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N. 7 luglio 2008
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La Santa Casa di Loreto di SAVERIO GAETA Icona di un
mistero Una testimonianza eccezionale, secondo la Lettera
di Giovanni Paolo II del 15 agosto 1993. Pronunciamenti da parte di
Pontefici e di mistici. L’apporto degli storici e il ruolo dell’archeologia. «La Santa Casa di Loreto non è solo una "reliquia", ma anche una preziosa "icona" concreta […] di un evento e di un mistero: l’incarnazione del Verbo». Nella Lettera del 15 agosto 1993, in occasione del VII centenario del santuario lauretano, Giovanni Paolo II sintetizzò così il perenne valore di ciò che ogni anno milioni di fedeli si recano a venerare con devozione: quelle pietre giunte da Nazareth, che furono spettatrici dell’annuncio dell’arcangelo Gabriele e all’interno delle quali lo stesso Gesù visse con Maria e Giuseppe per una trentina d’anni. La memoria di quanto accadde duemila anni fa in Palestina si tramanda nella scritta in latino «Hic Verbum caro factum est» (qui il Verbo si è fatto carne), scolpita sia nella basilica di Nazareth, sia in quella di Loreto. Nella prima c’è una grotta che fu al centro di una particolare venerazione fin dai tempi apostolici, come documenta l’antichissima iscrizione in caratteri maiuscoli greci su un intonaco rinvenuto fra i resti dell’antica chiesa-sinagoga: «XE MAPIA» (Kh[air]e Maria, cioè Ave Maria). Nella seconda si entra in una camera di circa 38 metri quadrati che è considerata la casa della Madonna, anche in base a pronunciamenti di Papi e ad attestazioni di santi e di mistici che risalgono al XIV-XV secolo. L’antica tradizione narra che la stanza venne staccata dalle sue fondamenta a Nazareth nel 1291 e, per "ministero angelico", raggiunse l’attuale collocazione il 10 dicembre 1294. Le esplorazioni archeologiche svolte a Nazareth, fra il 1955 e il 1960, e a Loreto, fra il 1962 e il 1965, hanno consentito di giungere alla certezza che le pietre sono originarie della Palestina e che la struttura muraria della Santa Casa è del tutto in linea con le abitazioni che venivano edificate in Medio Oriente all’epoca di Gesù.
Significative valutazioni Uno studio comparato fra la grotta di Nazareth e la camera di Loreto, compiuto dall’ingegnere Nanni Monelli, ha verificato che esse possono venire giustapposte appoggiando all’imboccatura della prima il lato corto della seconda, dove attualmente c’è l’altare: tale parete, infatti, non appartiene alla struttura palestinese, come risulta invece per le altre tre. Inoltre, «se si considerano le dimensioni in pianta della Santa Casa, si hanno con ottima approssimazione quelle della pianta della cellula regolarizzata in uso in Palestina dall’epoca mesolitica-neolitica sino al I secolo, avente dimensioni 4,5 x 9 metri». Anche a riguardo della provenienza delle pietre giunte a Loreto, l’ingegner Monelli ha proposto una significativa valutazione: «Le formazioni geologiche prossime all’abitato dove era la casa della Madonna, a portata di mano quindi, permettevano il reperimento di materiali notevolmente diversificati fra loro, tutti appartenenti però a quell’intervallo di tempo dal Mesozoico al Cenozoico, proprio delle pietre rinvenute a Loreto. […]. In Italia, per trovare luoghi con pietre simili a quelle rinvenute nella Santa Casa occorre spaziare dal mare, Monteconero, alla dorsale appenninica, Gola della Rossa, località distanti fra loro circa 50 chilometri in linea d’aria, essendo totalmente assenti nell’area di Loreto e Recanati materiali lapidei. Da qui la difficoltà di far convergere tali materiali in un solo luogo, in epoca medioevale quando i mezzi di trasporto erano i carri trainati da animali o le bestie da soma, da estremi opposti rispetto a Loreto». Prodigio o intervento umano? Se ormai è condivisa da tutti gli esperti la provenienza palestinese delle pietre lauretane, una problematica ancora aperta è la modalità di tale arrivo: prodigiosamente, oppure per intervento umano. Secondo gli scritti di metà secolo XV, il viaggio complessivo sarebbe durato tre-quattro anni, con alcune soste della Santa Casa durante il trasporto eseguito dagli angeli fino all’attuale posizione: dapprima in Illiria, nel 1291, presso un castello detto Fiume; quindi, nel 1294, nella selva «di Loreta» e poi sul terreno «dei due fratelli»; infine dove la vediamo oggi. Il mutamento del sito sarebbe stato voluto dalla Madonna perché gli abitanti dell’Illiria non avrebbero espresso un adeguato culto, perché nella selva di Loreta c’erano continui assalti dei briganti contro i pellegrini e perché i due fratelli si erano violentemente contesi le offerte dei devoti.
A difendere strenuamente questa tesi si è impegnato il professor Giorgio Nicolini, il quale ha proposto diversi indizi di queste traslazioni: due tavolette molto antiche citate dal beato Giovanni Spagnoli sul finire del Quattrocento, tre chiese costruite in Ancona a ricordo dei luoghi dove fu avvistata e si posò la Santa Casa, alcune lapidi commemorative di tali eventi. La sequenza degli spostamenti, in base ad alcuni documenti da lui citati, potrebbe anche posticipare di un paio d’anni l’arrivo definitivo sul colle lauretano. Ulteriori sostegni sono che la camera risulta priva di fondamenta proprie e che venne a trovarsi su una pubblica strada, mentre gli statuti comunali dell’epoca imponevano l’immediata distruzione di qualsiasi costruzione abusiva su suolo pubblico. A ulteriore supporto, Nicolini cita il Rosarium della mistica Santa Caterina da Bologna (1413-1463), un testo redatto nel 1440 nel quale ella afferma di aver ricevuto dal Signore la rivelazione che Maria fu concepita fra le pareti della casa di Loreto e lì nacque. Poi la Santa racconta: «Alla fine questa dimora, consacrata prima dai tuoi apostoli che vi hanno celebrato i divini misteri con miracoli, per l’idolatria di quella gente fu trasportata in Dalmazia da uno stuolo di angeli. Quindi, per le stesse e per altre ragioni, portarono questa degnissima chiesa in vari luoghi. Finalmente, portata dai santi angeli, fu collocata stabilmente a Loreto e posta nella provincia d’Italia e nelle terre della santa Chiesa». Una ipotesi di trasporto con mezzi umani è invece stata avanzata dall’ingegner Monelli, il quale ha sottolineato come la muratura in Palestina era normalmente a secco, senza malta. E questa considerazione gli fa ipotizzare «la facilità con cui la stessa Casa è stata smontata in epoca crociata, senza lasciare tracce sulle pietre di atti di forza o rottura, né tracce di malta se non in alcune pietre utilizzate per la richiusura della prima porta dopo aver aperto l’attuale più a ovest».
Documenti introvabili Lo studioso padre Giuseppe Santarelli ha invece citato la copia di antichi documenti, oggi purtroppo introvabili, secondo i quali «i membri della famiglia Angeli, imparentati con gli imperatori di Costantinopoli e con i despoti dell’Epiro, avrebbero trasportato le pietre della Casa della Madonna da Nazareth a Loreto». La sua documentazione poggia inoltre sull’elenco di beni della dote della moglie di Filippo II d’Angiò, la nobildonna Margherita Angeli, fra i quali sono annotate «le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora Vergine Madre di Dio» e «una tavola di legno dipinta, dove la Madonna Vergine Madre di Dio tiene in grembo il Bambino Gesù». Per Santarelli potrebbe trattarsi degli elementi costitutivi del santuario di Loreto: «Le "sante pietre" della Casa della Madonna e un’icona della Vergine col Bambino, segnalata nel sacello lauretano in un documento fin dal 1315 e sostituita poi da una statua». Saverio Gaeta |
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