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N. 10 ottobre 2008
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Studi e ricerche di SALVATORE M. PERRELLA osm L’Eucaristia
e Maria L’Enciclica di Giovanni Paolo II del 17 aprile
2003 «si configura di fatto come una meditazione teologica sul sacramento
istituito dal Signore Gesù». La quattordicesima lettera enciclica di Giovanni Paolo II, firmata il 17 aprile 2003, Giovedì santo, si intitola Ecclesia de Eucharistia, ed esprime una verità che nasce dal dono pasquale di Cristo e consegnato alla Chiesa di tutti i tempi e di tutte le latitudini, che fermamente crede e insegna che «l’Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede». Con questa enciclica il Papa risponde a diverse questioni sull’Eucaristia nella vita della Chiesa, insieme a problemi sorti per alcuni impoverimenti dello splendore eucaristico e da taluni abusi riscontrati o da incongruenze scorte nel dialogo-rapporto ecumenico. Bisogna riconoscere in ogni caso che l’enciclica si configura di fatto come una meditazione teologica sul sacramento istituito dal Signore; una meditazione di robusto profilo dottrinale e spirituale, che raggiunge toni contemplativi altamente personalizzati e che conduce per mano i fedeli nel cuore del mistero eucaristico. L’ultima enciclica di Papa Wojtyla, la cui intenzione è certamente dottrinale, richiama l’intera fede della Chiesa cattolica sull’Eucaristia (cf Catechismo della Chiesa cattolica, numeri 1322-1419; Catechismo della Chiesa cattolica. Compendio, nn. 271-294), così come si è sviluppata nel tempo e come è stata definita dal Concilio di Trento e richiamata dal Vaticano II. Ciò fa sì che i punti trattati (l’Eucaristia come ri-presentazione sacramentale dell’evento pasquale di Cristo; il carattere proprio di sacrificio, di presenza, di convivio; la necessità che la Celebrazione eucaristica sia presieduta da un ministro ordinato), abbiano un tono squisitamente pastorale, a rafforzare il quale si aggiunge la testimonianza personale di Giovanni Paolo II. Da duemila anni... La comunità dei discepoli vive dell’Eucaristia, affermava giustamente Papa Wojtyla, e questa è una verità che esprime non soltanto un’esperienza quotidiana dei suoi membri, ma che racchiude in sintesi il nucleo stesso del mistero della Chiesa, che da duemila anni fa esperienza del continuo avverarsi delle parole del Signore: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). L’Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa (cf Sacrosanctum Concilium, 10), è il bene spirituale supremo della Chiesa in quanto è Cristo stesso, Pasqua e Pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dal Paraclito, dona incessantemente nutrimento e vita agli uomini. L’Eucaristia nasce per e con la Chiesa, incontestabilmente lo si evince sin dalle origini: «Erano assidui e concordi nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (At 2,42).
Mistero della fede L’Eucaristia è mistero della fede, per cui, asserisce il Papa, «questo pensiero ci porta a sentimenti di grande e grato stupore. C’è, nell’evento pasquale e nell’Eucaristia che lo attualizza nei secoli, una "capienza" davvero enorme, nella quale l’intera storia è contenuta, come destinataria della redenzione. Questo stupore deve invadere sempre la Chiesa» (Ecclesia de Eucharistia, 5). L’esperienza celebrante ed adorante dell’invisibile e gratificante presenza del Signore, è esperienza dinamica, avvolgente, che chiama e risponde al bisogno della compagnia del Dio-con-noi, una compagnia che porta a pregustare la bellezza e la sazietà dell’eternità. Per cui, la presenza eucaristica, scriveva il card. Joseph Ratzinger in Introduzione allo spirito della liturgia (San Paolo 2001, pp. 86-87), «non suppone una concezione dell’Eucaristia parallela o contraria a quella della Celebrazione eucaristica, ma significa la sua piena realizzazione. La Chiesa non diventa mai uno spazio morto, ma è sempre ravvivata dalla presenza del Signore che viene dalla Celebrazione eucaristica, ci introduce in essa, ci fa partecipi per sempre dell’Eucaristia cosmica. Una Chiesa senza presenza eucaristica è in qualche modo morta, anche se invita alla preghiera. Invece una Chiesa nella quale la luce eterna arde davanti al tabernacolo vive sempre, è sempre di più che un semplice edificio di pietà... In questo modo il Signore mi prepara all’Eucaristia, mi pone in movimento verso il suo ritorno». Molteplici presenze Lo stupore, l’adorazione grata e operosa di ogni fedele, Giovanni Paolo II desidera, con la sua enciclica, ridestare in continuità dinamica con l’eredità del grande Giubileo del 2000, che ha voluto consegnare alla Chiesa mediante la Novo millennio ineunte e con il suo coronamento mariano Rosarium Virginis Mariae. Contemplare il volto del Figlio di Dio, e contemplarlo con e come la sua santa Madre, è il "programma" ch’egli ha additato alla Chiesa in fiducioso cammino nel terzo millennio (cf Ecclesia de Eucharistia, 6). Per cui «contemplare Cristo implica saperlo riconoscere dovunque egli si manifesti, nelle sue molteplici presenze, ma soprattutto nel Sacramento vivo del suo corpo e del suo sangue. La Chiesa vive del Cristo eucaristico, da lui è nutrita, da lui è illuminata. L’Eucaristia è mistero di fede, e insieme "mistero di luce". Ogni volta che la Chiesa la celebra, i fedeli possono rivivere in qualche modo l’esperienza dei due discepoli di Emmaus: "Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero" (Lc 24,31)» (Ecclesia de Eucharistia, 6). Salvatore M. Perrella P. Claverie, Dare la propria vita, meditazioni sull’Eucaristia, Edb 2005, pp. 128, € 9,50. C. Dobner, Ben Chorin, l’ebreo che elogiò l’Eucaristia, L’Osservatore Romano, 31 maggio 2008, p. 4.
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