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N. 5 maggio 2009
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"Magnificat"
a cura di ELISEO SGARBOSSA ssp L’«alto
volo» di Dante Di Dante Alighieri (Firenze 1265 - Ravenna 1321) conosciamo la sublime preghiera di san Bernardo a Maria (Par. XXXIII, 1-25); ma non è questa l’unica evocazione della Vergine nel poema dantesco. La Commedia è intessuta di tanti altri fiori mariani, che risaltano ancor più nel confronto con la figura di Beatrice. Si tenga presente che questa figura femminile non fu un mero simbolo letterario, ma una fanciulla reale coetanea del poeta, andata sposa giovanissima a un nobile fiorentino, e morta all’età di 25 anni. Dante la idealizzò nel suo poema come ispiratrice e guida lungo il percorso dalla catarsi del Purgatorio fino alla esperienza trasfigurante del Paradiso. Ella risulta così una prefigurazione di Maria, sicché tutto quanto il poeta scrive di Beatrice vale più ancora per la Madre di Dio.
Già nel giardino che sovrasta il Purgatorio, Dante viene colpito dalla somiglianza di Beatrice con Maria, quando ella udendo un lamento di fanciulle sulle sventure della Chiesa, diventa triste come la Madre di Gesù sotto la croce:
(Purg. XXXIII, 4-6). Superato il paradiso terrestre, il volto sorridente di lei è per Dante un anticipo della beatitudine:
(Par. XV, 34-36). Cacciaguida, un avo del poeta, gli rivela che Beatrice è colei / ch’all’alto volo ti vestì le piume, dando ali alla tua contemplazione (Par. XV, 53-54). E Dante conferma: Sì, è lei quella donna ch’a Dio mi menava, col fascino dei suoi occhi santi, capaci di liberarmi da ogni altro affetto terreno; la dolce guida e cara, che mi ha da servo tratto a libertade (Par. XVIII, 4-15; XXXI, 79-90). Beatrice però esorta il poeta a guardare non lei, bensì Maria:
(Par. XVIII, 20-21; XXIII, 70-74).
Ci fa piacere che Dante pregasse ogni giorno Maria, Il nome del bel Fior ch’io sempre invoco e mane e sera…, ma è sorprendente che il poeta evochi l’arcangelo Gabriele ancora intento a cantare in cielo il mistero dell’Annunciazione: così l’Arcangelo; …e tutti li altri lumi facean sonar lo nome di Maria, "Regina coeli" cantando sì dolce che mai da me non si partì ’l diletto (Par. XXIII, 103-129).
Altri graziosi titoli rivolge Dante a Maria, per bocca di spiriti beati, che si rivolgono a lei «come fantolini al latte della mamma». Maria è detta Stella mattutina, bel Zaffiro, Regina del cielo. Ed è in prossimità di questa Regina che Beatrice cede a san Bernardo la guida del poeta. Il mistico di Chiaravalle è innamorato di Maria; quindi anche Dante potrà accostarsi a lei:
(Par. XXXI, 100-102). Il poeta è dunque invitato a contemplare quel volto:
(Par. XXXII, 85-87). Maria – spiega ancora Bernardo – è la Regina / cui questo regno è suddito e devoto, e Dante, rimirandola, può sperimentare la suprema gioia, cui il suo cuore di poeta anelava da sempre:
(Par. XXXI, 133-135). |
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