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N. 10 ottobre 2008
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Alla
scuola di Maria Perché eterna è la
sua misericordia La Madonna «offre una visione serena e una
parola rassicurante all’uomo contemporaneo». Scrive l’evangelista Matteo che «dopo aver cantato l’inno, (Gesù e i suoi discepoli) uscirono verso il Monte degli ulivi». Quell’inno era costituito dai salmi 113-118, nei quali Israele attestava pubblicamente, in coro, la salvezza ricevuta da Dio: «Celebrate il Signore, perché è buono: perché eterna è la sua misericordia». Certamente con tale sentimento Gesù recitò questo salmo assieme ai suoi, osserva il card. Carlo Maria Martini. «Chi altro avrebbe maggiormente potuto contare su Dio, fino all’istante della morte? Infatti, divenuta preghiera di Gesù, nella notte in cui fu tradito, questo salmo annuncia ora una speranza di vita e di gioia dalle dimensioni eterne».
Gli umili e i poveri del Signore ricevono la salvezza. Il Magnificat svela a noi il sentimento di gioiosa riconoscenza di Maria verso l’Onnipotente, il Santo e il Misericordioso che ha guardato la pochezza della sua serva e compiuto in lei cose grandi. Essa loda Dio, perché scegliendo lei, figlia di Israele, a collaborare all’incarnazione del Figlio, ha dato prova della sua fedeltà alle promesse fatte ai patriarchi del popolo eletto, e della perpetuità della sua misericordia verso Abramo e i suoi discendenti. La Profetessa della misericordia di Dio invita, così, a leggere i misteri del dolore umano alla luce della nuova ed eterna Alleanza sigillata dal Padre con il sangue del suo Figlio crocifisso e risorto. Ora, dal cielo, dove essa continua a cantare senza fine le misericordie del Signore, Maria «offre una visione serena e una parola rassicurante all’uomo contemporaneo: la vittoria della speranza sull’angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte» (Marialis cultus 57).
Con il sacrificio del cuore – sacrificio legato strettamente alla croce del Figlio – sul Calvario, Maria partecipa in modo eccezionale al rivelarsi della misericordia di Dio, vale a dire «alla fedeltà assoluta di Dio al proprio amore, all’alleanza che egli ha voluto fin dall’eternità ed ha concluso nel tempo con l’uomo, con il popolo, con l’umanità». Ai piedi della croce, Maria diviene così testimone eccezionale e madre della divina misericordia. Ella sperimenta «lo sconvolgente incontro della trascendente giustizia divina con l’amore: quel bacio dato dalla misericordia alla giustizia», e nel cuore accoglie quella dimensione veramente divina della redenzione, per riversarla poi, con occhi misericordiosi, su tutta l’umanità redenta. «In te misericordia, in te pietate», recita la preghiera di san Bernardo a Maria. «In te s’aduna quantunque in creatura è di bontade». «Radunate, se potete – diranno san Luigi Maria da Montfort e sant’Alfonso Maria de’ Liguori – tutto l’amore naturale di tutte le madri del mondo per i propri figli e ponetelo nel cuore di una sola madre per un figlio unico. Certo, questa madre amerà molto questo suo figlio; eppure si deve dire con verità che Maria ama ancor più teneramente i suoi figli di quanto quella madre amerebbe il suo». La sapienza del cuore di Maria. Tanto l’esperienza personale della misericordia di Dio, quanto la partecipazione al rivelarsi di quella misericordia, hanno dato a Maria una conoscenza più profonda del mistero dell’amore misericordioso di Dio. Diremmo che, volendo il Padre delle misericordie redimere il mondo, volle che accanto alla Madre del Redentore vi fosse una madre della misericordia, una madre della divina misericordia. Alberto Rum |
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