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N. 12 dicembre 2008
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Santuari mariani nel mondo - Giappone
- I più importanti santuari mariani della Nazione
a cura di BRUNO SIMONETTO 15 agosto 1549, una data
fondamentale In passato fu il Paese più isolato di tutti; a differenza dei 35 km della Manica che separano la Francia dall’Inghilterra, il Giappone è separato dalla Corea da ben 160 km, e dalle coste cinesi da oltre 800 km; quindi possiamo dire che il suo "splendido isolamento" lo allontanò dalle varie invasioni asiatiche, ma allo stesso tempo lo fece rinchiudere in se stesso. Il Giappone, essendo popolato da quasi 128 milioni di persone e con una superficie di 377.835 km², ha di conseguenza un’alta densità demografica, pari a 335 abitanti/km². Questo ha portato alla creazione di enormi città, a partire dalla capitale Tokyo, che ospita 12 milioni di abitanti nella prefettura, ma che negli anni ha formato un’enorme megalopoli di 27 milioni di abitanti con le città circostanti.
Le religioni del Paese Prima di osservare la storia del cristianesimo in Giappone, è opportuno esaminare sommariamente le basi ideologico-religiose del Paese dell’Estremo Oriente, osservando come queste si fondano su tre grandi espressioni di pensiero e di culto: shintoismo, confucianesimo e buddismo; forme di credenze che si fusero tra loro intorno all’anno 700. Eccone, in sintesi, la storia che ha pure condizionato, in qualche modo, la stessa comprensione del cristianesimo nel Paese.
Lo shintoismo prevede un profondo rispetto e culto per la natura concepita come un insieme di forze o entità, i Kami appunto, che circolano nel mondo animale, vegetale, minerale. Alberi, fiori, animali, fiumi, vento, pioggia, uomini, tutto è Kami. La fusione uomo-natura sarà una delle caratteristiche fondamentali che guiderà molte delle azioni individuali e collettive del Giappone. Tutto ciò che sfugge al controllo dell’uomo era manifestazione di un qualche Kami superiore, ma il giapponese non pensò mai a un’anima immortale. Lo shintoismo ha un atteggiamento positivo nei riguardi dell’esistenza, per cui i suoi culti sono sempre manifestazioni di famiglia, di clan. Dopo l’entrata degli influssi stranieri (buddismo, cultura cinese), lo shintoismo si adattò a vivere con le nuove credenze e dopo la restaurazione Meiji venne elevato a religione nazionale come elemento unitario della Nazione, ponendo l’accento soprattutto sulla fedeltà all’imperatore. Tuttavia, lo shintoismo dà grande importanza alla vita dello spirito e a quella ultraterrena; si immagina che gli spiriti dei morti si radunino sui monti e tornino di tanto in tanto a visitare i loro cari. Dopo la morte il corpo torna alla natura e durante la primavera, stagione in cui sbocciano i fiori di ciliegio, i defunti ricompaiono tra gli esseri viventi, così come a metà dell’estate.
Più che una religione, il confucianesimo è soprattutto un sistema morale che tende al bene pratico e considera il bene e il male solo come un problema di comportamento corretto o scorretto, in vista del mantenimento dell’ordine sociale. Il male è trasgredire a questi princìpi. Le due virtù fondamentali del confucianesimo sono la rettitudine (yi) e l’umanità (ren), concetti che hanno dominato per secoli la morale comune del popolo cinese, prima, e giapponese poi. Yi proibisce ad ogni uomo di venire meno ai doveri derivanti dalla sua posizione nella società; ren è la sensibilità umana, che consiste nell’amare il prossimo, cui non si deve fare ciò che non si desidera sia fatto a se stessi. Modello della società è la famiglia, e lo Stato viene concepito come una grande famiglia, con il monarca inteso come "padre e madre" dei sudditi e quindi, come egli deve paternamente e maternamente amare i sudditi, così questi gli devono amore, rispetto e obbedienza filiale. Fra l’altro, l’influenza del confucianesimo convalida la credenza che il Tenno, l’imperatore, è nakaima, cioè collegamento tra uomo e divino.
Aggiungiamo un paragrafo interessante, relativo alla figura di Maria nel buddismo. Il buddismo, nel senso stretto e originale, non parla di Dio, e quindi non potrebbe fare posto a una figura che corrisponderebbe alla Beata Vergine Maria nell’economia della salvezza. Nondimeno, il buddismo ha inculcato, fin dalle origini, la virtù fondamentale della benevola compassione (maitrè-karena) il cui esempio era una madre che si sacrificava per suo figlio: «Come una madre – canta un antico sutra (scritto sacro buddista) – ama e difende il suo figlio diletto a prezzo della propria vita, così voi, o monaci, dovete coltivare senza limite la virtù della benevola compassione verso tutte le cose viventi». Nel corso dei tempi, all’interno del buddismo mahayana (forma che prevale in Giappone, in Corea e in Cina), è apparso e si è diffuso il concetto di Kwannom-Bosatsu (in sanscrito, Bodhisattva Avalokitésvara, il Budda-madre dalla compassione infinita). La devozione a Kwannom-Bosatsu si è rapidamente propagata in Cina, in Corea e in Giappone. I numerosi templi dedicati a questo kwannom sono diventati i luoghi preferiti di pellegrinaggio buddista. Un dettaglio interessante della storia del cristianesimo in Giappone: una terribile persecuzione fu condotta contro i cristiani, durante i tre secoli del tempo in cui Tokugawa era shogun (governatore). I cattolici perseguitati hanno mantenuto la loro fede grazie alle piccole statue di Maria-Kwannom (Kwannom era una dea di misericordia, venerata dai buddisti). C’erano statue rappresentanti in apparenza Kwannom, ma che in realtà venivano venerate come la Beata Vergine Maria (spesso con Gesù tra le sue braccia). I cattolici sono sfuggiti in questo modo all’attenzione delle autorità. Oggi numerosi buddisti, specialmente quelli del Giappone, quando vengono a visitare l’Europa scelgono Lourdes come loro luogo preferito di pellegrinaggio. L’immagine di Maria, madre e sostegno dell’umanità ferita e sofferente, attira molto i cuori dei buddisti che evidentemente non dimenticano Kwannom.
La dinastia al potere, lo Shogunato Tokugawa, interpretò la presenza dei cristiani come una minaccia al controllo del Paese. Nel 1614 Tokugawa Ieyasu, dominus del Giappone, firmò un editto di espulsione dei cristiani e bandì il cristianesimo, espulse tutti gli stranieri e vietò ai cristiani giapponesi di praticare la loro religione. Ma i cristiani continuarono a professare la fede in modo sotterraneo. Per due secoli e mezzo l’unica porta aperta al commercio con l’Europa e con il continente asiatico rimaneva Nagasaki. Il porto, i suoi dintorni e le isole al largo della costa (Hirado, Narushima, Iki) offrirono rifugio a quello che restava della cristianità. Nel 1853 il Paese fu riaperto ai rapporti con l’estero: fu così che, pur essendo il proselitismo ancora vietato, giunsero molti religiosi di fede cattolica, e anche protestante e ortodossa. Il cristianesimo ancora una volta entrò nel Paese sulle rotte dei commerci e delle ambascerie, sbarcando nei porti di Kobe e di Yokohama. Con la restaurazione Meiji del 1871 venne poi introdotta la libertà religiosa, riconoscendo così alle comunità cristiane il diritto all’esistenza. Comunque, il cristianesimo in Giappone costituisce da sempre una religione fortemente minoritaria, contando appena 3 milioni di fedeli. Culto mariano Il culto, sukei, mariano in Giappone ha una storia a dir poco singolare. Era il 17 marzo 1865 quando un piccolo gruppo di "cristiani nascosti" di Urakami, in maggioranza donne, si presentò al missionario francese Petitjean nella nuova chiesa di Oura, alla periferia di Nagasaki. La frequentazione della chiesa, dove era stata da poco collocata una statua della Madonna con il Bambino in braccio, era riservata ai fedeli stranieri. La trisecolare Pax Tokugawa proibiva ancora ai locali di professare il cristianesimo. Già nella seconda metà del XVII secolo, a Nagasaki, per ingannare gli agenti del Governo di Tokugawa che perquisivano ogni casa a caccia di cristiani, si cominciò a produrre immagini in ceramica raffiguranti la Biruzen Santa Maruya (= Santa Vergine Maria) con le fattezze di Kwannom, in tutta l’Asia, dalla nativa India alla Cina, al Giappone, al Tibet e altri Paesi del buddismo mahayanico, venerata come bodhisattva (una sorta di santa) della "Misericordia". Dunque, quel 17 marzo il missionario era solo nell’edificio sacro quando Yuki, una delle donne del piccolo gruppo arrivato da Urakami, andandogli incontro chiese con sorprendente familiarità linguistica: «Santa Maria no gozo-wa doko? – Dov’è la statua di Santa Maria?». Il sacerdote, al colmo dello stupore, non trovava parole e guardava fisso l’interlocutrice. Un’altra donna, Teru, ripeté la domanda, dopo averlo così rassicurato: «Il nostro cuore e il tuo sono una cosa sola». Allora il missionario, con un commosso «Doozo, doozo! – Prego, prego! (Da questa parte)», le portò verso l’altare laterale, sul muro volto ad Oriente. «Sì, è lei, con in braccio il bambino Zezù», esclamarono le due donne, proferendo il nome di Gesù con una pronuncia che nei secoli si era andata un po’ modificando; mentre in quella lontana isola meridionale dell’Arcipelago nipponico era rimasta incredibilmente viva la devozione alla Vergine, anche se in modo nascosto. Dopo la libertà religiosa concessa con la Costituzione dell’11 febbraio 1889, il cristianesimo riprese il suo cammino in questo Paese dell’Estremo Oriente.
b.s. I più noti "luoghi" dedicati alla Madre della misericordia Più che tanti santuari frequentati da migliaia di pellegrini, in Giappone trovano posto "luoghi mariani", a volte quasi sconosciuti, ma pur sempre ricchi di suggestione, come il Viottolo della Vergine di Tsuwano, che serba memoria della dolce apparizione di Maria a Giovanni Battista Yasutaro, mentre era in carcere, in una cella di un metro per due, nel 1869, in attesa di essere portato al luogo del suo martirio. Vanno comunque ricordati, fra diversi altri, la Cattedrale di Santa
Maria di Tokyo, cuore cattolico del Paese del Sol Levante, il Santuario
di Nostra Signora di Akita, la "Città dell’Immacolata" di
Nagasaki.
1 - Cattedrale di Santa Maria – Tokyo Kenzo Tange (Osaka, 4 settembre 1913 – Tokyo, 22 marzo 2005) ha rappresentato per decenni il modello esotico e per certi versi confortante di un architetto non-europeo e non-americano apprezzato sia dagli europei sia dagli americani. La grandezza di Tange sta forse proprio nell’aver trovato una chiave tra la forma giapponese e l’innovazione occidentale. Ed è proprio questa, fra l’altro, la straordinaria nota architettonica della Chiesa-Cattedrale dedicata a "Santa Maria", cuore della Tokyo cattolica e mariana. Le biografie di Tange, infatti, segnalano i suoi studi di architettura medievale e rinascimentale, riferendosi in particolare proprio al disegno della Cattedrale cattolica di Tokyo. Secondo tradizione, la pianta della chiesa è a croce, affiancata da
alcuni edifici complementari, tra cui il battistero e il campanile; le
pareti della chiesa crescono secondo complesse linee paraboliche e si
congiungono in alto, disegnando una croce più stretta. Le superfici
interne sono in cemento a vista, all’esterno i rivestimenti lucidi
sono in acciaio. Le aperture sono strisce verticali in corrispondenza
delle linee di contatto tra le pareti; la luce, quindi, entra nella
chiesa come una lama e incontra le grigie pareti di calcestruzzo,
inclinate e incredibilmente incastrate tra loro, generando sorprendenti
chiaroscuri. La sacralità del luogo nasce da questi contrasti, la
spiritualità sembra incontrarsi e sposarsi con la meditazione e la
sobrietà.
2 - Nostra Signora di Akita – Akita (Niigata) Le apparizioni di Akita, nella Diocesi di Niigata, hanno per protagonista suor Agnese Katsuko Sasagawa, entrata a 42 anni nel convento delle Serve della Sacra Eucarestia. Come attestano i registri del 12 maggio 1973, la suora era completamente sorda e irrimediabilmente incurabile. Il 12 giugno 1973, suor Agnese sente una voce (la religiosa è completamente sorda), e mentre prega vede una luce brillante provenire dal tabernacolo; questo fenomeno si verifica per diversi giorni. Il 28 giugno, sulla sua mano sinistra appare una ferita a forma di croce, è molto dolorosa e le provoca una copiosa perdita di sangue. Il 6 luglio, entra per pregare nella Cappella davanti a una statua realizzata in legno dallo scultore buddista M. Saburo Wakasa. «Quando mi avvicinai alla statua – riferisce Agnese –, sentii che essa dava l’impressione di essere viva; era immersa nella luce e una voce risuonò nelle mie orecchie sorde». Secondo lei la Vergine le parlò esprimendo una promessa: «La tua sordità sarà guarita...». Il giorno seguente, quando le consorelle entrarono nella cappella per pregare davanti alla Vergine, scoprirono con stupore che dalla mano destra della statua fuoriusciva del sangue. Osservarono con maggiore attenzione constatando che c’era una ferita a forma di croce identica a quella che aveva suor Agnese. La ferita sanguinò tutti i venerdì del mese di luglio del 1973, così come avvenne con la ferita della religiosa. Di lì a poco suor Agnese riceve dalla Madonna un messaggio nel quale le viene chiesto di pregare per il Papa, i vescovi e i sacerdoti e in riparazione dei peccati di tutti gli uomini. L’Angelo che visitò la prima volta suor Agnese, ha continuato a parlarle per i 6 anni seguenti. Il 4 gennaio 1975 la statua di legno dalla quale suor Agnese aveva udito provenire la voce della Vergine inizia a lacrimare. La statuetta ha pianto per 101 volte nel corso dei sei anni e 8 mesi successivi. In diverse occasioni, la statua della Madonna ha anche sudato profusamente e, secondo vari testimoni, il sudore emanava un dolce profumo. Sul palmo della mano destra è apparsa una ferita a forma di croce dalla quale stillava del sangue. Centinaia di persone sono state testimoni dirette di questi eventi prodigiosi. Diverse indagini scientifiche sono state eseguite sul sangue e sulle lacrime prodotte dalla statua. Le analisi condotte dal professor Sagisaka della Facoltà di medicina legale dell’Università di Akita, hanno confermato che il sangue, le lacrime e il sudore erano veri e di origine umana. Erano di tre gruppi sanguigni: 0, B e AB. Nel 1984 il vescovo diocesano di Niigata, John Shojiro Ito, dopo avere consultato la Santa Sede, scrive una lettera pastorale nella quale riconosce la serie straordinaria degli eventi accaduti dal 1973 al 1981 attorno a una statua della "Signora dei Popoli" nel piccolo convento della Diocesi di Akita, affermando fra l’altro: «Il messaggio di Akita è la continuazione del messaggio di Fatima».
3 - "Città dell’Immacolata" – Nagasaki Anche in Giappone i cattolici festeggiano il 15 agosto Maria assunta in Cielo, mentre per i buddisti ricorre il giorno dei defunti. Le funzioni legate all’Assunzione riguardano anche la preghiera per la pace e il ricordo dei defunti della seconda guerra mondiale. A Nagasaki, infatti, dal 9 agosto 1945, quando l’esplosione atomica uccise quasi 75mila persone, i fedeli di ogni credo pregano per la pace. La bomba che fu lanciata su Nagasaki provocò anche la distruzione della Cattedrale più grande allora esistente in Estremo Oriente, quella di Urakami, dedicata all’Immacolata Concezione. Nella cappella della Cattedrale, infatti, troneggiava una statua di Maria che venne bruciata dalla bomba atomica barbaramente sganciata dagli americani. L’immagine, in legno, ispirata a un quadro dell’Immacolata del pittore spagnolo Murillo (1618-1682), arrivava dall’Italia. Alla fine della guerra, un monaco trappista di ritorno a casa, trovò, tra le macerie della chiesa, la testa della statua. Dopo averla tenuta diversi anni nel monastero dove risiedeva, a Hokkaido, padre Kaemon Noguchi decise, nel 30° anniversario del bombardamento (1975), di riportare l’immagine a Nagasaki. Qui è esposta all’interno della Cattedrale, ricostruita nel 1959.
A Nagasaki la spiritualità mariana di Lourdes è molto sentita, grazie soprattutto ai "Cavalieri dell’Immacolata", il movimento creato dal santo Massimiliano Kolbe all’interno dell’Ordine francescano conventuale, presente a Nagasaki dal 1931. Il convento dei Padri (detto Seibo-no-kishi in giapponese) è conosciuto come Città dell’Immacolata, per la spiritualità mariano-kolbiana che vi regna. Vi si custodisce una veneratissima immagine della Madonna di Lourdes, ed è meta di numerosi pellegrinaggi, soprattutto nei mesi di maggio e ottobre, quando si organizzano processioni e funzioni in onore di Maria. Nella Diocesi di Nagasaki, su 1 milione e mezzo di abitanti, i cattolici sono circa 80 mila. Bruno Simonetto, ssp Cartina topo-geografica dei santuari del Giappone
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