Madre di Dio

 

N. 8-9 agosto-settembre 2008

 Vergine, che di sol vestita...
    Sergio Gaspari

 Banneux
    
Giovanni Ciravegna

Madonna della Moretta
    Luigi Testa

"Madre di Dio"
    mons. Giovanni Tonucci

Una presenza viva e operante
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

La "Signora giunta dal mare"
  
 Mario Girau

Ma chi è Maria di Nazareth?
    Piero Rossano

Uno dei più antichi sogni dell’uomo
    
Sergio Gaspari

«Ave, Maria, regina pacis»
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Incarnazione orientata al mistero pasquale
    Stefano De Fiores

«Vieni spesso a visitarmi»
    Roberta Franchi

Conforto alle mamme che allattano
    
Domenico Marcucci 

«Ascolta, bimba mia, ascoltami bene...»
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria
    a cura di Vincenzo Vitale

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 8-9 agosto/settembre 2008 - Copertina

 Problemi attuali di mariologia

 
di GIUSEPPE DAMINELLI, smm

Una presenza viva e operante
   

Sono trascorsi già trent’anni dalla morte di papa Montini, Paolo VI; la modernità e la forza del suo pensiero sembrano oggi trovare una nuova primavera. In particolare il capolavoro della Marialis cultus è ritenuta da tutti la pietra miliare per la mariologia contemporanea.
 

Il culto alla Beata Vergine Maria ha radici profonde nella parola di Dio. Da essa trae le sue vere motivazioni, e non da sterili e passeggeri sentimentalismi, né da vane credulità.

Nell’introduzione alla Marialis cultus, Paolo VI così descrive la presenza viva e operante di Maria nel piano salvifico di Dio. «Lo sviluppo della devozione verso la Vergine Maria... è elemento qualificante della genuina pietà della Chiesa. Per intima necessità, infatti, essa rispecchia nella prassi cultuale il piano redentivo di Dio, per cui al posto singolare, che in esso ha avuto Maria, corrisponde un culto singolare per lei; come pure, ad ogni sviluppo autentico del culto cristiano consegue necessariamente un corretto incremento della venerazione alla Madre del Signore... La riflessione della Chiesa contemporanea sul mistero di Cristo e sulla sua propria natura l’ha condotta a trovare, alla radice del primo e a coronamento della seconda, la stessa figura di donna: la Vergine Maria, madre appunto di Cristo e madre della Chiesa. E l’accresciuta conoscenza della missione di Maria si è tramutata in gioiosa venerazione verso di lei e in adorante rispetto per il sapiente disegno di Dio, il quale ha collocato nella sua famiglia – la Chiesa –, come in ogni focolare domestico, la figura di una donna, che nascostamente e in spirito di servizio veglia per essa e benignamente ne protegge il cammino verso la patria, finché giunga il giorno glorioso del Signore».

Un primo piano di Paolo VI.
Un primo piano di Paolo VI.

«Maria: lettera scritta dal dito di Dio»

La ripetuta voce della Marialis cultus è un’eco fedelissima dell’insegnamento del Vaticano II. Leggiamo: «Volendo Dio misericordiosissimo e sapientissimo compiere la redenzione del mondo, "quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, fatto da donna, ...perché ricevessimo l’adozione a figli" (Gal 4,4-5). "Egli per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo e si incarnò per opera dello Spirito Santo da Maria Vergine". Questo divino mistero di salvezza ci è rivelato ed è continuato nella Chiesa, che il Signore ha costituito quale suo corpo e nella quale i fedeli che aderiscono a Cristo capo e sono in comunione con tutti i suoi santi, devono pure venerare la memoria "innanzitutto della gloriosa sempre Vergine Maria, madre del Dio e Signore nostro Gesù Cristo"» (LG 52). «Volle il Padre delle misericordie che l’accettazione della predestinata madre precedesse l’incarnazione, perché così, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita. Il che vale in modo straordinario della Madre di Gesù, la quale ha dato al mondo la Vita stessa, che tutto rinnova» (LG 56).

Con tutta verità, quindi, si può e si deve affermare che Maria è una «lettera scritta dal dito del Dio vivente». Ella è davvero una lettera scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, come l’antica legge, né su pergamena o papiro, ma sulla tavola di carne che è il suo cuore di credente e di madre. Una lettera che tutti possono leggere e capire, dotti e indotti. La Tradizione ha raccolto questo pensiero, parlando di Maria come di «una tavoletta incerata», su cui Dio ha potuto scrivere in libertà tutto ciò che ha voluto (Origene), come di «un libro grande e nuovo», in cui solo lo Spirito Santo ha scritto (sant’Epifanio), o come «il volume, in cui il Padre scrisse il suo Verbo» (Liturgia bizantina).

Il card. L.J. Suenens.
Il card. L.J. Suenens
(foto Del Canale).

«Se tu conoscessi il dono di Dio!» (Gv 4,10)

Nel suo pellegrinaggio al santuario della Madonna di Bonaria, presso Cagliari (24 aprile 1970), Paolo VI faceva osservare che «la devozione alla Madonna non trova sempre i nostri animi così disposti, così inclini, così contenti alla sua intima e cordiale professione come era un tempo»; si chiedeva se «siamo noi oggi così devoti a Maria come lo era fino a ieri il clero ed il buon popolo cristiano; se una mentalità profana, uno spirito critico hanno forse reso meno spontanea, meno convinta la nostra pietà verso la Madonna?».

Eppure dovremmo leggere col cuore in festa questa lettera – Maria – che il dito e il cuore del Dio vivente, Padre, Figlio e Spirito Santo, hanno scritto all’umanità redenta e, quindi, a ciascuno di noi in particolare. «Nel Vangelo secondo Matteo, il primo messaggio del cielo alla terra è un invito a ricevere Maria: "Non temere di prendere con te Maria, dice l’Angelo a Giuseppe..., perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1,20). Al di là delle circostanze concrete del momento, questa parola si rivolge a tutte le generazioni cristiane. L’accoglienza della maternità spirituale di Maria è segno sicuro della nostra apertura allo Spirito Santo... Respirare Maria vuol dire inspirare lo Spirito Santo» (L.J. Suenens).

Il Vaticano II definisce benignissimus e sapientissimus il piano redentivo di Dio (LG 52-56). L’aggettivo qualificativo benignissimus del testo conciliare – abitualmente reso con misericordiosissimo – rimanda alla lettera di san Paolo a Tito, là dove l’Apostolo esorta i cristiani ad essere mansueti, «mostrando ogni dolcezza verso gli uomini», sull’esempio di Gesù Cristo, nostro salvatore. «La benignità comprende la bontà e inoltre una dolcezza, una bellezza, un raffinamento a cui nessun cuore può resistere. In Maria la benignità di Dio nostro salvatore e del suo amore per gli uomini appare sotto forma di amore materno. Il mistero della Redenzione si è formato, possiamo dire, sotto il cuore della Vergine di Nazareth, quando ha pronunciato il suo ».

Il santuario di Bonaria.
Il santuario di Bonaria
(foto Giuliani).

«Speranza singolare della nostra vita»

A questa sapienza pastorale della Marialis cultus lo stesso Paolo VI si era già ispirato, anni prima, quando si era chiesto: «Dobbiamo soprattutto cercare di comprendere nuovamente le ragioni della nostra venerazione e della nostra fiducia verso la Madonna. Ne abbiamo bisogno? Sì, tutti ne abbiamo bisogno. Bisogno e dovere. Questo momento prezioso deve segnare un punto di illuminata ripresa, per tutti, della nostra venerazione a Maria, di quella speciale venerazione cattolica alla Madre di Cristo, che a lei è dovuta e che costituisce un presidio speciale, un conforto sincero, una speranza singolare della nostra vita religiosa, morale e cristiana» (discorso di Bonaria).

Le ragioni ultime della nostra devozione a Maria, concludeva il Pontefice, procedono dunque dalla fede vera: dal piano redentivo di Dio, dal mistero di Cristo. «Dice l’Apostolo, che ha tracciato la struttura teologica fondamentale del cristianesimo: "Quando arrivò la pienezza del tempo, Dio mandò il Figlio suo, nato da donna..." (Gal 4,4)». E «Maria – ci ricorda il Concilio – non fu strumento puramente passivo nelle mani di Dio, ma cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede ed ubbidienza» (LG 56). Questa dunque non è una circostanza occasionale secondaria, trascurabile; essa fa parte essenziale e, per noi uomini importantissima, bellissima, dolcissima del mistero della salvezza: Cristo a noi è venuto da Maria; lo abbiamo ricevuto da lei. Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a lui ci conduce.

San Paolo (1228, Sacro Speco, Subiaco), colui «che ha tracciato la struttura teologica fondamentale del cristianesimo». A destra: la prima di copertina di Paulus, la nuova rivista, edita dalla Società San Paolo, pensata in occasione dell’Anno paolino (28 giugno 2008 - 29 giugno 2009).
San Paolo (1228, Sacro Speco, Subiaco), colui «che ha tracciato la struttura teologica fondamentale del cristianesimo».
A destra: la prima di copertina di Paulus, la nuova rivista, edita dalla Società San Paolo, pensata in occasione
dell’Anno paolino (28 giugno 2008 - 29 giugno 2009 - foto Censi
).

Sacra Scrittura e Tradizione

Perché sia autentica, la devozione a Maria dev’essere ben fondata sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione. Nasce, così, nella vita del discepolo di Cristo quella dimensione mariana che lo porta ad accogliere Maria tra le cose proprie e ad affidarsi filialmente a lei, introducendola in tutto lo spazio della propria vita interiore, e cioè nel proprio io umano e cristiano.

A tanto invita la Marialis cultus di Paolo VI: «Modello di tutta la Chiesa nell’esercizio del culto divino, Maria è anche, evidentemente, maestra di vita spirituale per i singoli cristiani. Ben presto i fedeli cominciarono a guardare a Maria per fare, come lei, della propria vita un culto a Dio e del loro culto un impegno di vita» (MC 21).

Giuseppe Daminelli