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N. 7 luglio 2008
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Gli
interventi di Dio nelle vicende degli uomini
di DOMENICO MARCUCCI L’unico
rifugio in caso di peste La malattia era intesa come castigo di Dio e si
faceva ricorso alla sua misericordia, chiesta specialmente attraverso l’intercessione
di Maria, salute degli infermi. Ai santuari si ricorre soprattutto quando si hanno delle sofferenze: spirituali, ma anche, e forse soprattutto, di ordine materiale. Queste, del resto, comportano sempre e comunque un problema spirituale: l’eterno perché del dolore, in fin dei conti. In particolar modo nel Medioevo, quando la medicina faceva veramente "quello che poteva" e molto spesso peggiorava la situazione, il ricorso al pellegrinaggio era di norma, fino a confondere la pratica del pellegrinaggio con lo stato di malattia; si racconta di un giovane inglese – siamo nel tardo Medioevo – che si rifiutava di aderire all’invito del padre di recarsi in pellegrinaggio alla tomba di san Tommaso Becket a Canterbury, protestando che non era malato. Il racconto prosegue riferendo che il padre avrebbe fatto valere la superiorità delle sue ragioni a suon di botte...
Il catalogo delle sofferenze e delle malattie che sono state oggetto di guarigione prodigiosa, e che quindi hanno dato origine o incremento a santuari mariani, sarebbe molto lungo. Ci limitiamo a riferire qualche episodio che ha avuto come protagonista la più terribile malattia del Medioevo e dei primi due secoli dell’Età moderna: la peste. Una malattia di origine virale, che attaccava di preferenza le ghiandole linfatiche e che non aveva alcuna cura, se non la prevenzione, che del resto era ben poco conosciuta e praticata. La peste dava la percezione esatta dell’impotenza dell’uomo davanti a un evento malefico: in mancanza di nozioni scientifiche, sia la spiegazione che il rimedio potevano essere solo di natura soprannaturale, per cui la peste era intesa come castigo di Dio e si faceva ricorso alla sua misericordia, chiesta specialmente attraverso l’intercessione di Maria, l’Avvocata presso Dio, il Rifugio dei peccatori, la Salute degli infermi... La prima peste celebre, sia per la sua vasta diffusione, sia perché fa da cornice tragica al Decamerone di Boccaccio, è quella del 1348. L’anno prima nei pressi di Bibbiena, in provincia di Arezzo, era avvenuta un’apparizione mariana. La protagonista era stata una bambina di sette anni che giocava in un prato, mentre la mamma lavava i panni nel ruscello. Sopra un masso le apparve una "Signora" che la esortò all’amore di Dio e alla purezza; le consegnò, nel congedarla, tre baccelli. La mamma non volle credere alla bambina e tornate a casa si fece consegnare i baccelli perché voleva cuocerli, ma nello sgranarli li trovò pieni di sangue. Una volta scoppiata la peste, l’apparizione fu intesa come un segno premonitore dell’imminente castigo.
Santuari sorti come ringraziamento Questa funzione di monito si accrebbe quando, nel 1348, la cappella eretta presso il masso fu distrutta in un incendio, rimanendo intatta solo l’immagine posta sul sasso. Ci fu un vero concorso da parte della città di Firenze a ricostruire, in proporzioni molto maggiori, la chiesa e l’annesso convento domenicano. Ispiratore di tutto questo movimento spirituale era il Savonarola, il celebre predicatore della Firenze di fine Quattrocento. Uno dei più noti santuari legati alla peste è la Madonna di Monte Berico: nel 1476 la Vergine apparve a un’anziana contadina, chiedendole di riferire ai magistrati della città che la peste, che infieriva in quei giorni, sarebbe cessata se avessero eretto un santuario sul posto dell’apparizione. L’edificio fu eretto in brevissimo tempo e subito dopo la peste scomparve. Un altro famoso santuario è quello della Madonna della quercia di Viterbo, legato alla peste che infierì nella città nel 1467. Le autorità cittadine, spinte anche dal sentire popolare, fecero ricorso all’intercessione della Vergine, e in particolare a un’edicola formata da una tegola quadrata (embrice) su cui era dipinta una Madonna con Bambino, posta su una quercia che sorgeva lungo una strada, a un chilometro dalle mura. Il giorno del voto i fedeli accorsi furono (secondo i calcoli del tempo) 40.000; e aumentarono a 60.000 26 giorni dopo, quando, essendo cessata la peste, vennero a ringraziare la Vergine. La cittadinanza fu generosissima, perché sul posto sorse uno dei gioielli dell’arte rinascimentale, composta dalla chiesa stessa e da un monumentale convento domenicano; vi lavorarono i migliori artisti fiorentini, fra i quali gli architetti Giuliano e Antonio Sangallo e gli scultori Andrea Bregno e Andrea della Robbia.
Un’altra peste famosa è quella del 1630: anche la fama di questa è dovuta non solo alla sua violenza, ma anche, come quella del 1348, perché fa da sfondo a un altro capolavoro della letteratura italiana, i Promessi Sposi: per questo è detta anche la "peste manzoniana". A Castellazzo Bormida (Alessandria) le autorità cittadine avevano vietato, come misura di prevenzione, qualsiasi raduno pubblico e quindi, anche le funzioni religiose; il popolo si radunava davanti a una cappelletta posta fuori città e dedicata alla Madonna di Crea; la repentina cessazione della peste fu attribuita all’intercessione di Maria e come ex voto venne eretta una chiesa, che poi sarebbe diventata, nel secolo scorso, il centro dell’apostolato a favore dei "centauri" (i motociclisti), con una spettacolare festa celebrata la terza domenica di luglio. A Venezia... Ma il santuario più celebre legato alla "peste manzoniana" è la Madonna della salute di Venezia: la città della Laguna conosceva molto bene il fenomeno della peste, che praticamente vi era endemica a motivo dei suoi rapporti con l’Oriente. All’avvicinarsi del morbo, il Patriarca e il Doge fecero voto alla Vergine, promettendo di erigere una grande chiesa se la città fosse stata risparmiata dal contagio. Il voto fu sciolto in grande, volendo testimoniare sia la devozione della città a Maria, sia – perché no? – anche la potenza della Serenissima. La chiesa, eretta dal Longhi proprio all’imbocco del Canal grande, forma uno degli scorci più celebrati di Venezia e la costruzione, fantasiosa nelle sue linee caratterizzate dalle volute che circondano e sorreggono la cupola, è uno dei capolavori in assoluto del barocco italiano.
Un’ultima notazione occorre fare: quasi sempre promotori dei voti in caso di peste – come di altre calamità – non sono tanto le autorità religiose, ma quelle civili. Molto spesso i veggenti sono inviati proprio a questi ultimi e non ai sacerdoti o ai vescovi: forse perché tradizionalmente il clero è più prudente e quindi più restio a dare credito a tali fenomeni. A volte sorgono anche dei contrasti nell’erezione delle chiese ex voto fra le due autorità, come nella stessa Venezia per la scelta del sito della chiesa della salute: in quel lembo di terra c’era il seminario della diocesi ed era necessario abbatterlo in buona parte; il Patriarca tentò di opporsi alle autorità della Repubblica, ma non c’è stato verso e la chiesa fu eretta su quell’area. Altra conseguenza di questo interesse della autorità cittadine fu che le chiese in tal modo erette (compresa quella di Monte Berico) erano – e spesso sono – proprietà dei comuni, spesso con un clero proprio variamente esente dall’autorità diocesana: anche questo è stato fonte di dissidi fra le due autorità, con liti e ricorsi a non finire. È successo anche che la massoneria, impadronitasi dell’amministrazione dei comuni, gestisse anche dal punto di vista religioso (nominando e controllando i rettori) dei santuari. È in fondo un altro esempio di quanto sia varia, ricca e talvolta sconcertante la storia dei santuari. Domenico Marcucci |
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