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N. 10 ottobre 2008
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Copertina di GIANNI BOFFA «Le
cappelle agresti ed i piloni votivi dell’albese (ma non solo),
costituiscono una parte consistente del patrimonio dell’iconografia
religiosa». Dopo sessant’anni dalla Peregrinatio Mariae, la località Garbelletto del piccolo paese langarolo di Castiglione Falletto ha il suo pilone mariano, dedicato alla "Beata Vergine Maria delle vigne". La benedizione dell’immagine della Vergine si è svolta il 31 maggio 2008 (nella giornata in cui si ricorda la Visitazione della Vergine Maria). La tenera immagine di Maria con in braccio il Bambino, circondata da tralci di vite, è opera di Patrizia Comand, di Corbetta (MI). È un dipinto ad olio e tempera su tavola. Attiva dal 1974, l’artista ha tenuto varie personali in Italia e all’estero e, in particolare, nel 2005 ha ricevuto il prestigioso incarico di eseguire il ritratto di Benedetto XVI per la "Sala dei Papi" della Basilica di Superga di Torino.
La devozione mariana in Garbelletto ha radici lontane nel tempo. Nel 1948, quando tutta l’Italia fu percorsa dalle "Madonne pellegrine", la Madonna del rosario di Monchiero (CN) giunge "pellegrina" nel territorio di Castiglione Falletto, il 9 maggio, accolta dalla devozione popolare che prende forma in quadri viventi ispirati alle Litanie lauretane ed agli episodi mariani del Vangelo. Poi trascorrono gli anni, ma la devozione non si affievolisce ed in occasione dell’Anno mariano 1987-88 un gruppo di borghigiani di Garbelletto invia una lettera a tutti i residenti affermando che «alcune persone hanno espresso il desiderio di far sorgere in mezzo alle nostre case un pilone dedicato alla Madonna», invitando a partecipare ad un incontro per «...vedere insieme la collocazione, parlare e prendere accordi in un clima di buon vicinato e di amicizia». Le strutture devozionali in muratura – dedicate alla Madonna o a vari Santi particolarmente vicini al sentire popolare – variamente definite come "tabernacolo a nicchia", "cappelletta" ed "edicola", sono definite in area piemontese e langarola con il termine "Piloni" e sono il segno evidente della sacralizzazione del paesaggio (per alcune generalità sul fenomeno, vedi Gilberto Oneto, Il paesaggio sacralizzato. Il territorio del Verbano dall’epoca dei Borromeo, Milano 1984-1985).
Le cappelle agresti ed i piloni votivi nell’albese costituiscono una parte consistente del patrimonio dell’iconografia religiosa che, oltre a rappresentare un evento significativo legato all’espressione d’arte popolare, sono sicuramente un fenomeno significativo per quanto attiene la devozione più genuina delle popolazioni contadine. I piloni ed i sacri edifici votivi (molti dei quali nel corso della storia si sono evoluti in veri e propri santuari), si ritrovano generalmente su piccole alture, in luoghi particolarmente suggestivi, oppure su incroci di strade antiche, favorendo l’elevazione dello spirito e la certezza di una presenza amorevole, vigile e attenta alle esigenze del viandante o del pellegrino. Nel 1981 l’artista e studioso albese Walter Accigliaro ha pubblicato (nella rivista Alba Pompeia) i risultati di una ricerca orientata a redigere un catalogo delle cappelle agresti e dei piloni votivi nell’albese, realizzata in collaborazione tra "Italia nostra" ed una cinquantina di scuole elementari e medie (con la partecipazione di 66 insegnanti e 637 alunni delle elementari, 25 docenti e 268 studenti delle medie). Esaminando cinquanta Comuni, venivano rilevate 340 testimonianze esistenti di quel patrimonio culturale, devozionale e religioso che oggi si riscopre e, per quanto possibile, si recupera e si valorizza. Gianni Boffa |
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