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N. 12 dicembre 2008
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Con
Maria nel nuovo millennio di STEFANO DE FIORES, smm Questa nostra
attesa... «Senza sperare non si può vivere. Ma la
Vergine ci invita a guardare in avanti verso il Signore che ritornerà,
anche se il rapporto con l’avvenire è sotto il segno della
difficoltà». Si constata oggi una strana reazione degli esseri umani di fronte al futuro. Essi ne sentono il fascino, tanto da sviluppare la nuova scienza della futurologia, ne patiscono lo choc a motivo della tensione frantumante e del disorientamento causati dai veloci mutamenti. Nello stesso tempo hanno paura del futuro come di un mostro feroce che può divorare tutto e distruggere ogni traccia di vita sulla terra. Perciò si registra nel nostro tempo una profonda crisi di speranza che sembra relegata in esilio. Al suo posto subentra facilmente la disperazione. Se ci chiediamo quale sia la causa di questa disperazione che minaccia il mondo tecnologico, occorre superare le risposte immediate e parziali. Al di là dei dissesti economici, delle delusioni amorose, delle separazioni familiari, della solitudine e dell’incomunicabilità..., la ragione profonda di tanti gesti inconsulti sta generalmente in un’insanabile depressione corredata di spinte necrofile.
San Luigi M. da Montfort Non così san Luigi M. da Montfort, che ha elaborato una visione grandiosa degli ultimi tempi della Chiesa, che presentano un duplice carattere: cristologico e pneumatologico. I tempi finali sono contrassegnati innanzitutto dalla seconda o ultima venuta di Gesù, poiché è certo che egli verrà ancora una volta sulla terra (Trattato della vera devozione a Maria, 158) «per regnare dappertutto e per giudicare i vivi e i morti» (Il Segreto di Maria, 58). Questa venuta si realizza in due scansioni successive: prima si attuerà il regno di Gesù Cristo quando egli sarà più conosciuto, amato e obbedito, poi ritornerà personalmente nella parusia per il giudizio finale. Montfort pensa a questa seconda venuta di Gesù come ad un evento «glorioso e risplendente» (Trattato della vera devozione a Maria, 158). I tempi finali della Chiesa sperimenteranno anche la venuta dello Spirito, che Montfort immagina come un diluvio di fuoco. Anche se unico, questo diluvio dello Spirito, al pari della seconda venuta di Gesù, implica due fasi successive e analoghe: il «diluvio di fuoco» si manifesterà prima come amore irresistibile tale da riformare la Chiesa e convertire i popoli, poi come giustizia in quanto la collera divina «ridurrà in cenere tutta la terra» (Preghiera infocata, 16-17). Nel pensiero di Montfort le prospettive cristologica e penumatologica coincidono nel presentare il tempo della Chiesa come regno di Cristo e insieme regno dello Spirito, in cui una nuova pentecoste trasformerà la Chiesa nella comunità dei veri discepoli, che per opera dello Spirito in collaborazione con Maria saranno trasformati in grandi santi e in apostoli degli ultimi tempi. Non si tratterà di regno assoluto e incontrastato, perché coesisterà con quello di Satana e i figli di Belial si batteranno fino al parossismo con la stirpe di Maria (Trattato della vera devozione a Maria, 51-54). È importante rilevare per il nostro scopo come Montfort sia tutto proteso a realizzare il regno di Gesù Cristo, che non consiste nel ritorno del Messia in persona, ma nella sua venuta storico-salvifica nel mondo mediante un’autentica devozione a Maria come perfetta rinnovazione delle promesse del battesimo (Trattato della vera devozione a Maria, 120-126). Prima della venuta personale del giudice dei vivi e dei morti, interessa tutto l’impegno missionario perché Gesù regni nel mondo. In questa chiave leggiamo il primo numero del Trattato della vera devozione a Maria: «Mediante Maria Gesù Cristo è venuto nel mondo, ancora mediante lei deve regnare nel mondo».
I poveri del Signore Il mondo contemporaneo, guardando a Maria, trova in lei una chance e un paradigma per ricuperare la dimensione messianica del cristianesimo. Infatti l’esistenza della Vergine di Nazareth si è svolta tra le due venute di Cristo. Tutta la sua vita è stata un’attesa del Messia che doveva venire per la prima volta nell’umiltà della condizione umana, e doveva ritornare sulle nubi del cielo così come era stato visto salire (At 1,11). Giustamente il Vaticano II pone Maria tra i poveri del Signore che lo attendono e lo accolgono, poiché con lei, eccelsa Figlia di Sion, «si compiono i tempi e s’instaura una nuova economia» (LG 55). Una singolare esperienza di Dio La tradizione cristiana formalizza questo atteggiamento nel tipo iconografico della Vergine in attesa. Talvolta ci si limita alla raffigurazione di lei incinta, come avviene nella famosa Madonna del parto di Piero della Francesca. Più spesso Maria è rappresentata con il ventre visibilmente gonfio, in atto di leggere un libro che può essere la Bibbia o il cantico del Magnificat. Ambedue le versioni si avvicinano al vero, perché la spiritualità di Maria è ispirata alla parola di Dio che diviene lampada per i suoi passi e prezioso strumento di preghiera. E d’altra parte il Magnificat che Luca le attribuisce perché certamente rivela la sua spiritualità, è pronunciato da Maria proprio durante la gravidanza quando fece visita alla parente Elisabetta. Il cantico mariano mentre racconta la singolare esperienza di Dio compiuta da Maria con la sua maternità messianica, narra insieme il futuro instaurato dal concepimento verginale del Messia. A partire da quell’evento muteranno i rapporti nella storia del mondo. Ma poiché Maria ha contemplato il volto del Messia non solo nella sua nascita e infanzia ma anche nel corso della realizzazione della sua opera salvifica, ella ci invita a volgerci indietro per ritrovare l’autentica identità del Messia. È il Messia-re davidico dal regno che non avrà fine, ma si tratta di un re mansueto che non procede con violenza o con l’esercizio del potere sugli altri. È il Messia-profeta che si batte per la verità e la giustizia, ma nello stesso tempo s’immedesima nella figura del Servo di JHWH che si addossa il peccato del mondo e lo ripara. È il Messia-sacerdote che s’immola per amore quale dono incondizionato e che s’identifica con il Figlio dell’uomo, che passa dall’umiliazione all’intronizzazione alla destra di Dio.
Maria vide e contemplò con occhi di madre e di credente il volto accogliente di Cristo maestro di sapienza che invitava a sé tutti i cuori per ricolmarli di felicità, il volto serio del profeta che piangeva sulla sorte di Gerusalemme, il volto insanguinato del Servo di JHWH che offriva la sua vita in riscatto per la moltitudine, il volto radioso del Risorto che donava agli apostoli lo Spirito e la pace, il volto benedicente del Figlio dell’uomo che lasciava il mondo e ritornava al Padre. Egli verrà... Unica persona che lega l’incarnazione alla Pentecoste, Maria è esempio significativo di attesa del ritorno di Cristo. Ella ci invita a guardare in avanti verso il Signore che ritornerà, secondo la promessa angelica. La Madre di Gesù ha ascoltato questo messaggio al momento dell’Ascensione e secondo il suo modo abituale ha adeguato la sua esistenza al ritmo della parola di Dio. Se una madre anela a vivere con suo figlio e aspetta l’ora felice di ricongiungersi a lui, questo vale tanto più per Maria che con la comunità primitiva proclama: Gesù è il Signore! L’affetto materno coincide in lei con l’amore di Dio sopra ogni cosa. E quante volte avrà cantato o implorato anche lei con i fedeli cristiani: Maranathà, vieni Signore Gesù! Per tutti i discepoli vale la consegna del divino Maestro contenuta nella parabola delle dieci vergini: «Vegliate perché non sapete né il giorno né l’ora» (Mt 25,13). In Maria questa consegna diviene vita, poiché nessuno come lei è la Vergine in attesa che va incontro allo Sposo «con più chiara lampa» (Petrarca). Pegno di questo incontro definitivo è la comunione sacramentale che Maria con la comunità di Gerusalemme riceve «con gioia e semplicità di cuore» (At 2,46). Maria partecipa non solo alla celebrazione domestica dell’Eucaristia, ma anche ai sentimenti che animano i discepoli del Signore: la gioia o giubilo che proviene dalla fede (cf At 8,8.39; 13,48.52; 16,34) e che ella ha sperimentato ed espresso nel Magnificat (Lc 1,46-47) e la semplicità di cuore, propria del povero di JHWH e della persona evangelica. Stefano De Fiores, smm |
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