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N. 1 gennaio 2009
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Conversazione
di GIUSEPPE PELIZZA sdb Se Dio è
relazione... Realizzazione di sé, ovvero capacità di dirsi
e di comunicare. È quanto ha fatto Cristo, il Logos, la Parola; e
questa Parola fa accadere una storia. Ma la parola non è solo all’inizio e alla fine della comunicazione della fede. La parola è il contenuto stesso della fede, tanto che i cristiani affermano che Gesù è la Parola del Padre fattasi carne per opera dello Spirito Santo. Tramite questa Parola, il Padre comunica con gli uomini. La decisione del Padre di venire incontro all’uomo è la ragione che spiega tutta la realtà creata; di tutto ciò che esiste essa è l’intima intelligibilità. Per due ragioni. La prima è che Dio è comunicazione, tanto al suo interno – per via delle relazioni trinitarie che sono sussistenti – quanto al suo esterno poiché vuole entrare in contatto con l’uomo per donargli la sua vita divina. La seconda è che se Dio è relazione, e questa è la sua gioia, allora anche l’uomo non potrà realizzarsi se non come essere di relazione, capace di dirsi e di comunicare. In tal modo la sua realizzazione avviene quando, donandosi, abilita altri a comunicarsi a loro volta. Questo è quanto ha fatto Cristo che diventa così la ragione e l’energia, il Logos, di tutte le cose esistenti, ed essendo il Logos, è la Parola.
Progetto Per realizzare questo progetto, Dio ne deve parlare all’uomo: glielo deve rivelare. Il motivo è semplice: l’uomo è una persona, un soggetto libero ed intelligente; non può vivere il suo rapporto con Dio se non intelligentemente e liberamente. Intelligentemente significa che deve conoscere ciò cui è chiamato. E liberamente indica che può accogliere… o rifiutare. Ciò che distingue il cristianesimo dalla rivelazione fatta agli ebrei è che Dio rivela se stesso e la sua volontà donando all’uomo non solo la conoscenza della salvezza, ma realizzandola nella carne. In un corpo preso da una donna: la Vergine Madre. Così, la rivelazione di Dio è parola ed avvenimento: la parola fa conoscere ciò che accade, e l’avvenimento realizza ciò che la parola dice. È quindi una parola efficace: compie ciò che dice. Un libro? Quando si dice "Parola di Dio" si intende non in primo luogo un libro, ma Dio stesso nell’atto di realizzare la sua volontà: atto che è parola e autodonazione. Infatti, la Parola di Dio non è soltanto annuncio e promessa, non è solo la parola con cui Dio chiama l’uomo, è soprattutto Dio stesso in quanto effettivamente si dona, è la persona di Dio che si dà. E Dio, nel compimento di quell’alleanza che è l’unione nuziale in cui egli e l’uomo si offrono in reciproco possesso, sussisterà nella stessa natura umana e si chiamerà Gesù. La Parola non sarà più solo un linguaggio divino, ma la persona sussistente del Verbo che ha posto la sua tenda fra noi, assumendo nel grembo della fanciulla di Nazaret una carne mortale come la nostra per rivestirla della sua immortalità. In Gesù, Dio ha mostrato una volta per sempre la sua fedeltà all’uomo. In lui tutto è stato detto e fatto. All’uomo è chiesto di ascoltare e rispondere per partecipare al mistero di Cristo, finché egli sia tutto in tutti. Lui è il dono che a tutti si offre e tutti arricchisce. Ma l’uomo d’oggi, saturo d’ogni mercantile offerta, saprà riconoscere nella giungla del superficiale che tutti stordisce, il gratuito ed infinito dono dell’Amore eterno? Giuseppe Pelizza |
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