Madre di Dio

 

N. 7 luglio 2008

 La Vergine Madre e il discepolo amato
    Sergio Gaspari

 Solo per Maria

Santa Maria!
    mons. Gaetano Bonicelli

Madre della Chiesa e... nella Chiesa!
    
Giuseppe Daminelli

Icona di un mistero
    
Saverio Gaeta

Quel segno della Tutta Santa
  
 Jean-Paul Hernandez

«Diciamo sempre Fiat»
    Vincenzo Vitale

La vita mariaforme dei discepoli di Cristo
    
Sergio Gaspari

Dicci, dunque, come tu pregavi
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Senza lei non c’è Gesù, Verbo incarnato
    Stefano De Fiores

L’unico rifugio in caso di peste
    
Domenico Marcucci 

Un autentico affetto, un’immensa fiducia
    
Nicola Gori

Pier Giorgio, il "ragazzo delle otto beatitudini"
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 7 luglio 2008 - Copertina

 Uno scrittore e un libro

 
di VINCENZO VITALE

«Diciamo sempre Fiat»
   

Nel cuore della persecuzione contro la Chiesa, il gesuita Pietro Giuseppe de Clorivière (1735-1820) fonda due istituti religiosi ispirati al Cuore di Gesù e al Cuore di Maria.
  

Anche in un’epoca tempestosa per la Chiesa come la fine del Settecento, caratterizzato da forti umori anticlericali e poi, dopo la Rivoluzione francese, da un periodo di aperta persecuzione contro il clero e la vita religiosa, Dio non fa mancare personalità luminose, ricche di fede e piene di santo zelo e amore per la Chiesa e le anime. Stiamo parlando del gesuita padre Pietro Giuseppe Picot de Clorivière (1735-1820), di cui sono state pubblicate qualche mese fa le Lettere a Adelaide de Cicé (AdP 2007, pp. 592, euro 20).

Il volume raccoglie le lettere scritte dal religioso tra il 1787 e il 1809 – dunque nel pieno della "bufera" – a Adelaide de Cicé (1749-1818), giovane donna desiderosa di seguire il Signore fino in fondo con la consacrazione e che aveva conosciuto il padre Clorivière nel 1787.

Due fondazioni nel cuore del Terrore

Dall’incontro di queste due anime era nata una di quelle amicizie spirituali destinate a segnare una vita. All’epoca del loro incontro, padre Clorivière aveva già alle spalle una robusta esperienza di prova della fede, in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù per volere di papa Clemente XIV, nel 1773 (verrà restaurata nel 1814), e di direzione di anime, essendo stato rettore di un seminario di formazione per i sacerdoti.

Adelaide intuisce subito il valore del gesuita come direttore spirituale e ne nasce una corrispondenza, di cui purtroppo possediamo solo le lettere di Clorivière, il quale per prudenza aveva distrutte quelle inviate dalla sua interlocutrice.

Il 19 luglio 1790 padre Clorivière riceve l’ispirazione di un nuovo genere di vita religiosa: «Vidi che si trattava di fondare una nuova società religiosa, aperta ad ogni genere di persone, di ogni età, paese, condizione, che fossero capaci di perfezione evangelica. Ciò che lo Spirito ha fatto agli inizi della Chiesa, lo può fare ancora» (Lettere, p. 87). Il 2 febbraio 1791 può scrivere: «I preti del Sacro Cuore e le Figlie del Cuore di Maria cominciano il loro cammino» (p. 104). L’intento è quello di «camminare costantemente, con l’aiuto della grazia [...] il più da vicino che ci sarà possibile alla sequela di Nostro Signore e della Sua Santissima Madre» (p. 106).L’ispirazione che li muove è di vivere nel mondo, senza particolari segni distintivi, per poter portare avanti opere di carità là dove è necessario.

Ispirazione mariana

La spiritualità impressa da Clorivière alle due congregazioni (quella femminile è affidata a Adelaide) è soprattutto cristocentrica, ma unita a una caratterizzazione mariana discreta ma intensamente presente.

Le circostanze della fondazione si presentarono subito difficili, per l’atmosfera di sospetti, di delazioni, di calunnie contro i religiosi e i preti; lo stesso Clorivière rimase in prigione dal 1804 al 1809. Sono esperienze che forgiano una spiritualità di conformazione e unione al Cristo crocifisso, di fiducia e abbandono totali in Dio (sempre con gli occhi di Maria: «Diciamo sempre Fiat», p. 272), ma anche richiami mariani di grande forza. Presentando a Adelaide le Figlie del Sacro Cuore, scrive: «Il nome stesso vi ricorda che a lei appartenete senza riserva e nel modo più perfetto. Il Cuore di Maria è la vostra dimora, il vostro tesoro, il vostro modello. In questo Sacro Cuore cercherete Gesù sicure di trovarlo» (Lettere, n. 323, p. 373).

Più volte, nelle Lettere, padre Clorivière ritorna sull’icona di Maria che condivide la croce del Figlio, come in questa lettera: «Siete veramente una figlia della Croce, ma proprio questo deve attendere per sé una vera Figlia del Cuore di Maria. Infatti il cuore delle Figlie come quello della loro augusta Madre deve essere trafitto dalla spada del dolore; questa spada sarà anche la loro corona. Dio che vi ha scelto per essere la loro Madre, vuole che siate per loro anche in ciò di esempio. Per questo vi rende partecipe con larghezza della Croce di suo Figlio. Il legno della croce serva ad alimentare il fuoco del vostro amore» (p. 360). Come scrive nell’introduzione la curatrice, Dolores Alborghetti: «Il Cuore trafitto di Maria ci richiama la dimensione mariana nella vita del cristiano e del consacrato. Non si possono contemplare i misteri di Cristo se non con il Cuore di Maria».

Vincenzo Vitale