![]() |
|
|
|
N. 1 gennaio 2009
|
Alla
scuola di Maria Un invito cordiale e
fraterno «L’Ave
Maria è il complimento più perfetto che voi possiate rivolgere alla
Madonna» (Luigi Maria da Montfort). Caro lettore-pellegrino. Gesù ci ha insegnato a pregare con perseverante fiducia. Ci ha anche avvertiti che la casa del Signore – il nostro cuore, la chiesa, il tempio, il santuario – dev’essere casa di preghiera. Della preghiera cristiana, che è elevazione dell’anima a Dio o domanda a Dio di beni conformi alla sua volontà, Maria è modello e maestra. L’afferma chiaramente il Catechismo della Chiesa cattolica: «La preghiera di Maria è caratterizzata dalla sua fede e dall’offerta generosa di tutto il suo essere a Dio. La Madre di Gesù è anche la "Nuova Eva", la "Madre dei viventi": essa prega Gesù, suo figlio, per i bisogni degli uomini» (n. 546). La preghiera cristiana è mariana. «Per la sua singolare cooperazione all’azione dello Spirito Santo, la Chiesa ama pregare Maria e pregare con Maria, l’orante perfetta, per magnificare e invocare il Signore con lei. Maria, in effetti, ci "mostra la via" che è Gesù, suo figlio, l’unico mediatore» (n. 562).
Ora, questa mia pagina – elaborata nel corso del 150° anniversario delle apparizioni di Maria alla piccola Bernardetta, a Lourdes (1858-2008), vuol essere un invito fraterno ad amare e a dir sempre bene la preghiera dell’Ave Maria: la preghiera che le buone mamme insegnano ai loro figli sin dalla più tenera età. Esprimo il mio desiderio con le parole stesse di Luigi Maria da Montfort, grande missionario del sec. XVIII e autore del Trattato della vera devozione a Maria. «Sappiate – scrive il Santo – che dopo il Pater, la preghiera più bella di tutte è l’Ave Maria. È il complimento più perfetto che voi possiate rivolgere a Maria, poiché è quello che l’Altissimo le rivolse, per mezzo di un arcangelo, per conquistarne il cuore; e fu così efficace sul cuore di lei, a causa dei segreti incanti di cui è pieno, che Maria diede il proprio consenso all’incarnazione del Verbo, nonostante la sua profonda umiltà. Ed è con questo complimento, se detto come si deve, che voi pure conquisterete il suo cuore, infallibilmente» (VD 252). Alla luce di queste sue affermazioni, il Santo giunge a dire che «una sola Ave Maria pregata bene è più meritoria di centocinquanta dette male» (Segreto ammirabile del Santo Rosario n. 116).
Il saluto dell’Angelo («Gioisci! Rallgrati!») e l’invocazione del nome della Vergine (Maria) scaturiscono dalla fede che abbiamo nella presenza viva e operante di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa. Così, quasi a commento delle due prime parole dell’Ave Maria, è bene rileggere un brano della Costituzione dogmatica sulla Chiesa: «Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando, con tutto l’animo e senza peso alcuno di peccato, la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente» (LG 56). Alberto Rum |
|