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N. 12 dicembre 2008
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Alla
scuola di Maria «Per sempre
dobbiamo benedirlo» «La Vergine è quella terra santa, nella
quale Dio ha voluto manifestare la sua misericordia e inviare il
Salvatore promesso». Più volte Dio dichiara per mezzo del profeta Isaia (41,4; 44,6; 48,12) di essere lui stesso il primo e l’ultimo; di essere Dio, lui solo. Rivela la stessa verità anche a san Giovanni nella sua Apocalisse (1,7; 22,13), affermando di essere lui il primo e l’ultimo. Sì, Dio è il principio di tutte le cose: loro centro e loro fine. È lui che ispira tutti i doveri della religione; lui che suscita tutti i movimenti di una singolare pietà verso la santa Vergine, di cui, però, lui solo dev’essere il fine; a lui devono riferirsi tutti gli esercizi di virtù che si compiono. Dio vuole che la sua santa Madre sia venerata in suo onore. È infatti per se stesso che Dio ha creato ogni cosa. Per sempre dobbiamo benedirlo e magnificare questo Signore che nel corso di tutti i secoli fa proclamare beata la sua santa Madre. Dio si è servito di lei come di una nube misteriosa che mostra e fa comprendere quanto sia elevata la sua grandezza. Maria è quella terra benedetta, nella quale Dio ha voluto manifestare la sua misericordia e inviare il Salvatore promesso. In Maria egli ha annunciato la pace al suo popolo, pacificando la sua collera e placando tutte le onde della sua indignazione. In lei, la misericordia e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate (Sal 84,1-11). Maria è la terra da Dio visitata e inebriata delle piogge della sua grazia, e ricolmata di abbondanti ricchezze (Sal 64,10); è la città di Dio, nella quale il Signore appare grande e infinitamente degno di lode; la santa montagna fondata nella gioia di tutta la terra (Sal 48,1-5) e le cui fondamenta sono elevate sulle più alte montagne. Di essa il Signore ama le porte più di tutte le dimore di Giacobbe, e di essa si dicono cose veramente gloriose (Sal 86,1-3).
Ma chi ha fatto ed operato tutte queste meraviglie? Non è forse il Signore, che è il primo e l’ultimo? Lodiamolo nelle meraviglie che egli ha compiuto nella gloriosa Vergine. Lodiamolo per la sua sconfinata grandezza. Lodiamolo in questo santuario della sua divinità, in questo firmamento sfolgorante della sua potenza. «È con questa potenza – dice l’illustre vescovo di Loreto, Benzonius, nel suo Commento al Salmo 86 – che bisogna misurare le prerogative della Vergine, come ella stessa ha divinamente cantato nel suo Cantico: "Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente", e come l’Angelo aveva annunciato: "Nulla è impossibile a Dio"». Scrive ancora quel grande Prelato: «Possiamo chiamare Maria lo stendardo della divina potenza, perché in lei il Creatore del cielo e della terra ha manifestato i suoi più grandi miracoli. Quando il Profeta-Re (Sal 8,4) ammira il nome del Signore su tutta la terra e contempla i cieli, la luna e le stelle, egli ne parla come di opere del dito di Dio. Ma quando Maria svela ciò che Dio ha operato in lei, ella afferma che Dio ha spiegato la potenza del suo braccio». I sapienti hanno degnamente osservato che gli attributi di Dio risplendono più in lei che nel resto delle creature, e che Dio vi è più conosciuto. Dio, infatti, distribuisce differentemente i suoi doni, secondo il suo beneplacito e secondo la misura data da Gesù Cristo. Così, tutte le grazie, pienezze, privilegi e doni sparsi nei santi si trovano radunati in questa beata Signora. Sono grazie e doni che manifestano in modo mirabile la grandezza, l’onnipotenza, la sapienza, la potenza, la bontà, la misericordia, l’amore di Dio e gli altri suoi attributi e che, facendolo conoscere, danno motivo di glorificarlo grandemente. Alberto Rum |
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