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N. 1 gennaio 2009
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Copertina di GIOVANNI CIRAVEGNA «A
Maria l’Angelo domanda essenzialmente una cosa: la fede!» (mons.
Luciano Monari). Quale artista non ha tentato almeno una volta di rappresentare, nelle forme espressive a lui più congeniali, la pagina evangelica dell’annuncio dell’Angelo a Maria? E la storia dell’arte cristiana ci consegna delle immagini mirabili che aiutano realmente a contemplare e rivivere questo mistero: mistero che richiede innanzitutto silenzio, lungo e profondo, come certamente è avvenuto in quella piccola dimora di Nazaret, in quel momento della storia – come commenta Joseph Ratzinger – «quando Dio ha potuto assumere un volto di uomo». Perché questo fosse possibile era necessario il sì di Maria, occorreva la disponibilità di una fanciulla che consegnasse tutta la sua vita nelle mani di Dio, come "serva" umile, generosa, fino all’impossibile. Dalla casa della giovane fanciulla promessa a Giuseppe, il pensiero vola spontaneo alla Nazaret di oggi, a quella grande e moderna basilica che copre e riveste il luogo del mistero, ove nei lavori di scavi e di costruzione furono trovati intonaci con graffiti riportanti simboli caratteristici delle comunità giudeo-cristiane.
La scoperta più significativa e che obbliga ogni pellegrino a sostare e meditare, oltre una croce cosmica, è l’iscrizione in caratteri maiuscoli greci XE MAPIA, cioè Kh(air)e Maria: Ave Maria! E qui veramente si prega e le parole dell’Ave Maria, troppe volte ripetute forse distrattamente, assumono una valenza nuova: è la fanciulla di Nazaret che le pronuncia con noi e ce le consegna, come se fossero apprese per la prima volta. Quando poi si contempla nella facciata principale la scena dell’Annunciazione, lo sguardo non può non essere attirato dalla lunga sequenza di raffigurazioni della Madonna che circondano tutto l’edificio, traduzione significativa di quanto ha espresso l’arte e la devozione popolare nelle diverse nazioni. Proprio in questa cornice, ultimamente ha preso avvio, al sabato sera, la bella tradizione della preghiera del rosario con la fiaccolata, come avviene in tanti altri santuari. La semplicità di una formella. Anche una piccola formella, come quella presentata in copertina, può diventare occasione per entrare silenziosamente nella profondità del mistero e cogliere quanto l’Evangelista ha voluto consegnare. Già la scelta dei colori è portatrice di un ricco messaggio: il bianco dell’angelo, che esprime luce, purezza, serenità, si accosta al rosso di Maria, per dire il suo amore fino alla donazione totale, perché nell’Annunciazione è già presente la Croce; e quelle mani della fanciulla raccolte sul grembo sono il segno più vero di una vita amorevolmente accolta e generosamente offerta.
Ogni artista che si confronta con la pagina di san Luca può lavorare con una sicura certezza: quell’Evangelista, come premette nel suo Vangelo, ha fatto delle accurate ricerche e a chi poteva rivolgersi se non direttamente a Maria, per avere notizie utili per descrivere quel meraviglioso quadro dell’Annunciazione? Tra l’altro, dice la tradizione, Luca era anche pittore. Con questa pagina di Vangelo davanti agli occhi, ognuno di noi può e deve diventare "pittore", proprio con questa convinzione: quel saluto dell’Angelo, quella perplessità della fanciulla, quella consegna del mistero, quel Fiat generoso, quelle parole intense… le ha confidate Maria stessa all’Evangelista, ed ora le consegna a noi, perché ognuno possa fare della propria vita un bel quadro dell’Annunciazione. Ecco perché la tradizione cristiana ha fatto della preghiera dell’Angelus una preghiera di vastità infinita, che segna il ritmo del giorno e del tempo, «una specie di respiro della terra verso il cielo» (Jean Guitton): espressione tipica della fede contadina, accompagnata tre volte al giorno dal suono delle campane. Preghiera da non lasciar cadere perché mantiene tutta la sua valenza di "grazia" e l’appuntamento domenicale del Papa ne è significativo richiamo e stimolo perché ognuno sappia, come Maria, essere attento alla voce del Signore che parla e chiama nei modi più impensati ed attende, come dalla fanciulla di Nazaret, il nostro sì. Giovanni Ciravegna |
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