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N. 1 gennaio 2009
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Nella
famiglia paolina - Don
Alberione e Maria
«Noi faremo
quattro cose» «La devozione alla Vergine, colta nelle sue
dimensioni biblico-teologico-pastorali, fu sempre in primo piano nella
sua missione di sacerdote e fondatore». Don Giacomo Alberione si preoccupò di alimentare la spiritualità delle sue Istituzioni con particolari devozioni finalizzate al carisma ricevuto. Le devozioni proprie della Famiglia paolina sono quelle della "Prima settimana" di ogni mese: «Nel primo lunedì ci accostiamo a San Paolo per conoscerlo, pregarlo, ottenere e formare buone vocazioni, ottenere lo spirito di apostolato per noi e per i Cooperatori. Il primo martedì è dedicato alle Anime Purganti per portare a loro suffragio e per evitare a noi il Purgatorio, soddisfacendo i nostri debiti con Dio ed evitando il peccato veniale. Il primo mercoledì è dedicato a San Giuseppe con tre fini: protezione sopra la Chiesa universale; assistenza su ciascuno di noi, e su tutti gli agonizzanti del mese una buona morte; la Divina Provvidenza in tutti i bisogni. Il primo giovedì è dedicato all’Angelo Custode per conoscerlo, essere liberati dalle suggestioni del demonio nei pericoli spirituali e materiali, seguirlo nella sua premurosa cura per condurci con lui in cielo.
Il primo venerdì è dedicato al Cuore di Gesù per conoscere, stimare e corrispondere ai suoi grandi doni: il Vangelo, l’Eucarestia, la Chiesa, il Sacerdozio, lo Stato Religioso, Maria SS.ma, la morte di Croce. Il primo sabato è per conoscere, amare, imitare, pregare sempre di più la Regina, Madre e Maestra nostra Maria. La prima domenica è dedicata a Gesù Maestro Mediatore, perché in Lui, per Lui e con Lui sia glorificata, ringraziata, propiziata, pregata la SS.ma Trinità. Ricordiamo i Novissimi, specialmente il nostro fine: il Paradiso. Il ritiro mensile e l’Ora di Adorazione eucaristica saranno un santo inizio del mese» (Sac. Alberione, Le Devozioni della Prima Settimana di ogni mese, Cisp 699). Madre dei religiosi La devozione mariana, colta nelle sue dimensioni biblico-teologico-pastorali, fu sempre in primo piano nella sua missione di sacerdote e fondatore. In una meditazione ai suoi chierici disse: «Maria è la Madre del religioso. È la Madre dei religiosi: Ella sta al principio delle Istituzioni Religiose come stette al principio della Chiesa prima della Pentecoste» (Sac. G.M. Alberione, Si vis perfectus esse, p. 212).
Parlando ai responsabili degli Ordini e delle Congregazioni religiose, degli Istituti secolari, raccolti nel primo Congresso internazionale la sera del 6 dicembre 1950, così iniziò la sua meditazione: «In questi giorni siamo uniti in preghiera e in studi per il miglioramento aggiornato della vita religiosa e dei nostri apostolati. In una raccolta di figli buoni non può rimanere assente la Madre: e Maria è la Madre, Maestra e Regina dei Religiosi. La chiamiamo perciò in mezzo a noi: tanto più volentieri in questo tempo illuminato dalla luce dell’Immacolata. Formiamo apostoli! E diamo loro per sostegno, conforto e guida la Vergine SS.ma Regina degli Apostoli» (Sac. Alberione, Maria Apostola, "San Paolo", dicembre 1950). Continuava poi la riflessione sul tema indicando i quattro motivi per cui Maria è invocata sotto il titolo di Regina degli Apostoli, e concludeva: a) con un caldo appello ai responsabili degli Ordini e delle Congregazioni religiose e degli Istituti secolari perché eleggessero Maria regina degli apostoli a guida e conforto nell’esercizio dei loro apostolati; b) indicando cinque connotazioni dell’identità del vero apostolo; c) facendo sua una bella lode mariana di san Cirillo di Alessandria (cf Giacomo Alberione, Ut perfectus sit homo Dei, vol. IV, pp. 269-278). Solo con Maria... Qualche anno prima, in un suo libro su Maria regina degli apostoli, don Alberione scriveva:
In occasione dell’Anno mariano (8 dicembre 1953-8 dicembre 1954), promulgato da Pio XII, don Alberione propose ai suoi figli quanto dovevano fare per attuare i desideri del Papa:
Grande e costante è la presenza mariana nella vita e nelle opere di don Giacomo Alberione. Ne dà chiara testimonianza la mole del suo insegnamento scritto ed orale sul culto e la devozione mariana, vista soprattutto nella specifica dimensione di Maria madre, maestra e regina degli apostoli (cf R.F. Esposito, La dimensione cosmica della preghiera. La "Via humanitatis" di don Giacomo Alberione, manoscritto, 1999). L’inizio Nella famiglia naturale di don Alberione, soprattutto per opera della mamma, si venerava con fede e devozione la Madonna. Dopo la nascita di un figlio, mamma Teresa, appena le era possibile, offriva la nuova creatura alla Madre del Signore, esprimendo il desiderio che si compisse tutto ciò per cui le era stata donata. «La devozione a Maria era certamente giunta a lui (Don Alberione) nel più semplice e ordinario dei modi: la mamma, la famiglia, le buone pratiche devozionali del tempo, i Santuari mariani della sua adolescenza... Molto del suo successivo impegno mariologico lo si doveva certamente a questa corrente popolare e semplice, che esisteva e cresceva ovunque nella Chiesa. Ma Don Alberione... aveva interiorizzato tutta questa eredità che, come in molte vite, avrebbe anche potuto rimanere in superficie, e l’aveva portata alla vita, dandole insieme, sotto la spinta della missione per cui s’era sentito scelto da Dio, delle accentuazioni personali nuove e forti». Durante la sua adolescenza e giovinezza, egli visitava con amore e fede il piccolo Santuario della "Madonnina" di Cherasco. Ordinato sacerdote (29.6.1907), don Alberione prende l’impegno di glorificare Maria con lo scritto e la predicazione.
Dopo aver conseguito la laurea in teologia a Genova, nella Facoltà teologica di san Tommaso d’Aquino (9.4.1908), dedicò il suo primo lavoro di scrittore alla "Madonnina" del Santuario di Cherasco, pubblicandone le "memorie" (Alberione G., La B. Vergine delle Grazie in Cherasco. [La Madonnina]. Memorie - Ossequi, Durando, Alba 1912, pp. 136). «La devozione alla Regina Apostolorum fu inculcata prima in Seminario: sotto il suo patrocinio erano le conferenze di pastorale (1910-1915), la scuola di sociologia, i primi passi dei Sacerdoti novelli nel ministero. Maria è co-apostola; come è la Corredentrice». «Don Giuseppe Giaccardo, che fu, tra i paolini, il più intimo di Don Alberione, soleva dire che l’idea chiara circa la Congregazione che intendeva fondare era nata nella sua mente mentre tornava da una visita al Santuario della Madonna di Moretta. E, sebbene sappiamo che Don Alberione usava attingere lumi dall’Eucarestia, questa affermazione di Don Giaccardo non ci può sorprendere, se teniamo conto della illimitata fiducia del Fondatore nell’intercessione della Vergine». Gratitudine Egli si dimostrò sempre grandemente riconoscente per l’assistenza e la luce ricevuta da Maria, invocata nei suoi santuari durante la sua giovinezza e le sue fondazioni. Il 25 gennaio 1950, festeggiando l’approvazione delle Costituzioni della Società San Paolo avvenuta il 27 giugno 1949, durante la celebrazione dei Vespri fece la seguente esortazione: «Ringraziamo coi sentimenti di Maria nel suo Magnificat. Questo tanto più perché verso la Madonna dei fiori di Bra e la Madonna della Moretta di Alba abbiamo speciali doveri di riconoscenza. Ringraziare Dio per Maria». Giovanni Perego, ssp |
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