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N. 7 luglio 2008
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Carlo Acutis,
un innamorato della Vergine Maria
di NICOLA GORI Un
autentico affetto, un’immensa
fiducia Il ragazzo milanese, morto per leucemia
fulminante, ha offerto la sua vita per il Papa e la Chiesa. Chi era per
lui la Madonna? Un intenso affetto e un’immensa fiducia nella Vergine vissuti con tutto l’entusiasmo adolescenziale. Si potrebbe definire così in estrema sintesi la vita di Carlo Acutis (1991-2006); un ragazzo morto appena quindicenne a causa di una leucemia fulminante, che ha offerto le sue sofferenze per il Papa e per la Chiesa. Cosa rappresentava per lui Maria? A questa domanda ci risponde Carlo stesso con tutta la sua vita. Nella Madonna egli vedeva la perfetta discepola di Gesù, la prima collaboratrice all’opera della redenzione, la Madre di Dio e dell’umanità. Scorgeva in lei un’amica, oltre che una madre da amare e da onorare.
Spiritualità eucaristica La Madonna era per lui colei che lo portava a Gesù e che lo rendeva disponibile all’ascolto della voce dello Spirito. La spiritualità di Carlo era essenzialmente eucaristica: la sua sete ardente di Dio lo faceva rimanere ore intere davanti al Santissimo Sacramento in silenziosa adorazione. La sua vita spirituale era segnata dall’incontro quotidiano con Cristo nella comunione. Innamorato di Gesù, non riusciva a fare a meno di lui e lo cercava nella Messa. Chi meglio della Vergine avrebbe potuto aiutarlo nel cammino verso l’unione con la Santissima Trinità? Maria assumeva così un’importanza fondamentale per conoscere e seguire Gesù. Maria era per lui un "tabernacolo ideale", colei che per prima aveva portato Gesù nel suo grembo. La tensione continua verso la santità e l’eternità, che fu una caratteristica principale della spiritualità di Carlo, non si spiega se non nel voler imitare le virtù della Vergine Maria. L’affetto che Carlo nutriva nei suoi confronti non era un’infatuazione passeggera, ma un sentimento basato sull’esperienza della fede. Nonostante la sua giovane età, Carlo non tralasciava mai di recitare il rosario ogni giorno. In questa preghiera scorgeva lo strumento per giungere alla santità e per contribuire alla salvezza delle anime. Il suo esempio era contagioso, perché coinvolgeva nella recita anche i suoi familiari e i suoi amici. Vi erano giorni in cui, avendo più tempo libero dagli impegni scolastici, riusciva a recitare anche tre rosari. Questa devozione era entrata a far parte della sua vita dopo aver letto il messaggio della Madonna di Fatima ai tre pastorelli. Le rivelazioni del Cuore Immacolato di Maria rimasero talmente impresse nella sua anima che non abbandonò mai più per tutta la sua esistenza la recita del rosario. Per essere sempre più unito alla Vergine, aveva scelto di consacrarsi interamente a lei. Questa donazione completa nelle mani di Maria fu una delle sue più ricorrenti devozioni. Ogni volta che entrava in un santuario dedicato alla Madonna, rinnovava questa consacrazione come se fosse la prima volta. Per un ragazzo della sua età, ciò era un esercizio non comune, ma la Vergine era ormai entrata a far parte della sua vita in modo definitivo. Appena poteva, si recava, insieme con i genitori, in pellegrinaggio ai santuari mariani più famosi d’Italia e d’Europa. Nell’apparizione della Madonna a Fatima, l’esempio dei tre pastorelli fu per lui contagioso al punto che Giacinta, Francesco e Lucia divennero per Carlo i suoi migliori amici. Insieme al santuario di Fatima, Lourdes occupava nel suo cuore un posto molto importante. Le parole dette dalla Madonna a Bernardette le fece proprie e cominciò a pregare anche lui per la conversione dei peccatori e di quanti erano lontani da Dio. Il tenero affetto che aveva nei confronti della Vergine non gli facevano dimenticare i fratelli nel mondo che avevano bisogno dell’aiuto spirituale per ritrovare la fede e la confidenza in Dio.
Preghiera e sacrificio Oggetto particolare delle preghiere di Carlo, specialmente durante il rosario, furono proprio i peccatori e le anime del purgatorio. E per loro non solo pregava, ma si sacrificava. Oltre che Fatima e Lourdes, nel corso dei suoi pellegrinaggi si recò anche a Loreto, Pompei, Caravaggio, Oropa, Saragozza, Laus, Pontmain, Rue du Bac e molti altri. Sfruttava ogni gita e ogni occasione per visitare qualche luogo caro a Maria. Ma se l’aspetto esteriore del pellegrinaggio, inteso come momento privilegiato nella ricerca del divino, fu caratteristico del comportamento di Carlo, non dobbiamo dimenticare che la sua spiritualità era fondata essenzialmente sul Vangelo. Anche la contemplazione dei misteri del rosario lo faceva riflettere sul ruolo svolto dalla Madre di Dio nel piano della salvezza. La fanciulla di Nazareth, a cui l’arcangelo Gabriele annunciò l’incarnazione del Verbo, divenne il suo modello ispiratore per essere un autentico testimone di Cristo. Il Cuore Immacolato di Maria fu per Carlo la scoperta dell’amore della Vergine per l’umanità e il mezzo più sicuro per giungere alla santità. È questo il segreto di un ragazzo che riuscì, in un breve arco di tempo, a bruciare le tappe della perfezione, nel solco per lui tracciato dalla volontà divina: con Maria a Gesù. È quanto egli ha lasciato a tutti noi come consegna da seguire e come eredità da custodire. Nicola Gori
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