Madre di Dio

 

N. 7 luglio 2008

 La Vergine Madre e il discepolo amato
    Sergio Gaspari

 Solo per Maria

Santa Maria!
    mons. Gaetano Bonicelli

Madre della Chiesa e... nella Chiesa!
    
Giuseppe Daminelli

Icona di un mistero
    
Saverio Gaeta

Quel segno della Tutta Santa
  
 Jean-Paul Hernandez

«Diciamo sempre Fiat»
    Vincenzo Vitale

La vita mariaforme dei discepoli di Cristo
    
Sergio Gaspari

Dicci, dunque, come tu pregavi
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Senza lei non c’è Gesù, Verbo incarnato
    Stefano De Fiores

L’unico rifugio in caso di peste
    
Domenico Marcucci 

Un autentico affetto, un’immensa fiducia
    
Nicola Gori

Pier Giorgio, il "ragazzo delle otto beatitudini"
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 7 luglio 2008 - Copertina

 
 Carlo Acutis, un innamorato della Vergine Maria

 
di NICOLA GORI

Un autentico affetto, un’immensa fiducia
   

Il ragazzo milanese, morto per leucemia fulminante, ha offerto la sua vita per il Papa e la Chiesa. Chi era per lui la Madonna?
  

Un intenso affetto e un’immensa fiducia nella Vergine vissuti con tutto l’entusiasmo adolescenziale. Si potrebbe definire così in estrema sintesi la vita di Carlo Acutis (1991-2006); un ragazzo morto appena quindicenne a causa di una leucemia fulminante, che ha offerto le sue sofferenze per il Papa e per la Chiesa. Cosa rappresentava per lui Maria? A questa domanda ci risponde Carlo stesso con tutta la sua vita. Nella Madonna egli vedeva la perfetta discepola di Gesù, la prima collaboratrice all’opera della redenzione, la Madre di Dio e dell’umanità. Scorgeva in lei un’amica, oltre che una madre da amare e da onorare.

Carlo Acutis durante un pellegrinaggio a Fatima.
Carlo Acutis durante un pellegrinaggio a Fatima
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Spiritualità eucaristica

La Madonna era per lui colei che lo portava a Gesù e che lo rendeva disponibile all’ascolto della voce dello Spirito. La spiritualità di Carlo era essenzialmente eucaristica: la sua sete ardente di Dio lo faceva rimanere ore intere davanti al Santissimo Sacramento in silenziosa adorazione. La sua vita spirituale era segnata dall’incontro quotidiano con Cristo nella comunione. Innamorato di Gesù, non riusciva a fare a meno di lui e lo cercava nella Messa. Chi meglio della Vergine avrebbe potuto aiutarlo nel cammino verso l’unione con la Santissima Trinità? Maria assumeva così un’importanza fondamentale per conoscere e seguire Gesù. Maria era per lui un "tabernacolo ideale", colei che per prima aveva portato Gesù nel suo grembo. La tensione continua verso la santità e l’eternità, che fu una caratteristica principale della spiritualità di Carlo, non si spiega se non nel voler imitare le virtù della Vergine Maria. L’affetto che Carlo nutriva nei suoi confronti non era un’infatuazione passeggera, ma un sentimento basato sull’esperienza della fede.

Nonostante la sua giovane età, Carlo non tralasciava mai di recitare il rosario ogni giorno. In questa preghiera scorgeva lo strumento per giungere alla santità e per contribuire alla salvezza delle anime. Il suo esempio era contagioso, perché coinvolgeva nella recita anche i suoi familiari e i suoi amici. Vi erano giorni in cui, avendo più tempo libero dagli impegni scolastici, riusciva a recitare anche tre rosari. Questa devozione era entrata a far parte della sua vita dopo aver letto il messaggio della Madonna di Fatima ai tre pastorelli. Le rivelazioni del Cuore Immacolato di Maria rimasero talmente impresse nella sua anima che non abbandonò mai più per tutta la sua esistenza la recita del rosario.

Per essere sempre più unito alla Vergine, aveva scelto di consacrarsi interamente a lei. Questa donazione completa nelle mani di Maria fu una delle sue più ricorrenti devozioni. Ogni volta che entrava in un santuario dedicato alla Madonna, rinnovava questa consacrazione come se fosse la prima volta. Per un ragazzo della sua età, ciò era un esercizio non comune, ma la Vergine era ormai entrata a far parte della sua vita in modo definitivo. Appena poteva, si recava, insieme con i genitori, in pellegrinaggio ai santuari mariani più famosi d’Italia e d’Europa. Nell’apparizione della Madonna a Fatima, l’esempio dei tre pastorelli fu per lui contagioso al punto che Giacinta, Francesco e Lucia divennero per Carlo i suoi migliori amici. Insieme al santuario di Fatima, Lourdes occupava nel suo cuore un posto molto importante. Le parole dette dalla Madonna a Bernardette le fece proprie e cominciò a pregare anche lui per la conversione dei peccatori e di quanti erano lontani da Dio. Il tenero affetto che aveva nei confronti della Vergine non gli facevano dimenticare i fratelli nel mondo che avevano bisogno dell’aiuto spirituale per ritrovare la fede e la confidenza in Dio.

Carlo Acutis ad Assisi.
Carlo Acutis ad Assisi
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Preghiera e sacrificio

Oggetto particolare delle preghiere di Carlo, specialmente durante il rosario, furono proprio i peccatori e le anime del purgatorio. E per loro non solo pregava, ma si sacrificava. Oltre che Fatima e Lourdes, nel corso dei suoi pellegrinaggi si recò anche a Loreto, Pompei, Caravaggio, Oropa, Saragozza, Laus, Pontmain, Rue du Bac e molti altri. Sfruttava ogni gita e ogni occasione per visitare qualche luogo caro a Maria. Ma se l’aspetto esteriore del pellegrinaggio, inteso come momento privilegiato nella ricerca del divino, fu caratteristico del comportamento di Carlo, non dobbiamo dimenticare che la sua spiritualità era fondata essenzialmente sul Vangelo. Anche la contemplazione dei misteri del rosario lo faceva riflettere sul ruolo svolto dalla Madre di Dio nel piano della salvezza. La fanciulla di Nazareth, a cui l’arcangelo Gabriele annunciò l’incarnazione del Verbo, divenne il suo modello ispiratore per essere un autentico testimone di Cristo. Il Cuore Immacolato di Maria fu per Carlo la scoperta dell’amore della Vergine per l’umanità e il mezzo più sicuro per giungere alla santità. È questo il segreto di un ragazzo che riuscì, in un breve arco di tempo, a bruciare le tappe della perfezione, nel solco per lui tracciato dalla volontà divina: con Maria a Gesù. È quanto egli ha lasciato a tutti noi come consegna da seguire e come eredità da custodire.

Nicola Gori

Chi volesse conoscere più approfonditamente la vita di Carlo Acutis può consultare il sito Internet www.carloacutis.org o mettersi in contatto con l’associazione Amici di Carlo Acutis, via Ariosto 21, 20145 Milano. Tel. 02- 48.19.44.08.
  

«Si è lasciato sedurre dall’amicizia per Cristo»

Carlo Acutis è un adolescente del nostro tempo come molti altri, impegnato nella scuola, tra gli amici, grande esperto, per la sua età, di computers. Ma su tutto questo si inserisce il suo incontro con Gesù Cristo e Carlo diviene un testimone del Risorto, si affida alla Vergine Maria, vive la vita di grazia e racconta ai suoi coetanei la sconvolgente esperienza con Dio. Egli si nutre ogni giorno dell’eucaristia, partecipa con fervore alla messa, trascorre intere ore davanti al Santissimo Sacramento. La sua esperienza e la sua maturazione cristiana testimoniano quanto siano vere le indicazioni di Benedetto XVI nella esortazione apostolica Sacramentum caritatis: «Il sacrificio della messa e l’adorazione eucaristica corroborano, sostengono, sviluppano l’amore per Gesù e la disponibilità al servizio ecclesiale».

Carlo ha pure una tenera devozione alla Madonna, recita fedelmente il rosario tutti i giorni e, sentendola madre amorosa, le dedica i suoi sacrifici come fioretti. Questo ragazzo, sociologicamente uguale ai suoi compagni di scuola, è un autentico testimone che il Vangelo può essere vissuto integralmente anche da un adolescente. La breve esistenza, protesa alla meta dell’incontro con Cristo, è stata come una luce gettata non solo sul cammino di quanti l’hanno incrociato sulla propria strada, ma anche di tutti coloro che ne conosceranno la storia. Sono più che fiducioso che la prima biografia (di Nicola Gori, Edizioni San Paolo) di Carlo Acutis aiuterà gli adolescenti di oggi, così problematici e tanto condizionati dai mass media, a riflettere sul significato della vita e sui valori evangelici come piena realizzazione di essa. Guardando a questo adolescente come a un loro compagno, che si è lasciato sedurre dall’amicizia per Cristo, e proprio per questo ha sperimentato una gioia più vera, i nostri ragazzi saranno messi in contatto con una esperienza di vita che nulla ha tolto alla ricchezza dei giovani anni adolescenziali, ma li ha valorizzati ancora di più. La testimonianza evangelica del nostro Carlo non è solo di stimolo per gli adolescenti di oggi, ma provoca i parroci, i sacerdoti, gli educatori a porsi degli interrogativi sulla validità della formazione che essi danno ai ragazzi delle nostre comunità parrocchiali e come rendere questa formazione incisiva ed efficace.

Dom Michelangelo M. Tiribilli,
abate generale della Congregazione benedettina olivetana