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N. 6 giugno 2008
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Santuari mariani nel mondo - Russia
- I più importanti santuari mariani della Nazione
a cura di BRUNO SIMONETTO Russia, «terra
più mariana che cristiana» Più di mille anni di cristianesimo La Russia si aprì al cristianesimo nel 988 per volere del gran principe di Kiev, Vladimir. Il principale strumento di catechesi dei missionari greci e bulgari furono le icone, in specie quelle mariane, già presenti in quel periodo e poi tipiche della spiritualità del popolo russo. La prima chiesa mariana di cui si ha memoria fu fatta erigere dallo stesso Vladimir all’epoca della conversione, nel 990; era detta chiesa della Desityna ("della decima") perché costruita con i proventi di tale tassa. Il successore di Vladimir, Jaroslav il Saggio (1015-1054), fece costruire la chiesa metropolitana di Kiev, chiamando da Costantinopoli i migliori architetti e mosaicisti. Benché la chiesa sia dedicata alla Sapienza divina (Sophía), il grandioso mosaico della Vergine orante che campeggia nell’abside colpì tanto i fedeli che il culto mariano vi divenne prevalente. Tale immagine musiva è tuttora chiamata Muro Incrollabile e sta a testimoniare la costante protezione di Maria sulla città di Kiev (Ucraina). Il grande movimento migratorio che si manifestò nei secoli X e XI verso gli immensi territori posti a nord-est fece sì che il centro della Russia si spostasse da Kiev alla zona di Mosca, che allora era poco più che un villaggio. Fra i nuovi centri emergono Suzdal e poi Vladimir. Le cattedrali di ambedue le città furono dedicate all’Assunta; fra le due, la più famosa divenne quella di Vladimir, che, con la sua struttura a cubo sormontata da una grande cupola centrale e da altre quattro più piccole poste agli angoli, fissò il modello della chiesa russa, imitato infinite volte lungo i secoli.
Ma la cattedrale di Vladimir è soprattutto importante perché vi fu collocata la celebre icona della Madonna della tenerezza, tuttora universalmente conosciuta come Madre di Dio di Vladimir. Lo spostamento del centro politico a nord-est portò alla decadenza di Kiev e alla formazione di un’entità nazionale distinta, l’Ucraina o Piccola Russia (contrapposta alla Grande Russia). Essa, dopo alterne vicende, venne a far parte, con la Bielorussia (o Russia Bianca), del principato di Lituania, allora ancora pagano. Oggi la situazione religiosa dell’ex Urss rimane molto complessa. Il cristianesimo rappresentato dalla Chiesa ortodossa è la religione tradizionale del popolo russo e quella più diffusa. La seconda religione per diffusione è l’islam, presente soprattutto tra le etnie turche ma riguardante anche alcuni slavi convertiti. Sono presenti anche significative minoranze di cattolici, protestanti, buddhisti e induisti. La componente neopagana è di difficile quantificazione; ma è certo che, soprattutto in conseguenza dell’ateismo di Stato del passato regime comunista, sono diffusi ateismo e agnosticismo. Il culto delle icone L’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (Urss), l’Unione Sovietica, era uno Stato federale comunista dell’Eurasia nordorientale, fino al dicembre 1991, quando si dissolse. Della Russia e degli Stati che la composero nel corso dei secoli, fino all’attuale situazione politica della Comunità dei 12 Stati indipendenti (Csi), federazione di ex repubbliche sovietiche, sorta l’8 dicembre 1991 in seguito alla dissoluzione dell’Urss, tra cui Russia, Bielorussia e Ucraina (alle quali qui facciamo pure specifico riferimento), è universalmente noto il culto delle icone. Celeberrime, fra le tante, sono le icone della Madre di Dio del Segno, della Madre di Dio di Vladimir, della Madre di Dio di Kazan, della Madre di Dio di Smolensk, della Madre di Dio di Pocajiv.
Una grande storia di devozione a Maria Ogni casa russa, per quanto povera, ha sempre la piccola iconostasi domestica, posta nell’angolo più dignitoso della dimora, detto "angolo bello"; questa usanza perdura tutt’oggi nelle case dei credenti. Fra le icone non manca mai quella della Madre di Dio. L’icona non è un ornamento, ma una presenza viva, parte integrante della vita domestica. Nessun atto importante della famiglia, lieto o triste, viene vissuto ignorando l’icona. Le icone miracolose avevano tutte una o più feste. Il calendario del patriarcato di Mosca ne riporta 260; ma sono solo le principali, perché le icone miracolose sono almeno un migliaio, ognuna con la sua festa: perciò, ogni giorno se ne commemora più di una. I pellegrinaggi in Russia si compivano soprattutto per recarsi a venerare le icone più celebri; ed erano molto difficoltosi, a causa del clima e delle distanze. I pellegrini erano però numerosissimi e percorrevano la Grande Russia incuranti delle enormi difficoltà da affrontare. La figura del pellegrino (bogomol), che andava da un santuario all’altro, spesso con alle spalle una vita di peccato da espiare, era quanto mai comune e tipica della spiritualità russa. Dove egli bussava era sempre accolto come un inviato del Signore e assistito con amore e quasi con venerazione. Per la Madre di Dio i russi riservavano grandiose feste nel corso dell’anno, precedute da veglie di preghiera liturgica. Particolarmente solenne era la celebrazione dell’Annunziata (25 marzo), che occupava il primo posto perché, secondo l’opinione comune, dopo la Pasqua era il giorno più solenne sulla terra e nel Cielo. Ogni lavoro era severamente proibito e considerato un peccato irremissibile. Tutti si riposavano in onore di Maria, perfino gli uccelli, che, secondo un’antica tradizione proverbiale, non costruivano i nidi; il freddo, che non danneggiava le piante; i prigionieri della terra, che ricevevano doni, e quelli dell’Inferno, un po’ di sollievo nella loro arsura. Un’altra grande festa era la Protezione di Maria (1° ottobre), che aveva origine da un’apparizione della Vergine, nel secolo IX, ad Andrea il Folle nel santuario di Blacherne. Il santo avrebbe visto la Bogorodica pregare in lacrime dinanzi al tabernacolo, poi alzarsi e stendere più volte il suo manto grigio (maphorion) sulla folla riunita in chiesa, mentre un coro celeste modulava dolci canti.
Nel giorno della Purificazione (2 febbraio) si benedicevano le candele, che si conservavano e si accendevano in ogni festa di famiglia e si deponevano nelle mani dei defunti quasi a indicare che, con la luce della Madonna, essi trovavano aperta la strada del Cielo. Nella festa dell’Assunta (15 agosto), dopo la santa Messa, si svolgeva la cerimonia delle erbe medicinali e delle spighe di grano, avena e orzo, i cui grani, ben conservati, sarebbero stati i primi a essere messi sotterra nel giorno della semina. Tali sono sempre state la fede e la devozione delle popolazioni russe, fino a quando la Rivoluzione sovietica del 1917 non cercò di sradicare dal loro cuore questi sentimenti secolari. Ma, dopo tanti decenni di accanimento bolscevico-ateo, finalmente il 1° ottobre 1990, la perestrojka ha abrogato lo Stato ateo, e la libertà religiosa è rifiorita. Una nuova pietà mariana si sta manifestando nella riapertura dei monasteri maschili e femminili, in gran parte dedicati alla Madre di Dio. Molte chiese e cattedrali hanno riavuto i parroci e nel 1993 è stato riaperto anche il Seminario maggiore cattolico della Russia europea nella chiesa dell’Immacolata Concezione di Mosca, già trasformata nel 1935 in fabbrica per la metallurgia e deposito di materiali edilizi. È peraltro ovvio che il deserto spirituale, creatosi nel cuore di
tre generazioni educate al più rigido ateismo, non può riacquistare
vita in un tempo ristretto, ma ha bisogno di decine di anni sotto la
guida paziente e amorosa della Madre di Dio, Odigítria e Garante
dei peccatori. Le più celebri icone di un unico santuario-museo mariano Si potrebbe dire che tutta la Russia (considerando anche le Repubbliche già annesse all’impero sovietico) è un unico, grande santuario-museo mariano. Le chiese, le icone e i monasteri dedicati alla Madre di Dio sono, infatti, disseminati un po’ in tutto il territorio. Più che registrare qui alcune tra le più note chiese-santuario, come ad esempio la cattedrale dell’Assunta di Mosca o di Zagorsk (per le quali rinviamo al quartino sui santuari della Russia, Bielorussia e Ucraina, pubblicato sul numero del luglio 2006 della nostra rivista), ci soffermiamo sulle più celebri icone mariane della Russia nominate sopra: della Madre di Dio del Segno, della Madre di Dio di Vladimir, della Madre di Dio di Kazan, della Madre di Dio di Smolensk, della Madre di Dio di Pocajiv.
1 Madre di Dio del Segno – Novgorod L’icona della Madre di Dio del Segno, detta in slavo Znamenie si ricollega alla profezia d’Isaia: «Pertanto, il Signore stesso vi darà un segno. Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Is 7, 14). La Madonna è rappresentata frontalmente, a figura intera o a mezzo busto, con gli avambracci sollevati, in atteggiamento di preghiera come l’orante. Il Cristo-Bambino è dipinto sul petto della Madre, spesso contornato dalla cosiddetta "mandorla", simbolo dell’eternità e della gloria celeste. I missionari bizantini l’avrebbero portata nella Chiesa russa e sarebbe divenuta celebre nel 1170 per la liberazione della città di Novgorod. Gli abitanti, vistisi perduti nella lotta contro la nemica Suzdal, giorno e notte pregavano Dio e la Vergine, quando il loro arcivescovo ebbe l’idea di portare sulle mura della città, di fronte ai combattenti, l’icona che, ricevuta una freccia sul suo volto, prese a lacrimare e a bagnare la pianeta dell’arcivescovo. Tutti gli assediati gridarono al miracolo e alla salvezza della città, come difatti avvenne. Nel 1352 un’epidemia di peste fu risolta per le preghiere innalzate davanti all’icona. In ringraziamento, gli abitanti di Novgorod costruirono nel 1354 la chiesa del Segno della Santissima Madre di Dio e nel 1356 vi trasferirono l’icona miracolosa, che vi rimase fino al 1478, allorché la città fu occupata dallo zar Ivan III. Nel corso dei secoli varie copie della Madonna del Segno, diffuse in tutta la Russia, si sono rese gloriose per i miracoli. Nell’agosto del 1993, in occasione del raduno dei giovani presieduto da Giovanni Paolo II, sul palco della città americana di Denver fu intronizzata l’icona di Nostra Signora del Nuovo Avvento, una felice versione moderna dell’icona di Novgorod.
2 Madre di Dio di Vladimir – cattedrale dell’Assunta, Mosca Fra le più venerate in Russia e le più conosciute in Occidente è l’icona della Madre di Dio di Vladimir, che molti esperti considerano la più bella riproduzione pittorica della Madonna. Essa appartiene al gruppo di icone dette Eleousa (di bontà e d’amore), o più semplicemente Madonna della Tenerezza, perché rappresenta l’atteggiamento d’amore scambievole della Madre e del Figlio. Vi si vede il fanciullo divino passare il braccio attorno al collo di sua Madre e premere il volto contro la guancia di lei. Maria, dagli occhi melanconici, apparentemente incurante delle tenerezze del Figlio, guarda lontano, meditando in qualche modo sul suo destino tragico. Nello stesso tempo, ella si china sul divino Bambino, cercando da lui pietà e protezione verso coloro che vengono a invocarla. Il Cristo, così strettamente avvinghiato a sua Madre, sembra volerla consolare, conoscendo le sue pene segrete, espresse dalla profezia del vecchio Simeone: «A te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2, 35). Come su tutte le icone, tre stelle di otto raggi sono dipinte sulle spalle e sulla fronte di Nostra Signora, significando la verginità permanente di Maria, prima, durante e dopo la nascita del Salvatore. Le origini di questa meravigliosa icona sono passate alla leggenda secondo la quale essa sarebbe stata dipinta da san Luca su una tavola di proprietà della Sacra Famiglia di Nazaret. Da Gerusalemme sarebbe stata portata a Costantinopoli e posta in venerazione nella chiesa detta dell’Eleousa, fatta costruire da Giovanni II Comneno (1118-1143). Nell’anno 1131 l’immagine fu mandata in dono nell’antica capitale della Russia, Kiev, e collocata nel monastero delle Vergini, dove rimase fino al 1155, quando fu trasferita a Vladimir, località più al nord, dalla quale poi prese il nome. Nel 1185, la Madonna di Vladimir fu portata nella cattedrale dell’Assunta di Mosca, dove fu collocata al posto d’onore, quasi come il "Palladio" nazionale. Davanti ad essa si svolgevano i principali atti della vita politica ed ecclesiastica dell’impero, come l’incoronazione dello zar e l’elezione del patriarca: anzi, per quest’ultimo il sorteggio fra i tre candidati scelti dai prelati elettori avveniva dopo che i biglietti erano stati esposti una notte davanti all’icona. Pur prevalendo l’aspetto ufficiale, era molto forte il culto popolare, per cui questa chiesa del Cremlino rappresentava il luogo più sacro della Russia. La cattedrale, restaurata di recente, è oggi un museo, ma dalla caduta del comunismo in poi, torna occasionalmente a essere officiata. L’icona di Vladimir è esposta nella Galleria Tret’jakov del Cremlino.
3 Madre di Dio di Kazan – Kazan L’icona della Madre di Dio di Kazan si fa risalire al secolo XIII. Maria vi è ritratta a mezzo busto con il volto reclinato verso il Bambino, che si regge in piedi sulle ginocchia della Madre e benedice con la mano destra. Venuta da Costantinopoli, l’icona sarebbe stata posta in un monastero di Kazan, dal quale scomparve nel 1209, durante l’invasione dei tartari. Dopo che lo zar Ivan il Terribile nel 1552 rioccupò il vasto territorio, gran parte della città di Kazan fu bruciata da uno spaventoso incendio. Fu allora che la Madre di Dio apparve tre volte a una ragazza di dieci anni, Matrëna (Matrona), per invitarla a ricercare sotto le macerie di una casa distrutta una sua icona, nascostavi da alcuni fedeli durante la dominazione tartara. La ragazza non fu creduta, né dall’arcivescovo, né dal clero, né dai governanti, per cui, sola con la madre, cominciò a scavare la terra nel luogo indicato fino a che non fu trovata l’icona, avvolta da vecchi cenci, intatta e come irradiata di luce. Era l’8 luglio 1579. La notizia si diffuse presto nella città e l’arcivescovo stesso si recò sul luogo della scoperta; poi, in una processione solenne, trasportò l’icona nella vicina chiesa di San Nicola. Nel giorno del ritrovamento due ciechi, Giuseppe e Nikita, recuperarono la vista. In seguito, gli zar Ivan IV il Terribile, Fedor Ivanoviç e Caterina II innalzarono chiese sontuose in onore della Vergine di Kazan. L’importanza dell’icona prodigiosa era riconosciuta da tutta la Russia. Sfortunatamente, nella notte del 29 giugno 1904, la sacra icona, ricca di ori e brillanti, venerata dal 1721 nella cattedrale di Kazan a San Pietroburgo, fu rubata e da allora non se n’è saputo più nulla. Comunque, le copie sono numerose in tutta la Russia e nelle chiese russe sparse nel mondo.
4 Madre di Dio di Smolensk – Mosca, Novodevicij L’immagine che vi si venera è una copia della celebre icona di Smolensk, eseguita nel 1456, quando l’originale, venerato a Mosca per circa sessant’anni, poté far ritorno alla città d’origine. L’immagine si trovava nella chiesa dell’Annunciazione, all’interno del Cremlino; in seguito lo zar Ivan il Terribile (1533-1584) la fece trasferire nella chiesa del monastero di Novodevicij, il più bel monastero femminile di Mosca, costruito a partire dal 1525 in ricordo della liberazione di Smolensk dalla dominazione polacca. Anche questo monastero, sotto il comunismo, era un museo statale; ma al suo interno c’era una chiesa officiata nell’antico refettorio. Le costruzioni erano ben conservate e l’icona di Smolensk si trovava al suo posto. Costituiva, seppur non in modo ufficiale, anche una presenza religiosa claustrale. In tempi più recenti, recuperata la libertà di culto in Russia, si dice che il 22 novembre 1991, festività ortodossa della Madre di Dio, la Smolenskaja fu vista lacrimare tutto il giorno davanti a una grande folla di fedeli. Il vescovo di Smolensk, Kirill Gundjaev, sottopose il caso al Santo Sinodo, presieduto dal patriarca Alessio II, che accertò la veridicità del fatto e stabilì che nella diocesi di Smolensk, il 22 novembre di ogni anno, fosse celebrato l’avvenimento miracoloso.
5 Madre di Dio di Pocajiv – Pocajiv L’icona della Madre di Dio di Pocajiv è collegata alla lavra di Pocajiv, in Ucraina, fondata nella metà del XIII secolo. Le sue origini si fanno risalire al 1198, quando in quel luogo la Vergine apparve a un monaco e a un pastorello. Un dato certo si ha nel 1559, quando il metropolita greco Neofit fece dono di un’icona della Madre di Dio alla nobildonna Anna Erofeevna Gojska, che la collocò nella cappella del suo castello. L’icona si rivelò presto miracolosa per una luce straordinaria che sprigionava attorno a sé e per la guarigione di un uomo cieco dalla nascita, Filipp Kozinskij, fratello di Anna. Dopo circa 30 anni, la devota proprietaria regalò l’icona al monastero di Pocajiv, che divenne luogo di pellegrinaggi molto ricercato dalla pietà popolare per i prodigi che vi si registravano. I miracoli si verificarono anche quando l’icona, dal 1721 al 1831, passò in proprietà agli uniati (uniti a Roma) e ne furono testimoniati oltre 500. Il fatto sta a dimostrare che la Vergine accorda il suo aiuto a chiunque le si rivolga con fede, sia esso cattolico, ortodosso, protestante, ebreo o musulmano. L’icona di Pocajiv, che, ogni mattina, con il canto del tropario Porta invalicabile, viene calata lentamente fino ad altezza d’uomo per essere vicina ai monaci e ai pellegrini, rappresenta uno punto luminoso di riferimento verso l’unità di religioni e di uomini. Bruno Simonetto Cartina topo-geografica dei santuari della Russia
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