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N. 7 luglio 2008
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Nella
famiglia paolina - Don
Alberione e Maria
«Ho dovuto
piangere di riconoscenza...» Nel 1928 vede la luce il testo Regina
Apostolorum; steso dal beato Timoteo Giaccardo. Il Fondatore, dopo
averne letto il manoscritto, trasmette all’autore un significativo
biglietto di felicitazioni, che merita di essere evidenziato. Eravamo giunti idealmente al 1935, con la storia del quadroicona di Maria, regina degli Apostoli, dipinto da Giambattista Conti. Ma dobbiamo fare un passo indietro e tornare al 1923: un anno denso di eventi che segnarono la vita di don Alberione e della sua opera. Nella primavera di quell’anno egli aveva partecipato a un corso di Esercizi spirituali a Torino, nella Piccola Casa del Cottolengo. Non sappiamo se fosse già consapevole della grave malattia (la tubercolosi) che lo avrebbe presto aggredito, tanto da farlo dubitare della sopravvivenza della sua fondazione. Era andato a riposarsi su un’altura delle Langhe, presso l’amico don Brovia, parroco di Benevello; ma il suo medico era stato categorico: «Signor Teologo, la Tbc la sta consumando; affidi ad altre mani i suoi ragazzi». Don Alberione ebbe una visione, nella quale il Divino Maestro lo incoraggiava a non dubitare: «Non temete, io sono con voi». Probabilmente a questo seguì un altro intervento prodigioso, da parte di san Paolo, dal momento che l’ammalato guarì in modo subitaneo, e attribuì la sua guarigione all’Apostolo. Rientrato nella sua sede in Alba, il guarito non perse tempo, decidendo subito di avviare una nuova congregazione femminile, le Pie Discepole del Divino Maestro; e scelse le prime due "discepole" fra le giovani già residenti in casa come aspiranti suore. Esse dovevano rendere visibile nella Chiesa la presenza di Maria e delle sante donne che seguivano Gesù, per ascoltarlo e servirlo con le loro premure.
Da Roma al mondo Nel gennaio del 1926 partì da Alba il primo drappello di giovani Paolini inviati ad aprire una nuova sede dell’istituto nella Città eterna, la città del Papa. Portavano con sé un sacco di pane e in cuore un grande ideale: diffondere dal centro della cristianità il Vangelo di Gesù e la devozione a Maria. Per questo la loro guida, il giovane don Timoteo Giaccardo, aveva nella sua borsa gli appunti scritti delle prediche sulla Madonna, ascoltate dal Fondatore in Alba. A Roma, nelle ore della tarda sera mentre i giovani dormivano, don Timoteo rielaborava quelle carte, e così nacque il primo libro organico sulla Regina degli Apostoli, stampato nel 1928 sotto il nome del Giaccardo, con presentazione del suo Superiore. Merita in proposito citare il biglietto di congratulazioni inviato all’autore da don Alberione: «Ho letto, senza interruzione, tutti gli originali manoscritti del Regina Apostolorum; ho dovuto piangere di riconoscenza al Signore d’averci messi sotto la protezione di questa Madre, Maestra, Regina, così bella, così buona, così potente. Ho anche dovuto molto dolermi di aver tanto io ritardato a promuovere più popolarmente il culto e la devozione a questo titolo. Almeno, ora, cercheremo [di] far più presto! Ella è la madre di tutte le nostre [vocazioni] e della intera nostra vocazione! Stampiamo, diffondiamo; preghiamola!, la nostra Madre. Quest’anno ho grandi grazie da attendere. Deo gratias! – Aff. M. Alberione». Ecco il proposito del Fondatore: «Fare più presto» nel diffondere, con la stampa, la devozione e la preghiera a Maria, la madre di tutte le vocazioni. Le «grandi grazie da attendere» Le «grandi grazie» che don Alberione si attendeva in quegli anni erano di largo impegno e di raggio mondiale, poiché a Roma, pregando egli stesso sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, aveva capito che l’apostolato della "buona stampa" doveva assumere dimensioni planetarie. In Casa Madre ad Alba era iniziata nel 1930 l’impresa più onerosa per la recente tipografia paolina: la composizione e la stampa della Bibbia; lavoro immane per i giovani autodidatti di don Alberione, ma esaltante per i loro cuori. Mentre le mani armeggiavano attorno ai caratteri e alle pagine di piombo, le loro labbra invocavano coralmente Maria con la recita del rosario. Inoltre il Fondatore pensava a preparare i primi missionari paolini, uomini e donne, per le fondazioni all’estero. Le Figlie di San Paolo, nel frattempo, si moltiplicavano in Italia e aprivano librerie e centri apostolici in quasi tutte le regioni della penisola.
Nel 1931 cominciarono a partire giovani sacerdoti, fratelli e suore, per aprire case di formazione e tipografie in città d’Europa e nel continente americano. La consegna di don Alberione ai missionari era semplice ed insieme impegnativa: «Cominciare da Betlemme», come Maria e Giuseppe... Recitare le "coroncine" alla Regina degli Apostoli e a San Paolo per imparare presto la lingua locale… Non attendersi aiuti economici dai superiori, ma provvedersi il necessario lavorando e cercando vocazioni sul posto. Veramente Maria apparve subito la madre che provvede alle necessità spirituali e materiali, insieme con lo sposo San Giuseppe, e insegna ad educare nuovi apostoli coltivando le aiuole spirituali dei nuovi continenti. Due nobili "neonate" Al termine del 1931, in data 25 dicembre, vedeva la luce il primo numero della rivista Famiglia Cristiana . Aveva per madre una suora Figlia di San Paolo e per padre don Alberione; ma sulla testata recava l’immagine della Sacra Famiglia di Nazareth. La rivista voleva dunque proporre alle famiglie italiane l’icona esemplare dell’amore autentico, che unisce gli sposi e genera la vita. Dallo stile delle rubriche traspariva la loro destinazione privilegiata: le madri, le sorelle, le giovani donne che si preparano alla propria missione, guardando al loro naturale modello: Maria, la Vergine, la Sposa, la Madre... Ma in quell’anno si era verificato nella Chiesa un evento destinato a lasciare una traccia duratura. Nel 1931 ricorreva infatti il 15° centenario del Concilio di Efeso (431), dal quale era stata definita come dogma di fede la divina maternità di Maria. Per don Alberione quella data non doveva trascorrere senza frutti, come una semplice stagione storica, ma avere un séguito concreto e continuare a produrre quei semi di grazia, che tanti frutti aveva maturato la prima definizione conciliare nella Chiesa d’Oriente e in quella romana. Fu dunque portata al battesimo, con data anagrafica 8 dicembre 1932, una nuova rivista, la nostra Madre di Dio, il cui titolo faceva esplicito riferimento alla maternità divina di Maria. E questa rivista era voluta non solo perché ricordasse ogni mese la presenza viva di lei, ma soprattutto perché sviluppasse progressivamente nella Chiesa la conoscenza, lo studio, la devozione alla Madre di Gesù e madre nostra.
Un "credo mariano" L’anno 1932 era stato allietato, per i Paolini, dalla celebrazione del 25° anniversario di sacerdozio del Fondatore, ma anche da una considerevole crescita di vocazioni, sia maschili che femminili, per le quali lo stesso Fondatore promosse una accurata formazione spirituale. Una serie di lezioni e meditazioni a loro dedicate fu pubblicata in un libro dal titolo Donec formetur Christus in vobis (=DF: Finché sia formato il Cristo in voi, Gal 4,19). In uno dei capitoli conclusivi, l’autore esponeva una specie di "credo" mariano dal titolo La Regina Apostolorum, dove si precisa: «Di essa si deve credere: 1. Che fu la Madre dell’Apostolo del Padre; che divenne madre e maestra e regina di ogni apostolato...; che tale fu proclamata sulla croce; che tale si presentò con gli Apostoli specialmente nella Pentecoste; che fu sempre la ispiratrice, la protettrice di ogni apostolato... e la formatrice degli apostoli di ogni luogo e tempo. 2. Che a lei si deve illuminata e illimitata fiducia, la devozione più cordiale, espansiva, tenera... 3. Che la si deve far onorare con lo scriverne, col predicarne, col darne l’esempio» (DF 263-264). La formazione spirituale dei novizi doveva essere completata con una specifica formazione apostolica, ed ecco apparire nel 1933 il libro Apostolato Stampa, "Manuale direttivo di formazione e di apostolato", in cui don Alberione ribadisce che l’apostolo paolino deve considerare la Vergine Maria non soltanto come la propria regina e ispiratrice, ma anche come una presenza essenziale nel dogma e nella vita della Chiesa. Eliseo Sgarbossa |
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