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N. 1 gennaio 2009
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Studi e ricerche di SALVATORE M. PERRELLA osm L’Eucaristia
e Maria La Vergine di Nazaret «è il luogo di una
singolare rivelazione delle Persone divine». Al centro della fede cristiana si trova la confessione del Dio unitrino e del suo agire salvifico comunionale a vantaggio dell’uomo/donna creato a sua immagine. Scrive, infatti, il recente Compendio della fede cattolica: «Il mistero centrale della fede e della vita cristiana è il mistero della Santissima Trinità. I cristiani vengono battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (n. 44). Nonostante la fondamentalità e l’imprescindibilità dell’assunto trinitario per la fede cristiana, molti pastori e teologi, osservando con grande parresia intellettuale e pastorale l’incidenza e la conoscenza della confessione del Dio trinitario nella vita quotidiana di una gran parte del popolo cristiano, hanno constatato e constatano ancora oggi una sorta di svuotamento trinitario, che si traduce nell’effettivo monoteismo non cristiano di molti cristiani. Nonostante il persistente invito a "riscoprire" la Trinità da parte di Giovanni Paolo II (si pensi agli input dati in tal senso dalla Tertio millennio adveniente, del 1994), la situazione non appare del tutto cambiata se il teologo Greshake ritiene che «l’esplicita confessione del Dio unitrino pare essere un relitto santificato e ritualizzato, che per lo più non si nega, trovando spazio nella omologia ecclesiale e nel gesto liturgico, senza però che plasmi l’atto di fede personale ed esistentivo e tanto meno la comprensione dell’esistenza e del mondo. Sembra piuttosto che per alcuni la Trinità sia un oggetto di speculazione concettuale e di cifratura mitologica».
Grazie al Vaticano II e agli sviluppi successivi del magistero e della teologia, il mistero della Trinità sta recuperando sempre più visibilità e conoscenza nella coscienza e nella prassi del popolo cristiano. Ciò è anche motivato dal fatto che sempre più, specie nei convulsi e contraddittori primi anni del secolo XXI, si ha l’avvertenza del tramonto di una certa forma di cristianesimo. In questi ultimi anni, comunque, ci si impegna ad orientare, nel solco della Rivelazione biblica e della genuina tradizione ecclesiale, il credente verso una conoscenza sistematica e teologico-ermeneutica dell’evento trinitario, con attenzione particolare alla teologia contemporanea e al problema di Dio nel postmoderno; è comunque garantito l’approccio apologetico per interpretare le relazioni infratrinitarie. Non si tratta di indagare il mistero di Dio in quanto mysterium logicum, bensì quale mysterium salutis, che è per noi e per la nostra salvezza. Di questo mistero di salvezza voluto dal Padre, realizzato dal Figlio e perpetuato dallo Spirito, l’Eucaristia, la Chiesa e Maria sono l’espressione ineludibile che continuamente richiamano, seppur in modo diverso, l’amore e la salvezza di Dio. La Trinità, infatti, è anche la chiave che schiude alla comprensione della Chiesa, come ha compreso il Vaticano II sin dalle prime battute della Costituzione de Ecclesia (cf Lumen gentium 1); ciò significa che la Chiesa è e deve sempre più essere "icona della Trinità". Anzi la stessa società umana afflitta da tante divisioni e discrepanze, grazie all’opera evangelizzatrice e testimoniale delle comunità dei discepoli disperse nel mondo, e, quindi, per trovare un futuro di senso ed eterno, deve modellarsi ad immagine della Trinità, poiché il Dio trinitario è comunione, invita alla comunione, si rende modello di una comunità che intenda vivere, nel mondo della natura e degli esseri umani, all’insegna della giustizia e della vitalità. Dalla Trinità anche Maria di Nazaret trova la motivazione e il senso della sua presenza e del suo servizio permanente, a partire dalla «pienezza del tempo» (cf Gal 4,4), nel mistero di Cristo e della Chiesa (cf Lumen gentium 52-53), per cui predestinata in uno con il Figlio, Maria è il luogo di una singolare rivelazione delle Persone divine: l’economia dell’alleanza si ritrova in lei in forma di grazia e di vita. Responsabilità Non c’è solo un cristocentrismo esistenziale nel magistero di Giovanni Paolo II; egli ha anche posseduto, per converso e per logica interna, una ecclesiologia cristocentrica, ispiratagli dal Vaticano II; essa, radicata nella Scrittura, trova il suo canovaccio nel n. 7 dell’enciclica Redemptor hominis del 1979. L’unione vitale della Chiesa a Cristo è garanzia di fecondità salvatrice anche per la Chiesa e i discepoli; tale unione e radicamento cristologico deve essere il compito permanente della Chiesa. La Chiesa, esperta in umanità, secondo la nota espressione di Paolo VI alle Nazioni unite (5 ottobre 1965), ha davanti a sé il compito permanente di approfondire e trasmettere la verità sull’uomo che da Cristo ha ricevuto; in questa grande e grave responsabilità pastorale e missionaria non le mancherà mai la grazia di Cristo, il sostegno dello Spirito e l’intercessione materna della Vergine. La storia umana, che la Chiesa non può non conoscere e non esserne vicina, con il suo fardello tragico e le sue imprevedibili incognite, ma anche con le sue promesse e le sue chances, è avvolta, penetrata e orientata dall’amore della Trinità, quale offerta di verità e di grazia alla libertà umana: lo sguardo d’amore misericorde del Padre, la solidarietà salvifica del Figlio che ha fatto suo ciò ch’è nostro e nostro ciò ch’è suo, il gemito inesprimibile dello Spirito che trasfigura nelle doglie di un parto cosmico il dramma della storia (cf Rm 8,22.19-21). Apertura La Chiesa vuole servire l’umanità contribuendo a far ri-aprire il proprio cuore e la propria esistenza al dono di un Dio che continuamente si offre come compagnia, redenzione, istruzione, amore, trasfigurazione e salvezza. Apertura che ha il suo modello nella fede con cui Maria di Nazaret ha accolto l’annuncio della venuta del Figlio di Dio nella sua carne e nella sua vita, e che sempre permane nel cuore della Chiesa grazie appunto alla materna presenza, in essa, della Madre del Signore e della Chiesa. Non va dimenticato che lo stesso sacramento del Pane eucaristico richiama il legame e il servizio reso dalla Vergine alla persona e all’opera di Cristo, che permangono attivi nella Chiesa mediante l’opera dello Spirito per volontà provvida del Padre. Salvatore M. Perrella
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