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N. 7 luglio 2008
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Con
Maria nel nuovo millennio di STEFANO DE FIORES, smm Senza lei
non c’è Gesù, Verbo
incarnato Poiché Cristo Signore è figlio di Maria,
tutto il cosmo diviene sacro e perde qualsiasi aspetto profano. Per
opera della creazione, e soprattutto dell’incarnazione, niente è
profano, quaggiù, per chi sa vedere. L'esempio di Maria ci insegna innanzitutto che nonostante i mali del mondo (che ella conosce ed enumera: prepotenze, superbie, egoisti arricchiti a spese dei poveri, degli affamati e di quanti sono rimandati a mani vuote) bisogna gioire. Ella stessa nel Magnificat esulta ed è piena di gioia. Il fondamento della gioia di Maria è il ricordo. Sappiamo quanto grande sia nella Bibbia e nella tradizione cristiana la teologia del ricordo. E la Madre di Gesù si ricorda di quanto Dio ha compiuto nella sua vita. Ha sperimentato la misericordia di Dio che come fiume dilaga beneficamente nel mondo «di generazione in generazione» (Lc 1,50). Ha fatto esperienza del Dio misericordioso, che con amore ha guardato a lei sua povera serva. Qui non c’interessa la teologia ipotetica, ma la riflessione su ciò che realmente è accaduto. Ora secondo il piano programmato da Dio e realizzato nella storia della salvezza, Maria di Nazaret risulta indispensabile all’incarnazione del Figlio di Dio in quanto madre che lo concepisce per opera dello Spirito Santo e lo partorisce offrendolo ai pastori e ai magi. Senza Maria il cristianesimo rischia di diventare gnosi o di cadere nel docetismo. Con lei si salva il realismo dell’incarnazione. Gesù sarà sempre il frutto benedetto del suo grembo (Lc 1,42). Comprendiamo così perché mai i Padri riconoscano tanta importanza alla maternità biologica di Maria, al punto di scorgere in essa il fondamento di tutta la redenzione. Egemonio nel IV secolo giunge a dire che, se si toglie Maria dal cristianesimo, cade ogni moralità e si azzera perfino il giudizio universale. A tale affermazione, che si basa del resto su Luca che narra come Elisabetta proclami benedetta Maria tra tutte le donne per il frutto del suo grembo Gesù, sottostà l’importanza del corpo in ordine alla salvezza: caro cardo salutis (la carne è il cardine della salvezza). Se Maria non rende corporeo il Verbo di Dio viene a cadere il fondamento di tutta l’azione mediatrice e salvifica di Cristo. Agostino da par suo sintetizza questa dottrina in modo lapidario: «Se la madre fosse fittizia, sarebbe fittizia anche la carne e fittizia sarebbe anche la morte, fittizie le ferite della passione, fittizie le cicatrici della risurrezione».
Vero Dio e vero uomo Ma poiché a Maria la maternità è presentata come verginale in quanto operata non con l’intervento di uomo, ma per azione trascendente dello Spirito, la Vergine diviene testimone e garanzia della retta fede nel mistero dell’incarnazione. La Vergine Madre è come uno specchio che riflette il mistero del suo Figlio: in quanto madre ella mostra che Gesù è veramente «nato da donna», cioè vero uomo, in tutto simile a noi eccetto nel peccato. Come Vergine addita in Gesù un essere che trascende i comuni processi generativi e rimanda come Figlio in senso stretto all’unico Padre che è nei cieli. La storia del concilio di Efeso dimostra che non può proclamare Maria madre di Dio chi non ammette che Gesù è vero Dio e vero uomo nell’unione intrinseca con la persona del Verbo. Giovanni di Damasco può concludere affermando: «Giustamente e veramente chiamiamo Madre di Dio la santa Maria. Questo nome, infatti, costituisce tutto il mistero dell’economia». Per la sua divina maternità, Maria diviene cooperatrice, testimone e garante dell’incarnazione, e aiuta quindi a capire la consistenza storico-salvifica di questo mistero. Infatti, «è nel suo grembo che il Verbo si è fatto carne! L’affermazione della centralità di Cristo non può essere disgiunta dal riconoscimento del ruolo svolto dalla sua santissima Madre» (Tertio millennio adveniente [TMA] 43). D’altra parte il Verbo incarnato proietta luce anche su sua Madre. Già san Tommaso aveva messo in guardia a non sbagliare circa la Theotokos perché l’errore si riverserebbe sul Cristo e viceversa (Super Sententiis, d. 4, q. 2, a. 2). Egli si fondava sui nessi positivi che legano l’umanità di Cristo alla maternità della Vergine, essendo la prima frutto della seconda. Secondo un testo del Vaticano II la contemplazione cristologica di Maria produce gli effetti dell’introduzione mistagogica nel mistero del Verbo incarnato e dell’assimilazione sponsale a lui: «La Chiesa pensando a lei piamente e contemplandola alla luce del Verbo fatto uomo, penetra con venerazione e più profondamente nell’altissimo mistero dell’incarnazione e si va conformando al suo sposo» (Lumen gentium 65).
Il sì al progetto di Dio Colpisce l’estremo rispetto con cui Dio circonda Maria. Non la mette di fronte al fatto compiuto, ma manda il suo messaggero per chiederle il consenso. Ciò significa che la maternità di Maria non è solo di ordine biologico, ma è una maternità responsabile: essa avviene per consenso di fede. Perciò Maria è riconosciuta «modello di fede vissuta» (TMA 43). Infatti, la fede è la virtù che Luca ha messo meglio in luce nel tracciare la figura di Maria. All’opposto del vecchio sacerdote Zaccaria che dubita, la giovane donna di Nazaret accoglie senza riserve il messaggio dell’Angelo e viene lodata da Elisabetta per la sua fede: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,45). Come Abramo, padre dei credenti, Maria trova grazia presso Dio (Lc 1,30; cf Gn 18,3; 15,2), è benedetta perché ha creduto (Lc 1,45; cf Gn 15,6), spera contro ogni speranza nella realizzazione delle promesse messianiche (Lc 1,37; Rm 4,18). Ma a differenza di Abramo, Maria è la prima cristiana perché il termine della sua fede è Cristo e la sua missione salvifica (Lc 1,32-33; 2,34-35). La sua adesione a1 piano della salvezza, che verrà specificandosi progressivamente, è totale: è una fede-donazione che mette tutto il proprio essere a disposizione del Signore (Lc 1,38). Come il popolo risponde all’alleanza proposta da Dio mediante Mosè dicendo «Serviremo il Signore» o «Faremo quanto YHWH ha detto», così Maria fa sue le formule dell’alleanza dichiarando: «Sono la serva […]. Si faccia di me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Ma poiché il progetto di Dio supera le attese degli uomini, la fede di Maria dovrà percorrere un cammino di riflessione, di attenzione ai vari segni rivelativi, di apertura alla luce dello Spirito per superare la provvisoria incomprensione degli eventi e penetrarne il significato. I testi di Luca si accordano in una visione evolutiva: Maria accoglie i messaggi divini, ma ne comprende progressivamente la portata. È la Vergine meditabonda che vuol capire prima di impegnarsi (Lc 1,29) e supera lo stupore e la non-comprensione (Lc 2,33.48.50) mediante una riflessione intensa e prolungata. Come il sapiente dell’Antico Testamento (cf Dt 4, 9-10; 4Esd 12,11-12), Maria «medita nel proprio cuore» parole e avvenimenti riguardanti Cristo (Lc 2,19.51) per comprenderli e attualizzarli nella propria vita. Mediante i vari incontri con Elisabetta, Simeone e soprattutto con il Figlio nel tempio, a Cana, nella vita pubblica, ella si libera dei condizionamenti culturali della sua epoca e si immette nell’universo spirituale di Cristo: passa forse da un messianismo davidico dove l’aspetto temporale è unito a quello spirituale al Messia-servo di YHWH che realizzerà il regno di Dio in prospettiva universale, nella contraddizione o nella sofferenza. La fede di Maria passa continuamente nel crogiolo della prova per essere purificata, elevata, verificata nella sua autenticità (Gc 1,3; 1Pt 1,7). Stefano De Fiores, smm |
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