Madre di Dio

 

N. 1 gennaio 2009

 Catania, 13 settembre 1959
    Sergio Gaspari

 Due desideri
    
Ariano Rosso

Mistero che richiede silenzio
    Giovanni Ciravegna

"Santa Madre di Dio..."
    Giuseppe Cavallotto

Contemporanea ad ogni epoca
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

Beatitudini, uno stile di vita
    Stefano De Fiores

«Noi, Carabinieri d’Italia...»

«Niente è mai perduto»

Madre della Chiesa
    
Sergio Gaspari

Un invito cordiale e fraterno
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Se Dio è relazione...
  
 Giuseppe Pelizza

Una parola nuova ai lettori
  
 Eliseo Sgarbossa

E come moniti, grandine e siccità
    Domenico Marcucci

Più degni del cielo che della terra
    
Maria Di Lorenzo

La perla della Sabina
    Alfonso Liccardo

Opinioni

Scaffale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 1 gennaio 2009 - Copertina

 
 "Magnificat" 

 
a cura di ELISEO SGARBOSSA ssp

Una parola nuova ai lettori
   

Vent’anni fa, il Dicastero della Santa Sede pubblicava la lettera La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale. Presentiamo la parte centrale del documento, di sorprendente attualità.
  

«La parola poetica è più originaria, più completa, più viva di quella di alcuni teologi, che vanno fieri proprio del fatto di non essere poeti. Ahimé! Dove sono mai i bei tempi nei quali i grandi teologi erano anche poeti e componevano inni?». I poeti, non solo i sacerdoti, sono "ministri della parola". «Quando la Parola di Dio tocca la sua massima altezza espressiva, e quando si immerge nell’abisso del cuore umano, essa è una parola poetica»; perciò «il sacerdote fa appello al poeta, affinché le parole primigenie di questi possano divenire i vasi consacrati della Parola divina» (Karl Rahner, Sacerdote e poeta, in La fede in mezzo al mondo, Edizioni Paoline 1963).

La "parola nuova" ai lettori è l’avvio di una rubrica nuova, a lode della Madre di Dio. Ci auguriamo che questa rubrica non venga intesa riduttivamente. Vogliamo invece offrire una via parallela a quella "teologica" per attingere lo stesso mistero e aiutarci a contemplare, venerare e pregare con maggiore consapevolezza la nostra Madre.

Senza alcun ordine rigoroso, cronologico o sistematico, riferiremo il pensiero e il canto di alcuni poeti fra i più originali e talvolta i meno conosciuti, anche se – per giustificare il titolo della rubrica – inizieremo con il più noto cantore di Maria, l’evangelista Luca.

San Luca, sec. IX, Tesoro della Cattedrale di Aquisgrana (Germania).
San Luca, sec. IX, Tesoro della Cattedrale di Aquisgrana (Germania – foto Lores Riva).

Il "Cantico di Maria". È dello stesso Evangelista l’affermazione che i primi testimoni degli eventi da lui narrati sono «ministri della Parola». E quale parola, dopo quella di Gesù, è tanto alta quanto quella che risuona "di generazione in generazione", e tutti i giorni nella Chiesa, col canto del Magnificat? Ecco il testo di Luca:

«L’anima mia magnifica il Signore / e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, / perché ha guardato l’umiltà della sua serva. / D’ora in poi tutte le generazioni / mi chiameranno beata. / Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente / e santo è il suo nome: / di generazione in generazione la sua misericordia / si stende su quelli che lo temono. / Ha spiegato la potenza del suo braccio, / ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; / ha rovesciato i potenti dai troni, / ha innalzato gli umili; / ha ricolmato di beni gli affamati, / ha rimandato a mani vuote i ricchi. / Ha soccorso Israele, suo servo, / ricordandosi della sua misericordia, / come aveva promesso ai nostri padri, / ad Abramo e alla sua discendenza, / per sempre» (Lc 2,46-55).

"Cantico di Maria" il Magnificat. Ma in quale senso? L’evangelista Luca, che lo ha redatto in lingua greca, non fu presente all’incontro di Maria con Elisabetta, non udì le parole della Vergine e non ebbe una registrazione verbale di tali parole. Per sua testimonianza, egli ha steso «un racconto degli avvenimenti… come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio» e, per suo conto, decise di «fare ricerche accurate su ogni circostanza…» (Lc 1,1-3).

È quindi legittimo affermare che Luca – discepolo di san Paolo, medico e studioso di Antiochia – ha voluto farsi storico delle origini cristiane procedendo sullo stile delle narrazioni bibliche: evocando cioè gli eventi più significativi con la solennità del linguaggio poetico e celebrativo. Ne è nato il primo dei "cantici" del Nuovo Testamento.

Così, il Magnificat «compendia ed interpreta i sentimenti di Maria al momento dell’incontro con Elisabetta, ma ancor più, con abbondanti riferimenti alle profezie vetero-testamentarie, celebra le gesta misericordiose di Dio lungo l’arco della storia della salvezza, che ora, nella pienezza dei tempi, trovano la loro definitiva realizzazione» (Carlo Ghidelli).

Il fatto di considerare il Magnificat un inno evangelico lucano, non significa sottovalutarne la portata "storica" mariana. Torna qui opportuna l’osservazione di uno studioso israelita, il rabbino Chouraqui, secondo il quale sbagliano i biblisti cristiani a non dare il dovuto risalto al "Cantico della Vergine": esso infatti non fa che tradurre una consuetudine di preghiera e di lode, comune a tutte le donne protagoniste di un evento come la nascita di un figlio, sentito portatore di benedizioni ed erede di gloriose storie nel regno di Dio.

Se dunque Luca, oltre che storico si è reso poeta, non ha fatto altro che sintonizzarsi meglio con la voce della Vergine-Madre, per cantare le opere di Dio nella storia degli uomini.

Eliseo Sgarbossa