Madre di Dio

 

N. 1 gennaio 2009

 Catania, 13 settembre 1959
    Sergio Gaspari

 Due desideri
    
Ariano Rosso

Mistero che richiede silenzio
    Giovanni Ciravegna

"Santa Madre di Dio..."
    Giuseppe Cavallotto

Contemporanea ad ogni epoca
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

Beatitudini, uno stile di vita
    Stefano De Fiores

«Noi, Carabinieri d’Italia...»

«Niente è mai perduto»

Madre della Chiesa
    
Sergio Gaspari

Un invito cordiale e fraterno
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Se Dio è relazione...
  
 Giuseppe Pelizza

Una parola nuova ai lettori
  
 Eliseo Sgarbossa

E come moniti, grandine e siccità
    Domenico Marcucci

Più degni del cielo che della terra
    
Maria Di Lorenzo

La perla della Sabina
    Alfonso Liccardo

Opinioni

In Libreria
    a cura di Vincenzo Vitale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 1 gennaio 2009 - Copertina

 

 

 

 

 Incontri con Maria

 
di MARIA DI LORENZO

Più degni del cielo che del la terra
   

Il 19 ottobre scorso sono stati beatificati a Lisieux i genitori di santa Teresa del Bambino Gesù, che vissero la loro esistenza terrena di sposi cristiani sotto il manto materno della Vergine.
  

Alençon, ponte san Leonardo, aprile 1858. È qui che tutto comincia, in un giorno preciso di primavera, su questo ponte inondato di sole che una giovane donna percorre con passo svelto e aggraziato. Al lato opposto c’è un giovane assorto che ora avanza lentamente verso di lei, seguendo il filo segreto dei suoi pensieri costantemente rivolti a Dio.

Sono Zelia Guérin e Luigi Martin. Diventeranno i genitori di santa Teresa del Bambino Gesù, un giorno d’inverno di quindici anni più tardi. Lui orologiaio, lei merlettaia, incrociano le loro esistenze, come per un appuntamento segreto, ignoto persino a loro stessi, lungo questo ponte che attraversa il piccolo centro di Alençon.

Entrambi, in gioventù, avevano accarezzato l’idea della vita consacrata: Luigi tra i Canonici regolari del Gran San Bernardo, Zelia tra le Figlie della carità di san Vincenzo de Paoli. Ma Dio, evidentemente, aveva su di loro altri progetti.

Si conoscono in aprile, si sposano tre mesi dopo, il 13 luglio 1858 nella chiesa di Nostra Signora d’Alençon. 1858-2008: centocinquant’anni dopo la Chiesa li ha elevati alla gloria degli altari, riconoscendo nella loro vita di sposi cristiani un sicuro cammino di santità, anzi un vero e proprio modello di santità che si è realizzato attraverso – e non "malgrado" – l’esperienza del matrimonio.

Zelia Guérin e Luigi Martin, i genitori di santa Teresa di Lisieux.
Zelia Guérin e Luigi Martin, i genitori di santa Teresa di Lisieux (foto Carmelo Lisieux).

Nove figli

Luigi Giuseppe Stanislao Martin nacque a Bordeaux, nella Francia sud-occidentale, il 22 agosto 1823, mentre Zelia Guérin nacque il 23 dicembre 1831 a Gandelain, sobborgo di Saint-Denis-sur-Sarthon nell’Orne, Francia nord-occidentale.

Luigi era figlio di un militare. La sua era una famiglia di solidi principi cristiani. Aveva studiato privatamente legge, poi a 20 anni aveva chiesto di entrare tra i Canonici regolari del Gran San Bernardo, ma non sapeva il latino, e così era stato rimandato a casa. Si era allora specializzato nell’arte dell’orologiaio, prima a Strasburgo poi a Parigi, quindi nel 1849 aveva aperto un laboratorio di orologeria ad Alençon, in via Pont Neuf 15, dove abitava con la famiglia.

Preghiera, lavoro, solitudine. Questa era la sua vita. L’idea del matrimonio era molto lontana dai suoi pensieri. Fino a quel giorno fatidico, quando il suo destino si arrotolò assai velocemente, come un nastro magnetico, verso l’incontro con Zelia, che sarebbe diventata sua sposa.

Maria Azelia Guérin, detta Zelia, era nata il 23 dicembre 1831 nel villaggio di Gandelain, e nel 1844 si era trasferita con la famiglia ad Alençon. Durante l’adolescenza aveva sentito il richiamo della vita religiosa: a 19 anni chiese di entrare tra le Figlie della carità di Alençon per consacrarsi a Dio nella cura dei malati e dei poveri. Venne però rifiutata perché di salute malferma.

Sembra che la Madonna, da lei più volte invocata, avesse indicato a Zelia il lavoro da abbracciare per potersi dare una dote in vista di un futuro matrimonio, una volta che era sfumato per lei il sogno della vita consacrata. Un giorno, era l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, Zelia infatti aveva sentito distintamente una voce dentro di sé che le diceva: «Fai fare il punto di Alençon».

Un giorno, sul ponte Leonardo, luogo del passeggio classico della cittadina, era rimasta colpita dal portamento distinto di un giovane uomo in cui si era imbattuta e una voce interiore le aveva suggerito: «Questo è il giovane che ho preparato per te». Da tempo Zelia infatti pregava Dio perché le facesse incontrare un bravo giovane, ma soprattutto un cattolico fervente. Così a 27 anni aveva incontrato Luigi Martin. Si erano sposati nel giro di qualche mese e negli anni successivi misero al mondo ben nove figli, di cui però – data l’alta mortalità infantile di quei tempi – solo cinque sopravvissero. E fra questi, tutte femmine, ci sarà anche «la più grande santa dei tempi moderni», Teresa di Lisieux.

L'orologeria Martin ad Alençon.
L’orologeria Martin ad Alençon (foto Carmelo Lisieux).

Un esempio di felicità familiare

«Il buon Dio mi ha donato un padre e una madre più degni del cielo che della terra», scrive Teresina in una lettera. All’età di due anni la piccola di casa Martin già afferma: «Sarò religiosa». Ama infatti le sacre funzioni e quando la portano ai Vespri, dice che è la sua Messa. E strepita se non ce la portano spesso, e piange a dirotto e si dispera infilando la porta di casa per raggiungere la chiesa. È molto precoce, senza dubbio anche per emulazione.

Di mattino, infatti, sul presto, i Martin si recavano a Messa; tornati a casa, riunivano la famiglia per la preghiera comune. Durante il giorno, intervallato col lavoro, c’erano sempre la lettura della vita di un santo e la visita in chiesa al Santissimo Sacramento, che rappresentava la meta costante delle loro passeggiate quotidiane. La preghiera in comune, alla sera, scandiva l’inizio del riposo notturno.

Preghiera, lavoro e amore per i poveri. Nella famiglia dei coniugi Martin la fede si respira in modo naturale come l’aria, ma non è una fede calata dall’alto, non vive di doveri, di opprimenti prescrizioni da onorare, ma piuttosto di gioia e di grandi slanci di affetto verso Gesù, la Madonna, Dio Padre, che fanno molta presa sull’animo delle piccole di casa Martin.

Viene da riflettere sul fallimento educativo di tante famiglie anche di impronta cristiana, che però non hanno saputo comunicare ai figli la dimensione religiosa della vita, o gliel’hanno trasmessa in modo opprimente, buono solo a ottenerne il rifiuto. Perché oggi, come anche ieri del resto, in ogni tempo, il dovere imposto dall’alto, come ad esempio la prescrizione di andare a Messa la domenica, ed ogni pratica religiosa che viene sganciata dalla dimensione della gioia, svuotata perciò di senso, non ha nessun potere di attrattiva sui giovani.

Perché? Perché essi avvertono, più o meno inconsciamente, che lì c’è soltanto il "vuoto", sotto le forme banali e soffocanti del "si deve", "è necessario", "bisogna", mentre invece per la loro vita essi ricercano ed accettano soltanto ciò che è "pieno", dove si fa presente – o soltanto balugina – la gioia.

Genitori così santi, così innamorati di Dio e devoti alla Madonna, non potevano che allevare figli altrettanto devoti e santi. Tutte le sorelle di santa Teresina, al pari di lei, abbracceranno la vita religiosa, quattro nel Carmelo e una fra le Visitandine.

Il celebre Ospizio (sullo sfondo) del Gran San Bernardo, gestito dai Canonici regolari della Congregazione ospitaliera del Gran San Bernardo.
Il celebre Ospizio (sullo sfondo) del Gran San Bernardo, gestito dai Canonici regolari
della Congregazione ospitaliera del Gran San Bernardo (foto Lobera).

Santità coniugale

Luigi, anima di contemplativo; Zelia, cuore ardente e appassionato. Passarono tutto il loro tempo dedicandosi al lavoro, alla cura della famiglia e soprattutto dei poveri e dei bisognosi. Con un’unica, sola, preoccupazione: la santità dei loro figli.

Zelia muore di cancro il 28 agosto 1877. Luigi Martin muore dopo un periodo di malattia a Saint-Sèbastien de Morsent, a La Musse, il 29 luglio 1894. I processi per le cause di beatificazione e canonizzazione dei due Servi di Dio furono istruiti rispettivamente nelle Diocesi di Bayeux-Lisieux e di Sées, dal 1957 al 1960, e quindi inviati a Roma. Queste due cause, condotte poi secondo il metodo storico, sono state presentate alla Congregazione delle cause dei Santi in un unico studio. Il 26 marzo 1994 Giovanni Paolo II ha proclamato le loro virtù eroiche, dichiarandoli "Venerabili".

La loro causa di beatificazione ha sostenuto l’esame della Commissione medica e teologica, che ha valutato il miracolo attribuito alla coppia, ovvero la vita salvata a Pietro Schilirò, un bambino di Monza nato con una grave malformazione ai polmoni che non lasciava speranza. È grazie a questo miracolo che i coniugi Martin sono stati elevati alla gloria degli altari. E non è certamente un caso.

Proprio il dolore e la gioia legati ai figli attraversarono gran parte della vita coniugale di Luigi Martin e Zelia Guérin. «Quando abbiamo avuto i nostri figlioli – scriveva Zelia nel 1877 – le nostre idee sono un po’ cambiate: non vivevamo più che per loro, questa era la nostra felicità. Insomma, tutto ci riusciva facilissimo, il mondo non ci era più di peso».

Anche la perdita prematura dei figli è accettata da loro con spirito sereno, volgendo lo sguardo sempre alla realtà ultraterrena. «Quando chiudevo gli occhi ai miei cari piccini e li ponevo nella tomba, provavo un gran dolore, ma un dolore sempre rassegnato. Non rimpiangevo le pene e le preoccupazioni sopportate per essi. Tutti mi dicevano: "Meglio sarebbe stato non averli mai avuti". Ma un linguaggio simile mi era veramente intollerabile, sembrandomi che le pene e le preoccupazioni non potessero essere messe a confronto con l’eternità felice dei miei bambini. E poi, non erano mica perduti per sempre! La vita è breve e piena di miseria: li ritroveremo lassù!».

Al fondo di tutto c’era la certezza che anche quelle circostanze, umanamente dolorose, facevano parte di un disegno buono di Dio. E l’amore tra Luigi e Zelia era il cemento che teneva insieme la costruzione della loro vita.

Maria Di Lorenzo