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N. 12 dicembre 2008
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Problemi attuali di mariologia di GIUSEPPE DAMINELLI, smm Doni di Dio
da rivisitare La Madonna dischiude la ricchezza delle virtù
che hanno dato spessore alla sua persona: la fortezza, il coraggio, la
disponibilità al martirio, in ogni stagione della sua vita. Sorprendente il comportamento di Maria nella notte di Betlemme. Dopo aver visto, i pastori riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Che non sia un atteggiamento sporadico, ma caratterizzante la vita quotidiana di Maria di Nazaret, si vede dal fatto che l’evangelista Luca lo richiama anche al termine del racconto del ritrovamento di Gesù nel Tempio: «Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51). Maria non ha custodito i doni ricevuti come fece il servo della parabola evangelica che preso il talento andò, per paura e pigro egoismo, a seppellirlo sotterra (Mt 25,1430). Li ha conservati in cuore come dei semi, lasciando che, eventi e parole confrontati tra loro, le rivelassero il significato con trasparenza, facendo nascere e sviluppare i convincimenti ispiratori di scelte di vita.
Consapevoli, come dice san Paolo, che «abbiamo un tesoro in vasi di creta» (2Cor 4,7), il custodire i doni di natura e di grazia ricevuti da Dio e dal prossimo implica proteggerli, difenderli, conservarli, non dissiparli, non vanificarli... Il custodire nel «cuore» non solo non fa dimenticare i doni ricevuti, ma permette di riscoprirli, facendo sì che quanto custodito fedelmente non invecchi, ma sprigioni, senza stanchezze o abitudini, la sua perenne giovinezza. I doni di Dio e del prossimo vanno rivisitati nel loro valore, riconsiderati e ricontemplati, affinché non vengano meno il gusto e l’interesse: è la strada per assimilarli meglio e farli crescere. Nella prova... Se il momento della nascita è la parabola dell’intera esistenza, si capisce bene che proprio dalla sofferenza fiorisce la gioia più vera della vita. Vivere richiede dunque fortezza nella prova e coraggio sotto la croce. La Madre di Gesù lo ha appreso presto, con la vocazione della maternità: il primo dolore fu il pensiero del promesso sposo, il quale l’avrebbe trovata incinta senza che ella potesse spiegargli il mistero che l’aveva pervasa. Si mostrò forte la Vergine Madre nel mettersi in viaggio, di fretta, da sola, per le montagne di Giuda: la sosteneva il coraggio della missione che doveva compiere, più forte di ogni sua debolezza. Anche nella notte di Betlemme, strapiena di gioia celeste e terrestre, sull’animo di Maria pesò la sofferenza di non aver trovato posto nell’albergo; e non tanto per sé, quanto per il Verbo di Dio che poneva la sua dimora tra gli uomini. Ci volle coraggio anche per partire verso l’Egitto, facendosi profuga ed esule in un Paese straniero. Il segno doloroso della spada che trafigge l’animo l’attendeva in cima ai gradini del Tempio, dove si era recata gioiosa per consacrare a Dio il suo primogenito. E l’angoscia le prese le viscere nel sereno ritorno a casa dal pellegrinaggio familiare a Gerusalemme, quando insieme con Gesù dodicenne si sentì essa stessa una madre smarrita. E infine l’attendeva la croce, albero di morte e di vita: fu la beatitudine della fede a tenerla salda in piedi, trafitta mortalmente nell’animo ma non vinta. Come i martiri di Cristo! Così la loda infatti la Chiesa: «Beata la Vergine Maria, che senza morire meritò sotto la croce la palma del martirio» (acclamazione al Vangelo, B.V.M. Addolorata).
«Ci vuole sacrificio» Fortezza, coraggio, disponibilità al martirio: sono qualità diverse eppure connesse. Sono doni da invocare dallo Spirito Santo. Ci vuole coraggio per crescere, per vivere, per amare; non giova fuggire davanti alla fatica o muoversi dopo che i problemi siano risolti e le difficoltà superate, ma bisogna camminare anche nella prova, nello smarrimento. Ci vuole sacrificio per vivere mettendo in pratica con fedeltà il Vangelo, senza compromessi, facili correttivi, scelte di comodo, parzialità. Maria provoca a coltivare la virtù della fortezza, che anima il martirio: questo del resto vuol dire testimoniare di persona. Se è difficile ipotizzarsi martire, è tuttavia importante per il cristiano sapere che, in forza dello Spirito che lo ha cristificato, egli può anche diventarlo! I frutti dello Spirito Muovere dei passi, uno dopo l’altro, superando l’instabilità del mantenersi in equilibrio momentaneamente su un solo piede, è simbolo della crescita. Lo ha sperimentato Maria, donna in cammino su questa terra fino alle altezze del cielo. I percorsi da lei compiuti lungo le strade della Palestina assurgono a simbolo del suo itinerario di maturazione interiore, del suo avanzare nella peregrinazione della fede (cf LG 58): il viaggio da Nazaret ai monti della Giudea per visitare Elisabetta; il recarsi da Nazaret a Betlemme e poi in Egitto; i pellegrinaggi a Gerusalemme per presentare il Figlio al Tempio, per la festa di Pasqua con Gesù e Giuseppe, e infine la salita alla Città santa per la Pasqua di morte e risurrezione del Figlio redentore. Il battesimo instrada il cristiano in un cammino continuo, in virtù di una forza viva iniziale: la maturazione spirituale non è che il frutto di quanto si è andato sviluppando a partire da un piccolo seme. I doni dello Spirito, infatti, non sono un capitale, ma sono dei semi: è il messaggio delle parabole del seminatore (cf Lc 8,4-11) e del regno dei cieli (cf Mc 4,26-32). È dentro la logica evangelica del granello di senapa, e non in quella del capitale-mercato, che avvengono lo sviluppo dinamico dei doni dello Spirito e la crescita della vita spirituale. Del resto, san Paolo parla di frutti dello Spirito (cf Gal 5,22), indicando così che si tratta di approdi cui si perviene in misura del cammino che si è disposti a percorrere. Un passo alla volta Alla meta non si arriva subito e neppure tutti contemporaneamente. È meglio procedere in compagnia, ma occorre saper affrontare tratti di strada anche da soli. È fondamentale apprendere a muovere un passo alla volta e nella direzione giusta. Decisivo ai fini del successo di un cammino è sapere dove si è diretti e, senza dubbio, occorre perseveranza.
Conoscenza di sé Aperta a Dio e al prossimo, la Donna dell’Annunciazione e della Visitazione, di Betlemme e di Gerusalemme, delle nozze di Cana e della Croce, dischiude la ricchezza delle virtù che hanno dato spessore alla sua persona, in ogni stagione della sua vita. Varcare la soglia della conoscenza di sé, per potenziare ciò che merita e ridurre il peso di ciò che invece inganna, è prezioso esercizio di crescita umana e cristiana.
Giuseppe Daminelli |
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