Madre di Dio

 

N. 7 luglio 2008

 La Vergine Madre e il discepolo amato
    Sergio Gaspari

 Solo per Maria

Santa Maria!
    mons. Gaetano Bonicelli

Madre della Chiesa e... nella Chiesa!
    
Giuseppe Daminelli

Icona di un mistero
    
Saverio Gaeta

Quel segno della Tutta Santa
  
 Jean-Paul Hernandez

«Diciamo sempre Fiat»
    Vincenzo Vitale

La vita mariaforme dei discepoli di Cristo
    
Sergio Gaspari

Dicci, dunque, come tu pregavi
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Senza lei non c’è Gesù, Verbo incarnato
    Stefano De Fiores

L’unico rifugio in caso di peste
    
Domenico Marcucci 

Un autentico affetto, un’immensa fiducia
    
Nicola Gori

Pier Giorgio, il "ragazzo delle otto beatitudini"
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 7 luglio 2008 - Copertina

 

 

 

 

 Incontri con Maria nel terzo millennio

 
di MARIA DI LORENZO

Pier Giorgio, il "ragazzo delle otto beatitudini"
   

Un faro spirituale per il grande appuntamento di Papa Benedetto in Australia con i giovani di tutto il mondo. Uno splendido testimone della fede che fu in ogni momento della sua breve vita un sincero discepolo di Maria.
  

Poteva essere l’idolo del jet-set torinese, ma scelse il sacrificio e l’amore per gli ultimi. Poteva allietare la sua giovinezza con ricevimenti e feste da ballo, e invece preferì essere il "facchino" dei poveri, trascinando per le vie di Torino i carretti carichi di masserizie degli sfrattati.

Il giovane Pier Giorgio Frassati, rampollo di una delle famiglie più facoltose del suo tempo, avrebbe potuto condurre un’esistenza spensierata e brillante, essere un campione di mondanità, ma sentì più forte dentro di sé la seduzione di Cristo. Fino alla fine. Fino alla morte, avvenuta il 4 luglio 1925, appena due mesi prima della laurea, per un morbo fulminante da lui contratto proprio per l’assistere i "suoi" poveri. Sembra quasi la trama di un film, ma in realtà è una storia vera. Una storia che affascina, che fa pensare e che turba le coscienze contemporanee, e che soprattutto ha una grande presa sui giovani, i "coetanei" di Pier Giorgio.

La Chiesa, riconoscendo la santità della sua breve vita – appena 24 anni – ha elevato Pier Giorgio Frassati alla gloria degli altari il 20 maggio 1990, e da allora la stella del giovanissimo beato torinese, studente universitario della Facoltà di ingegneria, brilla sul cammino di tanti ragazzi e ragazze di ogni angolo del mondo e non è un caso che la sua figura è stata scelta per accompagnare quella straordinaria esperienza di vita e di fede che è la Giornata mondiale della gioventù, in programma dal 15 al 20 di questo mese a Sidney, nella lontana Australia.

Il mondo in cui viviamo non vuole parole, ma storie, fatti, testimonianze, vite vere in cui s’incarni un ideale. Molte generazioni di giovani si sono entusiasmate di fronte alla figura di Pier Giorgio Frassati, il ragazzo piemontese che nella sua fulminea esistenza terrena seppe vivere compiutamente tutte le beatitudini del Vangelo.

Pier Giorgio Frassati all'età di 16 anni.
Pier Giorgio Frassati all’età di 16 anni.

Una valanga di vita

Suo padre avrebbe voluto chiamarlo come il nonno paterno, Pietro, ma alla madre quel nome non piaceva, cosicché a questo si decise di aggiungervi quello del santo guerriero che aveva sconfitto il drago. E fu così che al primo e unico maschio di casa Frassati, nato a Torino il 6 aprile 1901, Sabato santo, fu imposto il nome di Pier Giorgio.

I Frassati erano allora una delle famiglie più in vista della città, di estrazione altoborghese. Il padre Alfredo possedeva l’importante quotidiano La Stampa, ma Pier Giorgio non voleva i soldi di suo padre e aveva dichiarato pubblicamente che la sua eredità un giorno l’avrebbe divisa tutta con i poveri. Era per essi, infatti, che aveva intrapreso studi molto difficili di ingegneria: sognava di diventare un ingegnere minerario per potersi dedicare al servizio di Cristo fra i minatori, che allora erano un po’ i paria della classe operaia.

La tensione caritativa di Pier Giorgio si colloca nella tradizione torinese dei cosiddetti "Santi sociali", come il Cottolengo, il Cafasso, don Bosco. Sono questi i modelli di una carità laboriosa e concreta, fatta con il cuore in mano, senza fronzoli e senza pregiudizi. Pier Giorgio si era iscritto pure alla Conferenza vincenziana e il suo impegno di confratello consisteva nel visitare le famiglie più bisognose per portarvi conforto e aiuto materiale. Lui vi si recava generalmente al mattino, prima delle lezioni all’università, oppure nelle uscite serali, carico di pacchi, vincendo l’umana ripugnanza che si accompagnava al tanfo nauseante di certi tuguri con la carità.

Il 28 maggio 1922, nella chiesa torinese di San Domenico, Pier Giorgio aveva ricevuto l’abito di terziario domenicano. La sua era una decisione maturata lentamente, con piena consapevolezza, nell’arco di circa un triennio: dal primo contatto con la spiritualità domenicana, nel 1918, aveva avuto il tempo e il modo di poter mettere a fuoco e far crescere la sua vocazione di laico domenicano (così infatti il beato Frassati è ricordato nelle memorie liturgiche), apostolo della verità secondo il carisma del grande santo spagnolo Domenico di Guzman, fondatore nel 1215 dell’Ordine dei Frati predicatori.

Pier Giorgio aderisce con entusiasmo al Terz’Ordine e, da fervente discepolo di san Domenico, recitava ogni giorno il rosario e l’Ufficio della Madonna, che portava sempre nel taschino della giacca, non esitando a tirarlo fuori in qualsiasi momento per pregare, magari anche in tram o sul treno, e persino per strada. «Il mio testamento», diceva mostrando la corona del rosario, «lo porto sempre in tasca».

Un mistico con i piedi per terra

A otto chilometri da Pollone, a 1180 metri di altezza, c’è il santuario della Madonna di Oropa, il grande tempio mariano del Piemonte che durante l’anno accoglie molte migliaia di pellegrini e di turisti. Qui si venera la statua della Vergine scolpita nel legno, secondo la tradizione, dall’evangelista Luca e portata nel quarto secolo da Gerusalemme sulle Prealpi piemontesi dal vescovo di Vercelli Sant’Eusebio, per diffondervi la devozione in zone ancora sedi allora di culti pagani. Pier Giorgio, che ha una casa a Pollone, vi si reca assai spesso, inerpicandosi a piedi. Si alza la mattina assai presto, prima dell’alba, all’insaputa dei suoi, per raggiungere carico di fiori il santuario di Oropa. Porta ogni volta fiori alla "sua" Madonna.

Arrivato al santuario, dopo un’ora di marcia e completamente digiuno, era solito assistere alla Messa, poi faceva la comunione, quindi si raccoglieva in preghiera nel transetto di destra, davanti all’immagine della Vergine bruna che lui venerava. Nel ritorno verso casa recitava il rosario lungo la via, ad alta voce, come era solito fare, cantando le litanie.

La Madonna nera del santuario di Oropa (Biella), amatissima dal giovane Frassati.
La Madonna nera del santuario di Oropa (Biella), amatissima dal giovane Frassati.

Dinamico, volitivo, pieno di vita, Pier Giorgio amava i fiori e la poesia, le scalate in montagna. Sciatore provetto, esperto nuotatore, guidava come un fuoriclasse e praticava molti sport: vela, canottaggio, ciclismo, equitazione. Uno sportivo che sapeva passare dalla bicicletta al cavallo, dal mare alla montagna. Una valanga di vita. Pronto in ogni occasione a far baccano con i compagni, simpatico e trascinatore, sempre di corsa. Uno che il Vangelo lo prendeva tremendamente sul serio, che si spendeva senza riserve per le cose in cui credeva, e al tempo stesso il contrario del tipo bigotto.

Il 30 giugno 1925 il ragazzo cominciò ad accusare strani malesseri (emicrania e inappetenza); sembrava una banale influenza, ma invece era una poliomielite fulminante, che lo stroncherà in appena quattro giorni di malattia, tra lo sconcerto e il dolore dei suoi familiari e dei tanti amici e conoscenti. Pier Giorgio Frassati nasceva alla vita del Cielo la sera del 4 luglio, di sabato, un giorno mariano, così come anche di sabato, ventiquattro anni prima, era venuto alla luce.

«Vieni e seguimi»

Se un albero si riconosce dai suoi frutti, bisogna dire che i "frutti" di Pier Giorgio sono veramente straordinari. In tutto il mondo si calcolano circa millecinquecento associazioni che portano il suo nome. A lui sono state intitolate scuole, oratori, cappelle, complessi sportivi, patronati, circoli di studenti e universitari. Nel solco di Pier Giorgio infine sono sorte cooperative, iniziative sociali e culturali, gruppi e centri giovanili. Chiese e parrocchie a lui dedicate sono in ogni angolo della terra, dall’Italia all’America Latina, dagli Stati Uniti all’Africa.

La sua straordinaria vicenda umana e spirituale interpella i giovani di oggi come quelli di ieri. Ancora adesso, infatti, a più di cento anni dalla sua nascita, Pier Giorgio ci dimostra che cosa veramente significhi, per un ragazzo dei nostri tempi, dare una risposta concreta all’invito di Gesù «Vieni e seguimi».

Basta andare su Internet e digitare il suo nome in qualsiasi motore di ricerca: sono centinaia le pagine, in varie lingue del mondo, dedicate al "ragazzo delle otto beatitudini". In modo particolare, il sito dell’Associazione internazionale Pier Giorgio Frassati, raggiungibile all’indirizzo www.piergiorgiofrassati.org introduce propriamente nel "mondo" di Pier Giorgio.

Il sito dell’Associazione presenta numerose sezioni dedicate alla vita e alla personalità del Beato torinese e le tante iniziative fiorite intorno a lui in questi anni. Tra le altre cose, c’è anche un guest book, vale a dire un libro degli ospiti, con tanti messaggi e preghiere rivolte a Pier Giorgio, per la maggior parte in inglese e spagnolo, ma anche in italiano.

Uno in particolare ci è parso, leggendolo qualche tempo fa, davvero commovente. Lo scrive una studentessa piemontese che si firma "Giulia", e tra le righe del suo messaggio si intravede una ricerca sincera del senso della propria vita, che in fondo accomuna tanti giovani del nostro tempo, insieme al bisogno impellente di trovare modelli di riferimento certi e sicuri.

Lei a un certo punto scrive, rivolgendosi direttamente al suo "coetaneo" Pier Giorgio: «Ti ho cercato a Pollone, a Oropa, a Torino in corso Siccardi, corso Galileo Ferraris, via Legnano; ti ho cercato anche nel Duomo... ma non riesco ad immaginarti fermo nella tomba! Ti ho cercato tra le pagine che parlano di te, soffrendo per non poter più avere la possibilità di incontrarti... Pier Giorgio, io so però che tu ci sei, e che vegli anche su di me, e mi aiuti a compiere il mio cammino di fede, anche se non sono stata tua amica, tua compagna di università, di gite, di carità. Pier Giorgio, vorrei chiederti, posso unirmi anch’io alla tua cordata?».

Maria Di Lorenzo