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N. 12 dicembre 2008
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Incontri con Maria nel terzo millennio
di MARIA DI LORENZO È il cuore
della Chiesa La "funzione" della Madonna nella
vita dei credenti secondo la carmelitana scalza Edith Stein, martire di
Auschwitz, in anni recenti proclamata da Giovanni Paolo II compatrona d’Europa. «Se c’è stato Auschwitz, allora non può esserci Dio». È ciò che si è sentito affermare spesso in questi anni, nell’ultimo scorcio di un secolo, il ‘900, così duramente segnato da tragedie. Dal fondo più buio della notte c’è un volto che riemerge, una voce, un nome: Edith Stein, la religiosa carmelitana morta ad Auschwitz in una camera a gas nell’agosto del 1942. Una ebrea. Una filosofa. Una monaca. Una martire. Convertita dall’ebraismo al cattolicesimo attraverso il filtro dell’ateismo, e passata dalla speculazione filosofica al chiostro dopo essere stata un giorno "folgorata" dalla lettura della vita di santa Teresa d’Avila. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la sua vicenda è balzata via via all’attenzione della comunità internazionale, rivelando la sua grande statura, non solo filosofica ma anche religiosa, e il suo originale cammino di santità: era stata una filosofa della scuola fenomenologica di Husserl, una femminista ante litteram, teologa e mistica, autrice di opere di profonda spiritualità, ebrea e agnostica, monaca e martire; «Una personalità – come disse Giovanni Paolo II – che porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica del nostro secolo».
La santità di Edith Stein, prima donna di origine ebrea dei tempi moderni a salire sugli altari, non può comprendersi se non alla luce di Maria, modello di ogni anima consacrata. San Bonaventura affermava che Dio può creare anche altri mondi, più grandi di quello in cui noi abitiamo, e cose ancor più belle di quelle che conosciamo, ma non può mai creare un’altra Maria. Maria è il capolavoro di Dio. E il Carmelo è fondato proprio sulla devozione alla Tuttasanta. Il Carmelo, si dice, esiste per Maria: «Totus marianus», viene definito. Ogni carmelitana scalza per santa Teresa d’Avila doveva divenire una immagine vivente di Maria. I monasteri che l’alacre riformatrice del Carmelo veniva via via creando li chiamava non a caso «I colombai della Vergine». Maria, dunque, è il modello di suor Teresa Benedetta della Croce, carmelitana scalza; modello di consacrazione a Dio, nonché di apostolato, l’apostolato dell’amore divino, nutrito di preghiera, di silenzio e d’immolazione. Non è certamente un caso che l’ebrea Edith Stein, una volta convertita al cattolicesimo, sia attratta fin da subito dal Carmelo, Ordine contemplativo sorto nel XII secolo in Palestina, vero "giardino" di vita cristiana (la parola Karmel significa difatti Giardino), tutto orientato verso la devozione specifica a Maria, come segno di obbedienza assoluta a Dio. Abitare il silenzio Sulla Madre di Cristo la Stein, divenuta suor Teresa Benedetta della Croce, ci ha lasciato pagine di grande bellezza e profondità spirituale.
«Chiamare Maria nostra madre – lei scriveva – non è una semplice immagine. Maria è nostra madre in un senso reale ed eminente, in un senso, cioè, che trascende la maternità terrena. Ella ci ha generato alla vita della grazia, quando ha donato tutta se stessa, tutto il suo essere, il suo corpo e la sua anima, alla maternità divina. È per questo che ci è tanto vicina. Ci ama e ci conosce, s’impegna a fare di ciascuno di noi ciò che dev’essere; soprattutto a portare ciascuno di noi alla più intima unità col Signore… Ma come la grazia non può compiere la propria azione nelle anime se esse non le si aprono con tutta libertà, così anche Maria non può realizzare in pieno la sua maternità, se gli uomini non si abbandonano a lei…». Un saggio da lei composto per un circolo di donne cattoliche, pubblicato col titolo Le vie del silenzio, portava in calce una nota aggiunta in luogo della data che diceva: «Se proviamo a contemplare silenziosamente il cammino percorso dalla Madre di Dio, dalla Purificazione al Venerdì santo, sarà lei a farci trovare le vie del silenzio…». Abitare il silenzio, dunque, proprio come Maria, per essere ricettiva «alla verità, che ammaestra dal di dentro» (Imitazione di Cristo, III, I, 1), in quel silenzio concentrato in Dio che, diceva santa Teresa di Gesù, «è il più potente dei clamori»; imparare l’umiltà di Maria – fino ad avere un cuore del tutto dimentico di sé – nella vita quotidiana al Carmelo: umile, nascosta, continuamente orante. Come Maria nella propria casa di Nazaret. L’amore di Cristo fu il fuoco che incendiò tutta la vita di Teresa Benedetta della Croce, ma la sequela di Cristo non era possibile da realizzare se non con e per mezzo di Maria. «La sequela di Maria – aveva scritto – include quella di Cristo, perché Maria è la prima seguace di Cristo e la sua immagine più perfetta. Pertanto la sequela di Maria è doverosa non solo per le donne, ma per tutti i cristiani. Anche se per le donne essa ha tuttavia un significato specifico: le conduce ad esprimere in modo a loro conforme, in modo femminile, l’immagine di Cristo».
A propria immagine Stare ai piedi della croce per intercedere per tutti: il suo programma, il suo destino. Edith Stein parlava di Maria e tracciava l’itinerario della sua vita, allorché rifletteva sulla Passione: «La sera del Venerdì santo, ai piedi della croce. Il dolore della Madre di Dio è grande come il mare, lei vi sta immersa, ma è un dolore contenuto, ella trattiene con fermezza il cuore con la mano, perché non si spezzi, la morte vera appare in modo quasi spaventoso dalla bocca semiaperta del Salvatore. Ma la sua testa è rivolta verso la Madre, come per consolarla, e la croce è tutta luce: il legno della croce è divenuto luce del Cristo». «La redenzione – scriveva Edith Stein – fu decisa nell’eterno silenzio della vita divina e nel nascondimento della tranquilla dimora di Nazaret; la virtù dello Spirito Santo adombrò la Vergine mentre pregava, sola, e operò l’incarnazione del Redentore (…). La Vergine, che custodiva nel suo cuore ogni parola che Dio le rivolgeva, è il modello di quelle anime attente in cui rivive la preghiera di Gesù sommo sacerdote; e quelle anime che, dietro il suo esempio, si danno alla contemplazione della vita e della passione di Cristo, vengono scelte di preferenza dal Signore per essere gli strumenti delle sue grandi opere nella Chiesa». Prima di lasciare precipitosamente la Germania, il 31 dicembre del 1938, nel cuore della notte, suor Teresa Benedetta della Croce chiede di fermarsi qualche minuto nella chiesa "Maria della pace", per inginocchiarsi ai piedi della Vergine e domandare la sua materna protezione nell’avventurosa fuga verso il Carmelo di Echt. «Ella – aveva detto – può formare a propria immagine coloro che le appartengono». «E chi sta sotto la protezione di Maria – concludeva – è ben custodito». Maria Di Lorenzo
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