![]() |
|
|
|
N. 1 gennaio 2009
|
La parola del Vescovo di Mons. GIUSEPPE CAVALLOTTO, vescovo di Cuneo e di Fossano Nelle Litanie lauretane, dopo esserci affidati alla "pietà" delle tre Persone della santa Trinità, fonte di salvezza e di misericordia, ci si rivolge a Maria. In primo luogo ella è invocata "Santa Madre di Dio". È l’appellativo più alto che definisce l’identità di Maria, il suo mistero, il suo posto nel piano della salvezza. Giustamente il grande poeta Dante canta Maria come «Vergine madre, Figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura». Il titolo "Madre di Dio" non è solo il primo, ma è l’anello portante dal quale discendono e al quale si annodano tutti i successivi appellativi dati a Maria. La maternità divina di Maria è dono di Dio, è scelta dall’Alto, come attesta il Vangelo: «L’Angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo"» (Lc 1,30-32). Tutto ciò sarà possibile perché «lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo» (Lc 1,35). Sarà dunque la potenza creatrice di Dio che, grazie all’azione dello Spirito Santo, renderà Maria madre del Figlio di Dio. È il mistero che contempliamo a Natale. Salita a Betlemme con Giuseppe, si compirono per Maria i giorni del parto. Ella «diede alla luce il suo Figlio… e lo depose in una mangiatoia» (Lc 2,7). Dinanzi a questo evento, l’Angelo può dire ai pastori: «Vi annuncio una grande gioia: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore» (Lc 2,10-11).
Fin dall’inizio della sua storia la Chiesa ha guardato a Maria come la Madre di Gesù, il Figlio di Dio e nostro Salvatore. In una delle sue prime lettere san Paolo scrive: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5). In forma solenne e vincolante il Concilio ecumenico di Efeso nel 431 proclama Maria "Theotòkos – Madre di Dio", la Madre del Dio incarnato, del Salvatore. Ancora oggi, nel primo giorno del nuovo anno solare, la liturgia canta: «Vergine Madre di Dio, Colui che il mondo non può contenere, facendosi uomo si chiuse nel tuo grembo». La maternità divina è il più alto privilegio di Maria, è il vertice della sua grandezza. Perché è stata scelta come Madre del Salvatore, Dio si è preparato in lei una degna dimora ed è stata concepita senza peccato. Ella è l’Immacolata. Avendo generato il Figlio di Dio, Maria non poteva conoscere la corruzione. Ella è l’Assunta in cielo. Perché è Madre di Dio, la Chiesa ha promosso feste e celebrazioni che con titoli diversi esaltano la grandezza di Maria, richiamano la sua cooperazione alla salvezza, sottolineano la sua intercessione a nostro favore. Tra i primi titoli sono da ricordare le celebrazioni di Maria madre del Signore, Madre del Salvatore, Tempio del Signore, Sede della Sapienza, Madre della Chiesa, Fonte della salvezza, Madre e Mediatrice di Grazia, Madre della speranza. Seguono i titoli che manifestano la sua intercessione: Maria madre della misericordia, della divina provvidenza, della consolazione, Aiuto dei cristiani, Salute degli infermi… Porta del cielo. Anche i titoli delle Litanie lauretane riprendono in parte quelli della tradizione liturgica e ne aggiungono altri. Tutti, però, fondati sulla maternità divina di Maria. Prega per noi, Santa Madre di Dio! Con questa invocazione noi ci mettiamo in ginocchio per contemplare, pieni di stupore, l’opera straordinaria compiuta da Dio in questa ragazza di Nazaret, nello stesso tempo per riconoscere, accogliere e adorare il mistero dell’incarnazione: il Figlio di Dio si è fatto uomo per salvarci. Invocando Maria madre di Dio, chiediamo sul suo esempio che Dio e la sua Parola dimorino in noi per diventare come lei veri credenti, testimoni di carità, portatori di speranza e di pace, annunciatori dell’amore di Dio e del Vangelo, promotori di vita. Rivolgendoci a Maria, la Madre di Dio nostro salvatore, e per questo Madre della Chiesa, noi ci affidiamo a lei come nostra madre, certi di trovare ascolto e aiuto nelle nostre infermità e difficoltà, nelle nostre pene e dolori, nel nostro cammino a volte contorto e confuso. Maria è la Madre della divina Grazia, della misericordia, del buon consiglio, della pace, della consolazione di chi è nell’afflizione. mons. Giuseppe Cavallotto, |
|