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N. 12 dicembre 2008
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Editoriale di BATTISTA GALVAGNO Tra famiglia e Natale esiste un legame fortissimo. Nell’esperienza di quasi tutti noi la festa evoca ricordi dell’infanzia felice, dei primi doni, della prima Messa di mezzanotte, degli incontri festosi con i parenti. Ma il legame va ben oltre, al punto che se ci sforziamo di cogliere nella famiglia il mistero del Natale, entriamo nel mistero di Dio. La famiglia, prima casa di Dio. Quando Dio decide di scendere personalmente sulla terra, sceglie come sua casa una famiglia: non un tempio, una chiesa o altro edificio religioso, non un ambiente naturale suggestivo, non una reggia, ma una semplice abitazione, in cui vivono la loro tranquilla e fondamentalmente anonima esistenza due coniugi, Maria e Giuseppe. Qui Dio si è trovato e si trova a casa sua! Nella famiglia, Dio si manifesta come amore che dà vita. L’abbiamo letto tante volte nella Genesi (1,27-28). L’uomo è immagine di Dio in quanto uomo-donna, che, in forza dell’amore, sono capaci di dare vita: è questa l’immagine di Dio più alta che si possa vedere su questa terra. Quando Dio ha scelto di farsi uomo ha ribadito questa logica, pensata fin dalla creazione del mondo. Il mistero di Dio si respira in famiglia, soprattutto quando essa celebra il "natale", la nascita di una vita nuova. Nella famiglia, Dio si manifesta come amore che si fa dialogo. La teologia ha fissato con il dogma trinitario questa verità: in Dio ci sono tre Persone che dialogano eternamente tra loro. Nel Natale, Dio, nella persona del Figlio, si fa uomo all’interno di una famiglia, il luogo per eccellenza del dialogo, dell’incontro d’amore tra persone. Il dialogo è il contrassegno del successo-fallimento dell’amore: in alcune lingue "parlarsi" è sinonimo di amore e quando si arriva a "non parlarsi più" si è davvero a un punto critico! Tenere aperto il dialogo è dare ossigeno all’amore: l’ossigeno, da solo, non basta a dare vita, però è essenziale. Il Natale può essere un momento privilegiato di dialogo e incontro in famiglia per dare ossigeno all’amore. Nella famiglia è essenziale la fiducia, principio della fede. La decisione che accomuna Maria e Giuseppe, in un passaggio altamente drammatico della loro esistenza, quando lei fu chiamata ad accettare la maternità divina e lui a credere alle parole-spiegazione dell’Angelo circa la gravidanza della fidanzata, è la fede in Dio. Essi non fanno altro che mettere Dio al primo posto, considerando le sue esigenze prioritarie rispetto alle considerazioni umane, alle dicerie della gente e addirittura al buon senso. Ora, una scelta del genere, prima o poi, in contesti diversissimi e certo meno drammatici, si ripropone ad ogni coppia. Sposarsi implica anche la definizione di una scala di valori e priorità. Determinante, per tutti, è la scelta del valore da mettere al primo posto: il denaro, la carriera, l’immagine e il ruolo sociale, i figli, Dio. La famiglia come rifugio nei tempi di crisi. Maria e Giuseppe vissero l’esperienza della povertà, dell’esilio: vissero la crisi economica nelle sue varie sfaccettature. Noi ci apprestiamo a vivere un Natale di crisi. Forse ci possono aiutare le parole del teologo-martire Bonhoeffer nel Natale del 1943, in una lettera ai genitori dal carcere: «Dovunque ci sarà un Natale molto povero e silenzioso, più tardi i bambini se lo ricorderanno a lungo. Forse proprio per questo qualcuno s’accorgerà di cosa sia veramente il Natale». Battista Galvagno |
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