Madre di Dio

 

N. 8-9 agosto-settembre 2008

 Vergine, che di sol vestita...
    Sergio Gaspari

 Banneux
    
Giovanni Ciravegna

Madonna della Moretta
    Luigi Testa

"Madre di Dio"
    mons. Giovanni Tonucci

Una presenza viva e operante
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

La "Signora giunta dal mare"
  
 Mario Girau

Ma chi è Maria di Nazareth?
    Piero Rossano

Uno dei più antichi sogni dell’uomo
    
Sergio Gaspari

«Ave, Maria, regina pacis»
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Incarnazione orientata al mistero pasquale
    Stefano De Fiores

«Vieni spesso a visitarmi»
    Roberta Franchi

Conforto alle mamme che allattano
    
Domenico Marcucci 

«Ascolta, bimba mia, ascoltami bene...»
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria
    a cura di Vincenzo Vitale

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 8-9 agosto/settembre 2008 - Copertina

 Studi e ricerche

 
di SALVATORE M. PERRELLA osm

L’Eucaristia e Maria
   

Giovanni Paolo II nella sua lettera enciclica Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003), non ha potuto non soffermarsi sulla Vergine di Nazareth, beata perché ha creduto e perché ha creduto per prima.
 

Giovanni Paolo II (1978-2005) e Benedetto XVI hanno in più occasioni intrattenuto i fedeli sul tema "Eucaristia e Maria" nella convinzione di un loro nesso inscindibile. Il riferimento alla dimensione mariana del Sacramento dell’amore, della comunione e della presenza del Signore è quanto mai opportuno in quanto si passa dal piano storico-biblico (Caro Christi caro Mariae) al liturgico-sacramentale-esemplare (Ave verum corpus natus de Maria Virgine): dimensioni del dono-mistero eucaristico che ha influssi anche per la socialità ed eticità della fede tenute in debito conto dai due Pontefici dei nostri giorni.

Sacramento di Cristo

Non si tratta di un abbinamento causale, ma originario ed essenziale, quello sussistente tra l’Eucaristia e la fede del credente. Infatti, non si può parlare di fede cristiana autentica se si esclude il segno della Cena del Signore di cui la comunità, continuamente, si nutre e cresce (cf Lumen gentium 26). A tale Convivio pasquale ed escatologico sono legati intimamente ed indissolubilmente, come al proprio fine, tutti gli altri sacramenti, i ministeri e le opere di apostolato; nell’Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, ma soprattutto l’Eucaristia si presenta, come la fonte e il culmine di tutta l’evangelizzazione (cf Presbiterorum Ordinis 5). Questo rapporto segnalatoci dal Concilio – e, come vedremo, dallo stesso Giovanni Paolo II nella sua enciclica eucaristica – tra l’Eucaristia di Cristo e la fede della Chiesa, ossia tra il sacramento della presenza e la fede intesa come oggetto e contenuto dell’evangelizzione (fides quae creditur), ci porta ad affermare almeno due cose: l’Eucaristia è «il mistero della fede», e quindi solo la fede ci permette di scoprire che cosa è l’Eucaristia; l’Eucaristia è «il mistero della fede», e quindi tutta la fede è racchiusa e si ricapitola in essa. Nulla può sostituire la fede e, come esprime e canta il Pange lingua, «sola fides sufficit». Così avverte la Chiesa al credente: se non afferri o non vedi che cosa c’è al di là di questi santi segni sacramentali, non vacillare, ma, come canta il Lauda Sion, «animosa firmat fides». Del resto lo stesso Signore Gesù l’aveva affermato in maniera inequivocabile: "In verità, in verità vi dico, chi crede in me ha la vita eterna" (Gv 6,47).

Giovanni Paolo II eleva l'ostia consacrata nel corso della Messa celebrata nello stadio di Baltimora, l'8 ottobre, durante il suo viaggio apostolico negli Stati Uniti (4-9 ottobre 1995).
Giovanni Paolo II eleva l’ostia consacrata nel corso della Messa celebrata nello stadio di Baltimora,
l’8 ottobre, durante il suo viaggio apostolico negli Stati Uniti (4-9 ottobre 1995 – foto Giuliani).

Una grande sfida

La fede in Gesù, la fede nella sua Parola, la fede nella sua reale presenza nel mistero eucaristico è, ancora oggi e per sempre una grande sfida per l’uomo ed è grande conforto per il credente. A tal proposito scriveva un vescovo teologo, qualche anno addietro, Antonio Ambrosanio, arcivescovo di Spoleto-Norcia († 1995): «Oggi, non meno che in altri tempi, la fede è minacciata o messa in crisi alla sua stessa radice: sradicarla dal cielo per piantarla sulla terra; ovvero trapiantarla dal Vangelo per farne un fiore della serra di un mondo secolarizzato. È la morte della fede. Invece la fede deve rimanere piantata nel cuore di Dio per essere negli uomini virtù sublime di divina figliolanza; e deve crescere nel clima genuino del Vangelo per assicurare al mondo l’autenticità della "sapienza" di Dio, che condisce come il sale della terra (cf Mt 5,13) ed illumina come il sole il mondo (cf Mt 5,14-16). Questa è la fede che vince il mondo: "Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo, e questa è la vittoria che vince il mondo: la nostra fede" (1Gv 5,4)».

Ecco perché papa Giovanni Paolo II, con occhio attento al Vangelo e alla Tradizione, sensibile alla dimensione e finalità teologale di ogni dottrina ecclesiale, nella Ecclesia de Eucharistia non ha potuto non soffermarsi sulla Vergine di Nazareth, beata perché ha creduto e perché ha creduto per prima. Maria è additata dal Papa quale «donna eucaristica», a motivo della sua fede e della sua vita di fede, posta tra oscurità e luce, commozione e gioia, consapevolezza del dono ricevuto e sincera, libera ed umile risposta "eucaristica" di una vita offerta a Dio, credendo e vincendo il mondo e il male con la potenza della Grazia e con la vittoria della sua ardente fede. Maria, intuendo prima e conoscendo poi, ha testimoniato e trasmesso alla comunità degli Apostoli ciò che dal mistero del Figlio emerse gradualmente, per opera dello Spirito, dalla sua coscienza di fede, nel suo pellegrinaggio terreno: «Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo»! (Mt 5,14).

L’Eucaristia, "nata" e "sgorgata" dal cuore Cristo nella stessa notte in cui fu tradito (cf 1Cor 11, 23-26), assunta e vissuta dal credente con la stessa fede della Vergine, si mostrerà in tutta la potenza della risurrezione di Cristo nella storia dell’uomo, avvincendolo e portandolo all’esperienza della scoperta o della riscoperta di lui. L’Eucaristia, anche nel tormentato cammino esodale della fede del credente postmoderno, ieri come oggi e sempre, assegna a coloro che la celebrano, la assumono e la vivono, un vero cammino di risurrezione e di santificazione.

Finalità ultima

È questa la finalità ultima del sacramento eucaristico istituito da Gesù e che la Chiesa, ministra pietatis, costantemente e gratuitamente offre agli invitati alla mensa e alla cena del Signore! Dall’Eucaristia nasce la "terra nuova" (2Pt 3,13) che si va già realizzando nella storia attraverso la fede e la testimonianza di ogni "uomo nuovo" (Ef 2,10.15; 4,24; Col 3,10), cioè mediante l’uomo eucaristico.

Salvatore M. Perrella
  

Invito all’approfondimento: S. De Fiores, Maria, donna eucaristica, San Paolo 2005, pp. 64, € 4,00; G. Crocetti, Maria e l’Eucarestia nella Chiesa, Edb 2001, pp. 200, € 13,00.
  

Il sussidio

UNA BELLA PROPOSTA DELL’EDITRICE SAIE DI TORINO.

L’opera Pregare con Maria è un polittico costruito su una struttura di noce Toulipier d’America e si presenta come un’edicola domestica. Quando è richiusa due lettere in argento, A.M.(Ave Maria ),invitano all’apertura delle quattro ante che mostrano, al centro, la Madonna con Bambino riprodotta in litografia su tela a colori. Nelle ante, a destra e a sinistra, sono rappresentati i venti misteri del rosario a rilievo in argento. L’immagine della Madonna e dei misteri sono del pittore Nino Musio.

Il polittico Pregare con Maria.
Il polittico Pregare con Maria è abbinato all’opera e al libro d’arte Pregare ieri e oggi
(sotto).

La preghiera del rosario racconta la vita di Gesù. Il rosario o salterio della Beatissima Vergine è un’antica preghiera cristiana, alla portata di tutti, che consiste nel lodare la Vergine Maria ripetendo il saluto angelico (Ave Maria) duecento volte, intercalando ogni dieci Ave il Padre nostro, e la riflessione sulla vita di Gesù Cristo. La struttura di questa preghiera, così descritta, si deve al Papa San Pio V (1569).Nato nel XII secolo, il rosario era considerato il Libro dei Salmi di chi non sapeva leggere. Prima della scoperta della stampa, infatti, solo i monaci coristi erano in grado di leggere i versetti dei Salmi sui grandi codici esposti nel coro. L’Ave Maria era facile da ricordare e la memoria delle principali scene del Vangelo ne fanno una felice sintesi di fede in Gesù, verbo incarnato, vero Dio e vero uomo, nato da Maria. La parola Rosario deriva dal latino Rosarium (roseto ).Fu chiamato così perché è come una collana di rose in onore di Maria. L’uso della corona, per scandire le Ave Maria e i misteri, si rifà agli antichi monaci egiziani, che si servivano di nodi o di grani grandi o sassolini, e più tardi di una cordicella munita di nodi o di grani grandi e piccoli, per contare le loro preghiere e controllare meglio la memoria e i tempi dell’orazione.

Il libro d’arte Pregare ieri e oggi.