![]() |
|
|
|
N. 11 novembre 2008
|
Alla
scuola di Maria Occhi da Dio diletti
e venerati «La vera devozione a Maria scaturisce dalla
fede; rispecchia, cioè, per intima necessità, il piano redentivo del
Padre». Il 21 novembre 1964, nel discorso di chiusura della terza sessione del Concilio, Paolo VI proclamava Maria madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo di Dio, tanto dei fedeli come dei pastori, che la chiamano Madre amorosissima. «E vogliamo – aggiungeva il Pontefice – che con tale titolo soavissimo d’ora innanzi la Vergine venga ancor più onorata ed invocata da tutto il popolo cristiano». Il Santo Padre si augurava, quindi, che con la promulgazione della Costituzione sulla Chiesa, sigillata dalla proclamazione di Maria madre della Chiesa, il popolo cristiano con maggiore fiducia e ardore si rivolgesse alla Vergine Santa, e attribuisse a lei il culto e l’onore che le convengono. Fedeli e pastori dunque si sentono tutti particolarmente chiamati a ravvivare la propria devozione a Maria. Gli occhi da Dio diletti e venerati sono quegli stessi che Dante, nel suo cielo empireo, vide benignamente rivolti a san Bernardo, in atto di accoglierne la devota preghiera. Così è, la vera devozione a Maria scaturisce dalla fede; rispecchia, cioè, per intima necessità, il piano redentivo di Dio, per cui al posto singolare che in esso Maria ha avuto, corrisponde una singolare devozione per lei. Quando, nella Salve Regina, si chiede a Maria di rivolgere a noi gli occhi suoi misericordiosi, desideriamo dirle con cuore filiale che quegli occhi suoi «da Dio diletti e venerati» sono anche a noi tanto cari e da noi tanto venerati.
«Maria, umile serva del Signore, è tutta relativa a Dio e a Cristo. La devozione a Maria, lungi dall’essere fine a se stessa, è mezzo invece essenzialmente ordinato ad orientare le anime a Cristo e così congiungerle al Padre, nell’amore dello Spirito Santo» (Paolo VI, 21.11.1964). «La devozione alla Madre di Dio è cristocentrica, anzi è profondissimamente radicata nel Mistero trinitario di Dio, e nei misteri dell’incarnazione e della redenzione» (Giovanni Paolo II in Varcare la soglia della speranza). Ciò vuol dire che la devozione a Maria non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una sorta di vana credulità. È, invece, una doverosa risposta di amore al sapiente disegno di Dio, nel quale Maria occupa, per il bene dell’umanità redenta, un posto del tutto singolare e privilegiato. «La "vera devozione" alla Santa Vergine si rivela sempre meglio proprio a chi avanza nel mistero di Cristo verbo incarnato, e nel mistero trinitario della salvezza che ha quel mistero come proprio centro. Si può addirittura dire che a chi si sforza di conoscerlo e di amarlo, Cristo stesso indica sua Madre, come ha fatto sul Calvario col discepolo Giovanni» (Giovanni Paolo II in A. Frossard, Giovanni Paolo II. Non abbiate paura!). «La condotta che le tre Persone della Santissima Trinità hanno tenuto nell’incarnazione e nella prima venuta di Gesù Cristo, è da loro mantenuta ogni giorno, in modo invisibile, nella santa Chiesa e sarà mantenuta fino alla consumazione dei secoli, nell’ultima venuta di Gesù Cristo» (Montfort, Vera devozione 22). Dire che la vera devozione a Maria scaturisce dalla fede vera, è dire che essa è dono di Dio. Dono di Dio è Maria; dono di Dio è l’esserle veramente devoti. Scrive san Luigi Maria da Montfort nel suo Segreto di Maria: «Beato, immensamente beato è quaggiù l’uomo al quale lo Spirito Santo svela il segreto di Maria perché lo conosca! Beato l’uomo al quale egli apre questo giardino chiuso per farlo entrare e questa fontana sigillata perché vi attinga e beva a lunghi sorsi le acque vive della grazia! In questa creatura degna d’amore l’uomo non troverà creatura, ma soltanto Dio infinitamente santo e trascendente, e nello stesso tempo infinitamente condiscendente e adatto alla nostra debolezza. Dio è in ogni luogo. Lo si può trovare dappertutto... Ma non c’è luogo dove l’uomo possa trovare Dio vicino e adattato a lui come in Maria. Per questo discese in lei! In ogni altro luogo Dio è il pane dei forti e degli angeli, in Maria è il pane dei piccoli». Alberto Rum |
|