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N. 7 luglio 2008
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La parola del Vescovo di Mons. GAETANO BONICELLI, arcivescovo emerito di Siena - Colle di Val d’Elsa - Montalcino Quante volte abbiamo pronunciato questa invocazione: «Santa Maria»! Ma ne sentiamo davvero la carica spirituale? Partiamo allora, secondo l’uso scolastico, da una declaratio terminorum, dal significato di ogni parola. L’Apocalisse riprende e rilancia il ritornello che già attraversa tutta la Bibbia per designare il nome di Dio che è santo, anzi tre volte santo. Ma Dio non si chiude in sé stesso. Già nel Levitico (20,26) l’apertura è netta: «Sarete santi, poiché io, il Signore, sono santo». Santo è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Nella stessa Apocalisse, come nel Gloria della messa, diciamo: «Tu solo sei il Santo». Ma cosa significa santo? Santo viene da sacro o viceversa? "Sacro" è un aggettivo che fa riferimento a Dio e al culto di Dio e che comporta un distacco dalle cose profane. Perciò le cose o le persone che a questa realtà si collegano sono sacre. Sacro è come l’involucro. Ma quello che giustifica ed esige il rispetto della sacralità è la santità, la conformazione interiore al modello originale che è Dio. Un prete che conduce una vita dissipata resta una persona sacra in rapporto alla missione e al ministero che esercita, ma non è una persona santa.
La santità di Maria obbedisce al criterio di coerenza evangelica, cioè di umiltà, obbedienza, fedeltà, carità. Ma prima ancora di questa disciplina Maria è santa, anzi noi la diciamo santissima, per la pienezza della grazia che il Signore le ha concesso fin dalla sua concezione immacolata. Dio l’ha amata per essere la madre del Figlio suo unigenito. Di conseguenza l’ha arricchita di tutti quei doni che la rendono fin dal principio Figlia prediletta e santa per diretta connessione con la santità dell’Altissimo. Invocando Maria come santa noi possiamo avvertire che la grandezza della Madonna ha la sua radice in questa partecipazione divina che, sia pure a livello inferiore, è riservata anche a noi chiamati ad essere «partecipi della natura divina» (2Pt 1,4). Dice il Vaticano II che Maria è il modello della Chiesa, anzi cammina davanti a noi (Lumen gentium 63). Il traguardo, anche per noi, è la santità. «E il nome della Vergine era Maria» (Lc 1,27). La derivazione del nome "Maria" è sicuramente ebraica, ma forse di provenienza mesopotamica: Miryam. Nell’Antico Testamento un riferimento obbligato è alla sorella di Mosé (Numeri 12; 29; Es 15,20). Questo glorioso precedente fece fortuna tra gli ebrei se ai tempi messianici troviamo popolato di Marie il circolo degli amici di Gesù. Oltre Maria Santissima, ecco Maria, sorella di Lazzaro, Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo, Maria di Cleofa e «l’altra Maria» di cui parla san Giovanni nel suo vangelo. Conforme alla concezione semitica, ogni nome doveva esprimere una realtà o un auspicio. Dice un proverbio: «Nomen omen». Come si possa interpretare Maria è discutibile, ma sono suggestive le principali attribuzioni. Maria, cioè «Signora» o «Amata da Dio». Ce n’è già quanto basta. San Bernardo, in una splendida omelia, propone che Maria si debba intendere come Stella del mare. Forse vuole evocare la nuvoletta che apparve al profeta Elia sul monte Carmelo, segno di una benedizione attesa da tre anni. Questa attribuzione gli consente una perorazione unica: se sei turbato, se sei esitante, se sei tentato, «Respice stellam, voca Mariam!» («Guarda la stella, invoca Maria!»). Ma dello stesso San Bernardo come ignorare la sua interpretazione mistica del nome di Maria? «Congregationem omnium aquarum Deus vocavit mària; congregationem omnium gratiarum Deus vocabit Mariam» («L’insieme di tutte le acque Dio le chiamò mari; l’insieme di tutte le grazie Dio le chiamò Maria»). Stupendo! Maria ci fa recuperare la libertà che il suo nome richiama. La libertà è sinonimo di autorealizzazione umana piena e consiste non nell’autoemancipazione, bensì nell’unione con il Dio creatore, che in quanto essere assolutamente libero dona la libertà in maniera da farla diventare libertà propria dell’uomo. Solo Dio rende possibile la vera libertà; essa è grazia. Per noi, come per Maria. Mons. Gaetano Bonicelli |
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