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N. 1 gennaio 2009
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"Magnificat"
a cura di ELISEO SGARBOSSA ssp Una
parola nuova ai lettori Vent’anni fa, il Dicastero della Santa Sede
pubblicava la lettera La Vergine Maria nella formazione intellettuale
e spirituale. Presentiamo la parte centrale del documento, di
sorprendente attualità. «La parola poetica è più originaria, più completa, più viva di quella di alcuni teologi, che vanno fieri proprio del fatto di non essere poeti. Ahimé! Dove sono mai i bei tempi nei quali i grandi teologi erano anche poeti e componevano inni?». I poeti, non solo i sacerdoti, sono "ministri della parola". «Quando la Parola di Dio tocca la sua massima altezza espressiva, e quando si immerge nell’abisso del cuore umano, essa è una parola poetica»; perciò «il sacerdote fa appello al poeta, affinché le parole primigenie di questi possano divenire i vasi consacrati della Parola divina» (Karl Rahner, Sacerdote e poeta, in La fede in mezzo al mondo, Edizioni Paoline 1963). La "parola nuova" ai lettori è l’avvio di una rubrica nuova, a lode della Madre di Dio. Ci auguriamo che questa rubrica non venga intesa riduttivamente. Vogliamo invece offrire una via parallela a quella "teologica" per attingere lo stesso mistero e aiutarci a contemplare, venerare e pregare con maggiore consapevolezza la nostra Madre. Senza alcun ordine rigoroso, cronologico o sistematico, riferiremo il pensiero e il canto di alcuni poeti fra i più originali e talvolta i meno conosciuti, anche se – per giustificare il titolo della rubrica – inizieremo con il più noto cantore di Maria, l’evangelista Luca.
Il "Cantico di Maria". È dello stesso Evangelista l’affermazione che i primi testimoni degli eventi da lui narrati sono «ministri della Parola». E quale parola, dopo quella di Gesù, è tanto alta quanto quella che risuona "di generazione in generazione", e tutti i giorni nella Chiesa, col canto del Magnificat? Ecco il testo di Luca:
"Cantico di Maria" il Magnificat. Ma in quale senso? L’evangelista Luca, che lo ha redatto in lingua greca, non fu presente all’incontro di Maria con Elisabetta, non udì le parole della Vergine e non ebbe una registrazione verbale di tali parole. Per sua testimonianza, egli ha steso «un racconto degli avvenimenti… come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio» e, per suo conto, decise di «fare ricerche accurate su ogni circostanza…» (Lc 1,1-3). È quindi legittimo affermare che Luca – discepolo di san Paolo, medico e studioso di Antiochia – ha voluto farsi storico delle origini cristiane procedendo sullo stile delle narrazioni bibliche: evocando cioè gli eventi più significativi con la solennità del linguaggio poetico e celebrativo. Ne è nato il primo dei "cantici" del Nuovo Testamento. Così, il Magnificat «compendia ed interpreta i sentimenti di Maria al momento dell’incontro con Elisabetta, ma ancor più, con abbondanti riferimenti alle profezie vetero-testamentarie, celebra le gesta misericordiose di Dio lungo l’arco della storia della salvezza, che ora, nella pienezza dei tempi, trovano la loro definitiva realizzazione» (Carlo Ghidelli). Il fatto di considerare il Magnificat un inno evangelico lucano, non significa sottovalutarne la portata "storica" mariana. Torna qui opportuna l’osservazione di uno studioso israelita, il rabbino Chouraqui, secondo il quale sbagliano i biblisti cristiani a non dare il dovuto risalto al "Cantico della Vergine": esso infatti non fa che tradurre una consuetudine di preghiera e di lode, comune a tutte le donne protagoniste di un evento come la nascita di un figlio, sentito portatore di benedizioni ed erede di gloriose storie nel regno di Dio. Se dunque Luca, oltre che storico si è reso poeta, non ha fatto altro che sintonizzarsi meglio con la voce della Vergine-Madre, per cantare le opere di Dio nella storia degli uomini. Eliseo Sgarbossa |
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