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N. 12 dicembre 2008
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Studi e ricerche di SALVATORE M. PERRELLA osm L’Eucaristia
e Maria «L’invito del Signore rivolto agli Apostoli
nell’ultima Cena di celebrare il suo memoriale, si accompagna a quello
indirizzato dalla Vergine ai servitori delle nozze di Cana». È vero, Maria ha incarnato «con l’intera sua vita la logica dell’Eucaristia», ha riaffermato Giovanni Paolo II nella sua ultima lettera apostolica Mane nobiscum, del 7 ottobre 2004, in quanto la Madre del Signore ha accolto in sé la pienezza dell’amore di Dio e ha contribuito come madre e serva del Signore a diffonderlo, al livello più alto possibile ad una creatura umana, con la sua piena partecipazione ai dolori e alle gioie del mistero e ministero evangelico e salvifico del Figlio. L’invito eucaristico del Signore rivolto agli Apostoli nell’ultima Cena di celebrare il suo memoriale (cf Lc 22,19), si accompagna a quello indirizzato dalla Vergine ai servitori delle nozze di Cana, quando il Figlio-Messia cambiò l’acqua in vino. Leggendo e approfondendo la sacra Pagina si può ben dire che la Madre di Gesù ha esercitato la sua fede eucaristica prima ancora che essa fosse istituita. Maria, infatti, ha offerto il suo grembo verginale per l’incarnazione del Verbo e ha concepito teologalmente nell’Annunciazione il Figlio dell’Altissimo nella verità anche fisica del suo corpo e del suo sangue, anticipando in sé ciò che si realizza sacramentalmente in ogni credente che riceve, nel segno del pane e del vino, il Corpo e il Sangue del Signore. Per cui, asserisce il Santo Padre: «C’è pertanto un’analogia profonda tra il Fiat pronunciato da Maria alle parole dell’Angelo e l’Amen che ogni fedele pronuncia quando riceve il Corpo del Signore... Maria ha anticipato, nel mistero dell’incarnazione, anche la fede eucaristica della Chiesa» (Ecclesia de Eucharistia 55). Alla ragazza di Nazareth fu chiesto dal messaggero celeste di credere che colui che avrebbe concepito «per opera dello Spirito» era «il Figlio di Dio»; Maria rispose con un fiat ponderato, risoluto, fidente e fondato sull’onnipotenza e sulla fedeltà dell’Altissimo, che non può ingannarsi né ingannare. In continuità con la fede della Serva del Signore, nel mistero eucaristico ci viene chiesto di credere che quello stesso Gesù, figlio di Dio e di Maria, si rende presente, con l’intero suo essere divino-umano, nei segni sacramentali del pane e del vino consacrati. Così il fedele nell’accostarsi al convito per ricevere il pasto eucaristico deve, sull’esempio di Maria, necessariamente rispondere con un convinto Amen! Si comprende, allora, come in ciò sussista una profonda analogia tra il Fiat della Madre del Mistero e l’Amen del credente proclamato con fede nell’assumere il Pane eucaristico: mysterium fidei!
Il primo tabernacolo Nel mistero dell’incarnazione e in quelli successivi attestatici dai Vangeli, osserva Giovanni Paolo II, che li rilegge in prospettiva eucaristica, Maria ha anticipato la fede della Chiesa nella presenza eucaristica del Signore. Visitando Elisabetta, Maria possiede "nel suo grembo" la presenza ipostatica del Verbo divino, che viene a visitare e a salvare il suo popolo una volta per tutte. Il Verbo umanato che Maria porta in grembo l’ha già resa, in qualche modo, «il primo tabernacolo» dove il Figlio di Dio, ancora invisibile agli occhi degli uomini, si concede all’adorazione dell’anziana parente (cf Ecclesia de Eucharistia 55). In quella circostanza dal cuore della Vergine Madre erompe il cantico più sublime dell’esperienza credente della Bibbia: il Magnificat; inno a caratura anche eucaristica – il termine greco Eucaristia significa appunto Rendimento di grazie –, di lode e di riconoscenza a Dio per le meraviglie operate in lei e nella historia salutis, secondo la promessa fatta ai padri e alla loro discendenza (cf Ecclesia de Eucharistia 58). L’Eucaristia è il memoriale del sacrificio di Cristo e della Chiesa, suo corpo mistico. Nessuna creatura come Maria fece sua, con tutta la vita accanto a Cristo, e non soltanto sul Calvario, la dimensione sacrificale dell’Eucaristia. Maria portò al Tempio il piccolo Gesù «per offrirlo al Signore» (Lc 2,22) e sentirsi predire dal vegliardo Simeone che quell’innocente sarebbe divenuto «segno di contraddizione» e che lei avrebbe avuto il cuore trapassato da una spada (cf Lc 2,34-35). Preparata giorno dopo giorno al sacrificio supremo del Calvario, la Serva del Signore sotto la croce del Figlio vive una sorta di «Eucaristia anticipata», una specie di "comunione spirituale", cioè di «desiderio e di offerta, che avrà il suo compimento nell’unione col Figlio nella passione, e si esprimerà poi, nel periodo postpasquale, nella sua partecipazione alla Celebrazione eucaristica, presieduta dagli Apostoli, quale "memoriale" della passione» (Ecclesia de Eucharistia 57). Giovanni Paolo II, insistendo sulla presenza e sulla partecipazione di Maria all’Eucarestia presieduta dagli Apostoli, fatto non documentato direttamente da nessun testo neotestamentario, ma non per questo improbabile e improponibile, immagina i sentimenti della Madre di Gesù nello sperimentare nella fede, nella personale memoria, nella celebrazione rituale eucaristica, la presenza misterica del Figlio. Per cui, scrive il Papa, «ricevere l’Eucaristia doveva significare per Maria quasi un ri-accogliere in grembo quel cuore che aveva battuto all’unisono col suo e un rivivere ciò che aveva sperimentato in prima persona presso la Croce» (Ecclesia de Eucharistia 56). L’accoglienza di Maria comporta, ribadisce Papa Wojtyla, «assumere al tempo stesso l’impegno di conformarci a Cristo, mettendoci alla scuola della Madre e lasciandoci accompagnare da lei» (Ecclesia de Eucharistia 57). Nel sacramento della presenza reale di Cristo, «la Chiesa si unisce pienamente a Cristo e al suo sacrificio, facendo suo lo spirito di Maria» (Ecclesia de Eucharistia 58), spirito che si esprime in modo mirabile nel suo Magnificat. Salvatore M. Perrella : N. Dell’Agli, Parola, Eucaristia e guarigione, Edb 2008, pp. 224, € 20,00; P. Claverie, Non sapevo il mio nome, Edb 2008, pp. 174, € 17,00.
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