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N. 11 novembre 2008
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ARTE
Un nuovo schema iconografico
di JEAN-PAUL HERNANDEZ,sj «Un diadema
regale nella palma del tuo Dio» La corona «nella Tradizione ebraico-cristiana
è uno dei segni matrimoniali più pregnanti. Ancora oggi nell’Oriente
cristiano e da pochi anni anche nel cristianesimo latino». La corona nella Tradizione ebraico-cristiana è uno dei segni matrimoniali più pregnanti. Ancora oggi nell’Oriente cristiano (e da pochi anni anche nel cristianesimo latino), la corona è usata nel rito stesso del matrimonio.
Nel libro di Ezechiele (16,12), lo sposo adorna Israele con una «splendida corona sul capo». Così anche la corona e il diadema sono i segni distintivi degli sposi in Isaia 61 e 62. Nella Vulgata leggiamo questo versetto del Cantico dei Cantici (4,8): «Veni de Libano, sponsa, veni de Libano; veni, coronaberis de capite Amana...». Nella Tradizione cristiana, Maria rappresenta la Figlia di Sion, quella parte prescelta dell’umanità, con cui Jahvé stringe un’alleanza sponsale.
Sposa di Cristo Vediamo Maria come sposa di Cristo nell’affresco dell’Assunzione di Maria che Cimabue dipinge nell’abside della chiesa superiore della Basilica di san Francesco in Assisi. Un simile schema è presente nel coro del monastero di Santa Maria di Monteluce a Perugia. In questi due esempi, Maria rappresenta la Chiesa come sposa di Cristo, secondo l’espressione paolina (Ef 5,25). Una Chiesa "assunta in cielo".
Molto simile è lo schema utilizzato nel mosaico absidale di Santa Maria in Trastevere a Roma. Seduti sullo stesso trono, Cristo e Maria si scambiano dei versetti del Cantico. Il Kyrios mostra sul suo libro le parole «Veni electa mea et ponam in te thronum meum» (Vieni mia eletta e porrò in te il mio trono). Maria è ammessa a sedere sul trono del Re, allegoria della croce. E la Sposa risponde (Ct 2,6): «Leva eius sub capite meo et dextera illius amplexabitur me» (La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccerà). Maria è abbracciata da Cristo (con grande tenerezza nel mosaico) perché la sua vita, il suo corpo, sono diventati una sola cosa con la vita di Cristo. Perciò porgià la "corona sponsale".
Salmo 45,10 e 1Re 2,19 Così la Tradizione legge in chiave mariana il Salmo 45,10: «Alla tua destra la regina in ori di Ofir». Ma l’episodio dell’Antico Testamento che la Tradizione ricollega più direttamente a questa scena è descritto in 1Re 2,19. In questo passo, Salomone fa salire sul trono, alla sua destra, sua madre Betsabea. Cristo, re della pace (parola su cui è formato il nome Salomone) e sapienza incarnata, è il "nuovo Salomone" che fa salire Maria sul trono. Lo stadio successivo nell’evoluzione iconografica consiste nello schema che incontriamo a Strasburgo. Cioè, non si rappresenta semplicemente la sposa coronata, ma il gesto stesso dell’incoronazione della sposa, come compimento del matrimonio. Coronare la sposa sul trono è la traduzione "gloriosa" delle "nozze dell’Agnello", cioè della consumazione del matrimonio con l’umanità che Cristo compie sulla croce.
Di poco precedente al bassorilievo di Strasburgo è da segnalare un dipinto su legno della scuola catalana conservato a Vic (Catalogna) e datato fine sec. XII. In esso Maria unisce le mani in segno di preghiera ma anche in segno di giuramento. È il consenso nell’alleanza sponsale. Un altro esempio degli stessi anni è il timpano della Cattedrale di Senlis (Francia), la cui composizione è riprodotta pochi decenni dopo a Chartres (prima del 1260). Contemporanei del bassorilievo di Strasburgo sono un affresco di Torun (Polonia) e un altro affresco di Black Bourton (Inghilterra). Di mezzo secolo posteriore al nostro bassorilievo è invece il celebre mosaico del Torriti a Santa Maria Maggiore.
Tutti questi esempi mostrano la predilezione della tradizione iconografica per questo gesto, colto nell’attimo stesso del compimento. Questa scelta pone in risalto la corona e ne fa una "sineddoche iconografica". In altre parole: la corona stessa è Maria. Perché Maria è il "coronamento" dell’umanità. Lo scopo ultimo della creazione, l’unione fra Dio e la sua creatura, è già realizzato in Maria. Ad essa si applica in pienezza il versetto composto per descrivere Israele: «Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio» (Is 62,3).
A Strasburgo il piedistallo formato di foglie di vite e di grappoli d’uva evoca il carattere festoso di questo compimento e al tempo stesso richiama l’Eucaristia e il sangue della croce. I due angeli turiferari sottolineano ulteriormente il contesto liturgico in un doppio senso. Da una parte, l’Incoronazione di Maria è un matrimonio, cioè una liturgia. Dall’altra, è nella liturgia che il credente può partecipare a questo mistero. Nella liturgia alla quale il timpano di Strasburgo invita chi lo osserva Jean-Paul Hernandez S. De Fiores, Incoronata, in Maria. Nuovissimo dizionario, Edb 2006 (pp. 971-989), € 65,00. |
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