel suo progetto di riforma, ne aveva previsto nuovamente l’abolizione: la morte gli impedì la realizzazione del suo proposito. È vero: questa memoria non è documentata nei vangeli, ma è richiesta dalla fede e dalla liturgia. Si basa su una "leggenda" storica del Protovangelo di Giacomo (secolo II), ripresa da altri vangeli apocrifi, da alcuni Padri e scrittori ecclesiastici. Festa di elevato valore esemplare, è simbolo di una verità più alta e suppone un fatto vissuto: la totale consacrazione a Dio della Vergine, fin dai primi momenti della sua esistenza terrena.

Sergio Gaspari