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N. 10 ottobre 2008
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"La
spada e il latte"
di M.C. Cammino spirituale Iconografia mariana per un gesto di
solidarietà in Africa. «Due volumi densi di fascino e mistero». Una passione nata nell’infanzia per una "Madonna guerriera" (la statua della "Vergine delle Milizie" protettrice di Scicli, Ragusa), si imprime nell’animo di un ragazzino diventato poi un noto chirurgo. Da questa passione, sostenuta da molte ricerche, nasce una raccolta di immagini sacre che ritraggono la Madonna come madre che allatta il bambino Gesù. È la genesi dei due volumi La spada e il latte (ed. San Giorgio) di Tommaso Claudio Mineo, chirurgo e docente all’università "Tor Vergata" di Roma. L’opera ha il sostegno dell’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma, diretto da mons. Lorenzo Leuzzi, il quale ha informato che «il ricavato delle vendite dei due volumi viene devoluto alla costruzione di un centro di ricerca in Nigeria, nell’ambito di un progetto di cooperazione universitaria avviato con gli studenti dell’Africa». Con circa 400 immagini, accompagnate da commenti tratti dalle Sacre Scritture, i volumi aprono la collana "Imago Virginis" dedicata all’iconografia mariana e che sarà portata avanti dallo stesso autore.
"Generosità" è la parola-chiave per comprendere il percorso che ha portato a questa raccolta «che prima ancora di essere un’opera d’arte è un percorso di fede». Così la storica dell’arte Maria Teresa Verde Scajola che ha illustrato il significato del titolo. «La spada appare in una statua della Madonna portata in processione e rimasta nella memoria di Mineo, giovane chierichetto». Una raffigurazione (riportata sulla copertina) "inconsueta", perché mostra la Vergine «a cavallo e armata di spada, per salvare i cristiani di Scicli dagli attacchi dei saraceni». Il latte si riferisce, invece, alle immagini "più rassicuranti" della Madre che allatta il Figlio, raccolte nei due volumi. La matrice però è unica: la "generosità" di Maria che si esprime tanto «nel difendere i suoi figli con slancio protettivo quanto nell’allattare il Figlio che è a sua volta il Salvatore». «La passione per Maria – ha affermato Tommaso Claudio Mineo – mi ha accompagnato tutta la vita portandomi a cercare, dalla più piccola chiesa di campagna a qualsiasi museo o basilica, affreschi, mosaici e pitture che ritraessero la Vergine nell’atto dell’allattare, quasi un simbolo del suo amore materno per noi».
«Due volumi densi di fascino e mistero che rispecchiano, da una parte, la bellezza di Maria e, dall’altra, il cammino spirituale dell’autore riguardo il suo incontro personale con lei», ha rimarcato Enrico Dal Covolo, docente di letteratura cristiana antica alla Pontificia Università Salesiana. Per lo studioso l’opera contiene due "risonanze teologiche". La prima si rintraccia nell’immagine della Madonna guerriera che va interpretata «nel suo senso allegorico spirituale»: «La Madonna è madre di tutti, ed è madre anche dei peccatori, perciò il suo vero combattimento è quello contro Satana e le forze del male». Quanto alla Vergine che allatta, «la storia di queste icone risale al Concilio di Efeso del 431 che contribuì alla venerazione di Maria come madre di Dio». m.c. |
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