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N. 12 dicembre 2008
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ARTE
Un nuovo schema iconografico
di JEAN-PAUL HERNANDEZ,sj Una promessa
reale «Molto presto nella preghiera della
Chiesa si sviluppa l’idea che la Vergine non abbia conosciuto la
morte». Molto presto nella preghiera della Chiesa si sviluppa l’idea che Maria non abbia conosciuto la morte, cioè non sia stata "divisa". La morte è divisione dalla vita. Divisione dalla comunità umana, cioè solitudine radicale. Divisione anche fra corpo e anima, come conseguenza di tutte le nostre divisioni. Questa divisione che Cristo ha preso interamente su di sé non ha più potere su Maria, così come nel compimento della storia non avrà più potere su di noi. Maria diventa allora per il credente una promessa reale. Una promessa in carne ed ossa. Alla fine della sua vita terrena, Maria non entra nella vita eterna attraverso la morte, bensì prosegue quella "vita eterna" che aveva già iniziato in terra. «Chi custodisce la mia parola non gusterà la morte mai», dice il Cristo nel Vangelo di Giovanni (8,51). Maria ha custodito prima nel grembo la Parola che si fa carne. Poi nel cuore «serbava tutte queste cose» (Lc 2,19). Per questo «non gusterà la morte mai».
Pienezza di vita Nella fede biblica, la "vita eterna", cioè il "compimento della vita", non è un’esistenza immateriale, come in altre tradizioni religiose. Ma la "pienezza di vita" si manifesta nella corporeità. Il corpo è quel limite nel quale l’uomo esiste. Ma proprio questo limite diventa il luogo del suo compimento. «Caro cardo salutis» (La carne è il cardine della salvezza) scrive Tertulliano. Perché chi riconosce la propria limitatezza, cioè il proprio corpo, si riconosce creatura. Ed è allora capace di accogliere il Creatore, come fa Maria. La carne di Maria canta la gioia di essere creatura, e vive allora in quel compimento che noi chiamiamo vita eterna. Corollario Come l’Assunzione, la Dormizione è un corollario della fede cristiana nella risurrezione della carne. Morire significa perdere il proprio corpo. Estraniarsi da esso. Colei che ha dato corpo alla Parola, corpo all’Amore, non sentirà mai il proprio corpo come estraneo. Il corpo di Maria non è la "pesante appendice" di un’esistenza angelica. Anzi, è proprio il corpo di Maria che Dio ha scelto per incarnarsi. Dio ha scelto Maria non per cercare altro se non il corpo. Maria è un corpo. E da questo corpo Dio entra nella limitatezza, nella storia della carne umana. E così rivela ogni limite, ogni corpo, come benedizione, come compimento della storia dell’uomo e della "storia di Dio". Credere nella risurrezione è credere che il corpo umano è l’ultima parola di Dio.
Il sonno Rispetto all’Assunzione, la Dormizione sottolinea maggiormente la dimensione dell’abbandono. L’ingresso nella pienezza della vita è simile all’abbandono che si vive nel sonno. Dormire è fidarsi. Ed è accettare di non controllare tutto, di non essere tutto. Che cos’è l’insonnia se non l’incapacità di "lasciare presa"? Dormire è accettare di essere creatura. Perciò la Bibbia è costellata di momenti di sonno. La stessa creazione della donna avviene nel sonno di Adamo. Molte rivelazioni e sogni mostrano come Dio si manifesti nell’abbandono di chi dorme. Giacobbe, Giuseppe, Salomone, ecc. L’amico di Dio sa dormire. Il salmo canta in effetti: «Il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno» (Sal 127,2). Nel Nuovo Testamento, Gesù stesso dorme nella tempesta, come affidamento radicale al Padre (Mc 4,38). Cristo chiama la morte stessa "sonno". «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme» (Mc 5,39). Questa parola del Signore è un’espressione "performativa", cioè realizza all’istante ciò che dichiara. E questa dichiarazione performativa sintetizza genialmente tutta la vita di Gesù di Nazaret. Con la sua vita, morte e risurrezione, Cristo ha trasformato la solitudine della morte in "sonno", cioè in luogo dell’abbandono, che è il compimento della relazione. L’apice del peccato (che è la morte come divisione radicale) diventa così apice della fede (che è l’affidamento totale). Perciò la Dormizione di Maria è il compimento dell’«Avvenga in me secondo la tua parola» (Lc 1,38).
Istanbul La sposa del Cantico, nell’attesa di essere visitata dall’amato esclama: «Io dormo, ma il mio cuore veglia» (Ct 5,2). Nello stesso modo la Dormizione di Maria fa coincidere la pienezza della vita (l’essere sveglio) con il lasciare presa (il dormire), affinché sia un altro a "prendere". Questo "lasciare presa" per "essere presa" è la dinamica interna dello schema iconografico della Dormizione, tale come va sviluppandosi nell’Oriente cristiano dall’inizio del secondo millennio. Ne troviamo un esempio particolarmente riuscito in un mosaico del sec. XIII situato sulla contro-facciata della chiesa di "San Salvatore in Chora", a Istanbul. Maria è distesa su un letto funebre e riposa sopra un panno rosso, simbolo della regalità. Lei è completamente rivestita di blu, colore dell’umanità. Essa è la nuova Eva, madre dei viventi. Le sue mani sono infatti unite sopra il grembo, luogo dove è stato custodito il Verbo. Il capezzale del letto, leggermente rialzato, mantiene la testa in posizione erta. Questo permette al suo volto di rimanere in relazione con la scena che la circonda. La Dormizione di Maria non interrompe la sua relazione con chi vive sulla terra. Intorno al letto stanno gli apostoli in atteggiamento liturgico. La Dormizione è una liturgia perché unisce il cielo e la terra. È un processo di trasformazione che consiste nel radicale abbandono. Si distingue un turibolo, perché la vita di Maria è stata come un incenso offerto gratuitamente, un profumo che promette già l’eternità. Si vedono anche dei paramenti sacerdotali, perché la Figlia di Sion è la carne che l’umanità ha offerto per permettere al Verbo di "prendere carne". Compare anche la Scrittura aperta, perché Maria è il "luogo" dove si compiono le Scritture: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,45). La Dormizione è una liturgia, ma al tempo stesso si può dire che ogni liturgia è una Dormizione. Perché nella preghiera liturgica il credente si lascia guidare, "lascia presa". E lascia che il suo cuore liberamente possa "vegliare", essere preso dal Signore. In alto a sinistra spuntano delle figure femminili che possono richiamare le altre "Marie". Esse avevano accompagnato Cristo al sepolcro e accompagnano adesso la Madre nel suo ultimo passaggio. La Dormizione, come ogni abbandono di sé, ha bisogno di accompagnamento. Ciò che fanno i dodici uomini, non può non essere accompagnato da una presenza femminile discreta che richiama l’affetto. La liturgia non può non essere accompagnata dal sentimento, dalla commozione del cuore, dal farsi vicino.
Il centro superiore del mosaico è occupato dalla mandorla di luce dove spicca la figura di Cristo che tiene in braccio Maria bambina. Si tratta di uno scambio di tenerezze. Tutte le tenerezze che Gesù di Nazaret ha ricevuto da bambino da parte della Madre, egli le ricambia adesso a colei che si abbandona come potrebbe farlo un bambino. La figura di Cristo è totalmente rivestita d’oro, segno di divinità e di fedeltà. La Dormizione di Maria è un mistero di fedeltà, così come lo sarà la nostra risurrezione. A inquadrare la figura di Cristo si staglia una mandorla di luce circondata da una mandorla di angeli. Gli angeli stanno a significare la presenza del cielo. In ogni Dormizione, in ogni affidamento radicale, il cielo tocca la terra. Questa doppia mandorla è come invasa di luce e riduce le variazioni cromatiche a una scala di grigi. «Su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo» (Lc 1,35). La simbologia della mandorla nella tradizione orientale ed occidentale è ricchissima. Il primo richiamo è quello dello scudo del vincitore, messo in verticale dietro al capo guerriero. La mandorla è dunque un annuncio di vittoria militare, esattamente come il termine greco "evangelion". La mandorla richiama allora la "buona notizia" della vittoria sulla morte. Il Cristo ha vinto la morte e il suo "pungiglione" non ha più potere su Maria, come non avrà più potere definitivo sull’umanità. Il secondo richiamo della mandorla è proprio il frutto. La mandorla è un frutto saporitissimo, protetto da una scorza che lo rende difficilmente accessibile. Così il Cristo. Frutto del ventre di Maria. Ma difficilmente accessibile. Sul nostro mosaico solo il libro delle Scritture e le teste dei due apostoli che si chinano riescono a superare la "scorza". Vale a dire: solo la Parola e l’umiltà di chi si inchina di fronte al mistero riescono a penetrare fino al frutto delizioso. Da ricordare che i sovrani dell’Oriente antico sono unti con olio di mandorla. Cristo, nella mandorla, è l’Unto (in greco "Cristos") per eccellenza. Una terza interpretazione della mandorla consiste nel vederci la forma della pupilla del felino. La pupilla capace di vedere nella notte. Questo è l’occhio della fede, capace di guardare attraverso ogni oscurità. L’avere Gesù Cristo sulla "retina" del nostro sguardo interiore diventa allora il poter guardare come un felino, attraverso la notte. Il mistero della Dormizione è allora un mistero di illuminazione sul compimento della vita. Jean-Paul Hernandez |
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