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N. 10 ottobre 2008
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Incontri con Maria nel terzo millennio
di MARIA DI LORENZO Thérèse: «Ho capito l’umiltà
del cuore» Dottore della Chiesa e patrona delle missioni,
la religiosa di Lisieux è forse la santa più conosciuta e amata nel
mondo. Il suo modello era la Vergine di Nazareth, che un giorno lei
prese per madre dopo una guarigione miracolosa. Lisieux, 10 gennaio 1889. Avvolta in un bellissimo abito di velluto bianco, ornato di trine di Alençon e di penne di cigni, con i capelli biondi sciolti sulle spalle, Thérèse Martin fa la sua vestizione al Carmelo. Monsignor Hugonin sbaglia il cerimoniale e invece del Veni Creator intona il Te Deum, che si riserva come ringraziamento alle professioni. Ma non importa, adesso Thérèse era tutta del Carmelo. Quando la porta della clausura le si spalanca davanti, non ha paura: «Con quale gioia profonda mi ripetevo queste parole: Per sempre, sono qui per sempre!». Thérèse sogna il Carmelo fin da quando ha nove anni, da quando cioè le viene detto che quello è un luogo solitario dove si ritira chi vuole cercare Dio con tutto il cuore. Era la sua vocazione: «Sentii che il Carmelo era il deserto dove il buon Dio voleva che anch’io andassi a nascondermi. Lo sentii con tale forza che nel mio cuore non rimase nessun dubbio». Un sorriso dolcissimo Carmelo di Lisieux, 8 settembre 1890, festa della Natività di Maria. È arrivato il grande giorno per Teresina, quello della professione religiosa. Con i voti si lega al Carmelo per sempre, ma la vigilia di questo giorno solenne è presa dal panico: «E se non avessi la vocazione?». Da un po’ di giorni una strana aridità spirituale l’ha assalita, tutto sembra perdere senso e contorni davanti a lei. Papà Martin è in ospedale, non potrà essere presente alla sua professione. Teresina dovrà fare appello alla sua ferrea volontà, in un atto di abbandono cieco in Dio. Ha inizio una straordinaria avventura di fede. Suor Teresa di Gesù Bambino sarebbe diventata non solo santa, ma anche dottore della Chiesa e patrona delle missioni. Proprio lei, la piccola carmelitana scalza mai uscita dal chiostro di Lisieux, patrona – con san Francesco Saverio – dei missionari. Non potevamo dimenticarlo in questo mese di ottobre tradizionalmente dedicato alle missioni. Ma questo mese è anche un mese squisitamente mariano, e le due cose, la missionarietà e l’amore per Maria, in Teresina sono strettamente legate.
La guarigione Il legame, tenero e tenace, con la Madre di Dio era cominciato prestissimo, praticamente all’alba della sua vita, con la grande grazia concessale dalla "Vergine del sorriso". Una strana malattia, forse un’encefalite tubercolare, cominciata con un persistente mal di testa, seguito da tremori e svenimenti, si era aggravata in modo misterioso fino a ridurla quasi in fin di vita. Disperato, papà Martin aveva scritto alla chiesa di Nostra Signora delle vittorie a Parigi per chiedere una novena di Messe per la guarigione della figlia. Da quell’oscuro morbo Teresina si dirà guarita completamente per una grazia speciale ricevuta da Maria nel giorno della festa di Pentecoste del 1883. Teresina ha dieci anni. Da questo momento la "Vergine del sorriso" diventerà la sua unica, vera madre. Un cammino di luce I pellegrini giungono numerosi a Lisieux. Ad occhio e croce, si calcola, due o tre milioni all’anno. Tutti, appena arrivati all’antica città normanna che fu semidistrutta dal fuoco della seconda guerra mondiale, si spingono per prima cosa a visitare il grande santuario dedicato a santa Teresa, che si staglia con la sua mole imponente, abbarbicato sulla cima della collina. Nella maestosa basilica troneggia dall’alto, appesa con cavi d’acciaio, una gigantografia di Thérèse. Qui si fermano assorti gruppi di devoti e di curiosi, davanti agli occhi velati d’azzurro di Teresina, al suo sguardo intenso, dolce e risoluto al tempo stesso, al mistero del suo sorriso appena accennato, al suo volto un po’ tondeggiante, da bambina, che da ogni poro traspare una incredibile familiarità con la gioia. Il Carmelo di Lisieux è un convento povero e modesto, dalle mura di mattoni rossi, fondato nel lontano 1838. Sorge alle spalle della piccola cappella che oggi contiene le ossa della Santa. È a forma di quadrato con un chiostro, che delimita un prato verde e un Calvario. Al di là dell’ala sud del chiostro si estende un bel giardino, con un viale di castagni e la statua di san Giuseppe, dove le monache passavano i loro momenti di distensione, come si deduce dalle varie fotografie nelle quali scorgiamo anche il viso paffuto di Thérèse. Sei ore al giorno di preghiera, il silenzio interrotto solo due volte al giorno, e poi lavoro manuale, ricamo, pittura, giardinaggio, orto. Così si dipanava la vita quotidiana al monastero di Lisieux.
Vita in Maria «La perfezione della Via dell’infanzia nel piano divino – diceva Teresina – è la vita in Maria». Il Carmelo, del resto, si definisce "totus marianus". Ogni carmelitana per santa Teresa d’Avila doveva divenire una immagine vivente di Maria. E Thérèse guarda appunto a Maria, di cui ama il silenzio "eloquente" e che, in silenzio, la istruisce sulla vera devozione a Gesù. È con Maria, infatti, che nel carisma carmelitano si realizza la sequela di Cristo. «Crescendo – scriveva Teresina nel suo diario – avevo capito che nel Carmelo avrei potuto trovare davvero il mantello della Santa Vergine, e verso quella montagna fertile tendevano tutti i miei desideri…». Una volta al Carmelo, poi, suor Thérèse non staccherà mai il proprio sguardo da quello della Vergine. Ogni sera era solita mettersi al collo un rosario prima di addormentarsi e durante il giorno diceva sempre un’Ave Maria prima di iniziare ogni lavoro. Il 30 settembre 1897, ultimo giorno della sua vita sulla terra, Teresina l’inaugurò con un pensiero alla Vergine. In quei mesi di sofferenza, aveva intensificato la sua unione contemplativa con Maria, lo sguardo continuamente rivolto alla statua della "Madonna del sorriso", trasferita in infermeria con lei già ai primi di luglio. Verso le tre del pomeriggio, Madre Maria di Gonzaga posò sulle ginocchia di Teresina un’immagine della Madonna del Carmelo. Lei la guardò un istante, il suo volto era una maschera di sofferenza. Poi sussurrò: «Madre mia, mi presenti subito alla Vergine Santa. Mi prepari a ben morire». La Priora le rispose che, avendo sempre capito e praticato l’umiltà, la preparazione era già fatta. Teresina allora, dopo aver riflettuto un attimo, annuì convinta: «Sì, mi pare di avere sempre cercato solo la verità! Sì, ho capito l’umiltà del cuore». Così la piccola grande Santa di Lisieux si congedava dal mondo. Maria Di Lorenzo
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