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N. 12 dicembre 2008
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Nella
famiglia paolina - Don
Alberione e Maria
23 proposte... del
Fondatore «I Paolini portano nel cuore un vivo
desiderio: che venga anche aggiunto (ai due dogmi definiti: l’Immacolato
Concepimento e l’Assunzione corporea di Maria) il terzo: la Mediazione
universale della Grazia, nell’ora da Dio segnata» (1953). Quanti di noi hanno vissuto la vigilia e lo svolgimento del Concilio vaticano II, conoscono il clima entusiastico di quei memorabili anni ’60 del Novecento. Ma se così fu sentito quel clima da tutta la Chiesa, ancor più intensamente fu avvertito da don Alberione, che in quel decennio visse momenti davvero magici di creatività e di coinvolgimento apostolico. È noto che il primo annuncio del Concilio fu dato da papa Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959, festa della Conversione di san Paolo, al termine di una celebrazione nella basilica ostiense. L’impressione fu enorme, soprattutto in coloro che avevano più a cuore il rinnovamento pastorale della Chiesa; e don Alberione era uno di questi. Immediatamente egli ne trasse la conseguenza che occorreva "aggiornare" non solo alcune strutture esteriori, ma prima di tutto sé stessi e la propria appartenenza religiosa. Già nel corso del 1959 abbiamo visto l’anziano Fondatore promuovere un cammino di formazione "integrale" intensiva per tutti i suoi religiosi: cammino culminato con la pubblicazione dell’opuscolo Maria Discepola e Maestra; poi egli indisse per la primavera del 1960 un raduno di tutti i Paolini della prima ora, per "aggiornarli" su ciò che era avvenuto mentre essi erano lontani.
«La Famiglia paolina si è completata», annunciò don Alberione in quella circostanza, e informò sulla nascita delle ultime due istituzioni intitolate esplicitamente a Maria: «Le Suore di Maria Regina Apostolorum, che sono appena nell’adolescenza; hanno per fine la preghiera e le iniziative vocazionarie, con il motto "Tutte le vocazioni, per tutti gli apostolati". E l’istituto Maria Ss. Annunziata, che comprende donne consacrate al Signore e dedicate ad apostolati nel mondo e con i mezzi del mondo» (Ut perfectus sit, 19). Con l’anima di Maria In quei giorni il Fondatore volle riassumere il suo insegnamento sulle devozioni da lui proposte – a Gesù divino maestro, a san Paolo apostolo, particolarmente a Maria – spiegando la natura e la finalità dei singoli istituti: «Le strutture canoniche e materiali – disse – sono come il corpo delle istituzioni; ma ad esse occorre dare l’anima, che è costituita dalla "pietà" e dallo "spirito proprio"». E per infondere anima e spirito alle nuove istituzioni (come aveva già fatto per le prime congregazioni), don Alberione ricorse al mezzo che gli era più congeniale: la composizione di preghiere allo scopo. Ecco alcune espressioni dell’orazione redatta per le Suore di Maria Regina Apostolorum:
E alle consacrate laiche dell’istituto Maria Ss. Annunziata, così don Alberione proponeva di pregare:
Una richiesta al Concilio Con lettera pontificia del 18 giugno 1959, don Alberione veniva invitato insieme con i Vescovi a partecipare alle sedute del Concilio vaticano II e, in antecedenza, ad esprimere i desideri (vota) della sua Congregazione sull’agenda dell’assemblea conciliare. Ovviamente la Santa Sede attendeva da lui un contributo specifico sulla "nuova evangelizzazione"; ed egli non mancò di fornire voti e proposte ben al di là della propria specializzazione. La cosa più sorprendente fu che delle 23 proposte avanzate da don Alberione, la prima fu la Definitio dogmatis Mediationis universalis gratiarum Beatæ Mariæ Virginis, cioè La definizione dogmatica della Mediazione universale di Grazia della B.V. Maria (cf Atti e Documenti Conc. Vat. II, 24 agosto 1959). Ma non fu una sorpresa per chi conosceva don Alberione. «Il titolo di Mediatrice universale – testimoniò M. Luigina Borrano Fsp – era uno dei "chiodi fissi" di don Alberione. Non ricordo in quale data, forse nel 1933, egli ci fece firmare una petizione alla Santa Sede perché la Madonna fosse proclamata ufficialmente sotto questo titolo».
Inoltre, in apertura dell’Anno mariano (8 dicembre 1953), don Alberione aveva affermato: «I Paolini portano nel cuore un vivo desiderio: che venga anche aggiunto [ai due dogmi definiti: l’Immacolato Concepimento e l’Assunzione corporea di Maria] il terzo: la Mediazione universale della Grazia, nell’ora da Dio segnata; ad onore della SS. Trinità, a vantaggio delle anime e della Chiesa, ad esaltazione della SS. Vergine» (San Paolo, dicembre 1953). Dello stesso periodo è la testimonianza che leggiamo in Abundantes divitiæ gratiæ suæ: «In uno dei sogni [Giacomo Alberione] interrogò Maria che [cosa] potesse ora fare la Famiglia paolina di ossequio, e quale omaggio attendesse dalla cristianità in questo momento storico. Maria si mostrava avvolta in luce oro-bianco, come la "Piena di grazia". Udì: "Sono la Mater divinæ gratiæ". Questo risponde al bisogno attuale della povera umanità e giova a far meglio conoscere l’ufficio che Maria attualmente compie in cielo: mediatrice universale della grazia» (AD 201). Ritorno alle radici Verso la fine degli anni ’60 don Alberione sentì ormai prossima la conclusione della sua esistenza e annotò sul suo taccuino il proprio "testamento spirituale". Ecco la parte finale:
Nei tre titoli – Madre, Maestra e Regina – troviamo il compendio di quella che è stata la devozione propria e caratteristica affidata dal Fondatore alla Famiglia paolina.
Dal 1938 (data della fondazione delle Suore di Gesù Buon Pastore), ai suddetti titoli era stato aggiunto quello di Madre del Divin Pastore, e a supporto di questo titolo aveva allegato una "coroncina" parallela alla coroncina a Maria regina degli apostoli. Ma una nuova preghiera, composta da don Alberione nel 1959 per le animatrici del centro di apostolato mariano "Mater Divinæ Gratiæ" di Rosta (Torino), ci riporta agli inizi dell’esperienza religiosa e mariana del giovane Alberione. Già conosciamo la sua devozione al piccolo Santuario della Madonna delle Grazie in Cherasco, cui egli aveva dedicato il suo primo libro. Ecco ora la sua ultima preghiera:
Eliseo Sgarbossa, ssp |
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