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N. 5 maggio 2009
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Alla
scuola di Maria Se vogliamo essere
cristiani «Il cuore non ha parole nel contemplare il
modo di Dio di farsi a noi vicino» Nel cuore dell’Ave Maria fiorisce il santo nome di Gesù: «E benedetto è il frutto del tuo seno Gesù». Gesù è venuto a noi da Maria, l’abbiamo ricevuto da lei «come il fiore dell’umanità aperto su lo stelo immacolato e verginale, che è Maria: così è germinato questo fiore» (Dante, Paradiso 33,9). La ripetizione dell’Ave Maria costituisce, nel rosario, l’ordito sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri di Gesù (gaudio, dolore, luce e gloria). Il 24 aprile 1970 Paolo VI, andato pellegrino al Santuario della Madonna di Bonaria, presso Cagliari, mise in viva luce la nota cristocentrica del culto mariano. «Il Cristo – disse – ha voluto avere una madre; ha voluto incarnarsi mediante il mistero vitale d’una donna, della donna benedetta fra tutte... E "Maria – ci ricorda il Concilio – non fu strumento puramente passivo nelle mani di Dio, ma cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede ed ubbidienza". Questa dunque non è una circostanza occasionale, secondaria, trascurabile; essa fa parte essenziale e per noi uomini importantissima, bellissima, dolcissima, del mistero della salvezza. Cristo è a noi venuto da Maria; lo abbiamo ricevuto da lei.
Come nella statua della Madonna di Bonaria, Cristo ci appare nelle braccia di Maria; è da lei che noi lo abbiamo, nella sua purissima relazione con noi; egli è uomo come noi, è nostro fratello per il ministero materno di Maria. Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a lui ci conduce». Nel 1983 Giovanni Paolo II confidava al giornalista André Frossard che la lettura del Trattato della vera devozione a Maria aveva segnato una svolta decisiva nella sua vita. «Mentre prima mi trattenevo – disse – nel timore che la devozione mariana facesse da schermo a Cristo, invece di aprirgli la strada, alla luce del Trattato di Grignion de Montfort compresi che accadeva in realtà ben altrimenti. Il nostro rapporto interiore con la Madre di Dio consegue organicamente dal nostro legame col mistero di Cristo... La "vera devozione" alla santa Vergine si rivela sempre meglio proprio a chi avanza nel mistero di Cristo, Verbo incarnato, e nel mistero trinitario della salvezza che ha quel mistero come proprio centro».
Il Santo di Montfort dà grande rilievo alla nota cristocentrica della vera devozione a Maria. «Questa devozione – scrive – è una via facile, breve, perfetta e sicura per arrivare all’unione con Nostro Signore, in cui consiste la perfezione del cristiano» (VD 152). «Se Maria, che è l’albero di vita, è ben coltivata... essa porterà frutto a suo tempo; e il frutto non è altro che Gesù Cristo» (VD 218). «Chi viene gettato nel divino stampo, che è Maria, viene presto formato e modellato in Gesù Cristo e Gesù Cristo in lui: con poca spesa e poco tempo, diventerà Dio, poiché è stato gettato nel medesimo stampo che ha dato forma a un Dio» (VD 219). Alberto Rum |
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