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N. 6 giugno 2009
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50 anni fa... di SERGIO GASPERI, smm In una preghiera alla Madre del Signore, risalente all’XI secolo, si avverte un chiaro riferimento alla consacrazione mariana radicata sulle promesse battesimali: «Ricordati, Signora, che nel battesimo sono stato consacrato al Signore e ho professato con la mia bocca il nome cristiano. Purtroppo non ho osservato quanto ho promesso. Tuttavia sono stato affidato e consegnato a te dal mio Signore Dio vivo e vero. Tu, salva colui che ti è stato consegnato e custodisci colui che ti è stato affidato». Battesimo e consacrazione mariana. Rispetto alla storia della salvezza noi siamo stati consegnati e affidati alla Vergine Madre come membra vive del Corpo del Figlio presso la croce e già nella sua Presentazione al Tempio. Personalmente ognuno di noi viene affidato alla Vergine nel rito del proprio battesimo. In quest’ottica Giovanni Paolo II nel 1987 ricordava che san Luigi Maria di Montfort nella Francia del 1700 proponeva a tutti i fedeli «la consacrazione a Cristo per le mani di Maria, come mezzo efficace per vivere fedelmente gli impegni battesimali» (Redemptoris Mater = RM 48). Nel Trattato della vera devozione a Maria Vergine (= VD) Montfort puntualizza: «Questa consacrazione alla santissima Vergine e a Gesù Cristo per le mani di lei, non è altro che una perfetta rinnovazione dei voti e promesse del battesimo» (n. 162). Essa esplicita un’indicazione del rito del battesimo dei bambini, che suggerisce, al termine della celebrazione, la possibilità di portare il neobattezzato «all’altare della beata Vergine Maria» per porlo sotto la protezione della Madre dell’Autore della vita (n. 80). Questa consacrazione tiene conto anche del Magistero della Chiesa che in un documento chiede: in ogni forma di consacrazione mariana si parta «da una corretta valutazione della primaria e fondamentale consacrazione battesimale» (Congregazione per il culto divino, Orientamenti e proposte per la celebrazione dell’Anno mariano, 1987, n. 86). Al Cuore immacolato di Maria... Noi stiamo celebrando il 50mo della consacrazione dell’Italia al Cuore immacolato di Maria, avvenuta il 13 settembre 1959 a Catania. Evento che, almeno in quel tempo, corrispondeva al «sentimento della enorme maggioranza» degli italiani (Giovanni Gronchi). Essa è maturata ed è stata determinata, tra vari altri fattori, dal messaggio delle apparizioni di Fatima. Il 13 giugno 1917 la Vergine aveva confidato a Lucia: «Gesù vuol servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore immacolato». Stefano De Fiores spiega: «Il fatto che la consacrazione sia espressamente chiesta da Maria ("Verrò a chiedere la consacrazione al mio Cuore immacolato") indica che essa corrisponde ad un’intenzione divina e pertanto ad un bisogno urgente del nostro tempo». Il gesto del 1959 è stato quindi una risposta – continua De Fiores – «ad un intervento particolare di Dio nell’oggi della Chiesa mediante il suo segno rivelativo a Fatima».
Nell’Atto di consacrazione mariana di Catania, il battesimo non è menzionato. Ma il contesto dottrinale, lo scopo pastorale, il linguaggio stesso dell’Atto richiamano e contengono gli impegni battesimali. La formula consacratoria recitava: «Signore nostro Gesù Cristo, che nell’Ostia santa siete presente... accogliete questo Atto solenne...». Essa: 1) esplicitava l’intento cultuale: Signore, «accogliete l’offerta delle nostre anime, della nostra vita, delle nostre famiglie, della nostra Patria, di tutto il mondo...»; 2) era finalizzata a Cristo eucaristico e, in esso, all’adorazione della Santissima Trinità: Signore, «accogliete... l’Atto ufficiale di consacrazione alla vostra augustissima Madre, e per essa a voi e alla Trinità santissima, della nostra amata Patria»; 3) elencava gli impegni di comportamento e di culto: (Signore), «deponiamo nel Cuore della Madre vostra e nostra i voti più ardenti per la nostra diletta Nazione italiana: la sua prosperità nella pace, nell’ordine, nella concordia; la sua fedeltà alla religione... la sua integrità nella fede cattolica; la sua santità nei costumi; l’unione di tutti i suoi figli in una fraterna carità». Ratifica degli impegni battesimali. La consacrazione dell’Italia e degli italiani voleva essere un ritorno al battesimo e alla vita cristiana globalmente intesa sotto la protezione di Maria. 1) Era rivolta a Gesù esposto solennemente nell’Eucaristia: si fondava cioè sui sacramenti, e il battesimo è «Ianua sacramentorum». 2) Avveniva per le mani di Maria, per aderire al volere della Santissima Trinità. Maria era il fine prossimo della consacrazione, Cristo il fine ultimo. Come nella Veglia pasquale i credenti rinnovano le promesse battesimali, così la consacrazione dell’Italia avveniva nell’orizzonte del mistero pasquale dell’Eucaristia. 3) Si prefiggeva un rinnovato impegno di fede, santità di vita spirituale e morale, unione fraterna nella Chiesa, promozione della pace e prosperità del mondo. I grandi fautori e sostenitori della consacrazione (cardinali, vescovi, Comitato nazionale, Collegamento mariano nazionale) nella predicazione, nei commenti scritti ed interventi pastorali spiegavano ed esplicitavano: 1) le analogie tra le due forme di consacrazione: quella mariana è «un elemento della nostra consacrazione battesimale» e vuole accentuare «appunto il mistero della maternità di Maria nella vita cristiana» (Fr. Franzi e S. De Fiores); 2) la consacrazione mariana non è una seconda consacrazione che oscura quella battesimale, ma si radica, germoglia e porta frutto grazie al battesimo (Franzi); 3) è «ratifica delle promesse battesimali, cioè la stessa vita cristiana vissuta coscientemente e responsabilmente sull’esempio e con l’aiuto materno della Vergine Maria» (L. Teolato e S. De Fiores); 4) «La consacrazione a Maria, quindi, è non solo un gesto di pietà, ma fa parte dell’illuminato e leale vivere il battesimo in tutte le sue istanze personali, familiari, sociali, civiche...» (Fr. Franzi); 5) è risposta plenaria al dono di Dio ricevuto nel battesimo e impegno operoso verso le istanze dell’uomo di oggi, fedeltà a Dio in Maria per essere testimoni di Cristo e lievito evangelico nella città degli uomini. E oggi? Ricordare, rinnovare e vivere. Dopo l’autorevole spinta di Giovanni Paolo II per una nuova ripresa della pietà mariana, non va minimizzato il gesto compiuto nel 1959, che ha avuto un notevole significato spirituale («I frutti di conversione e di santità operati dalla consacrazione a Maria sono stati incalcolabili» [G. Amorth e S. De Fiores]) e sociale (Maria, ponte tra le nazioni, è apparsa in Italia un vero «ponte tra credenti e non-credenti»). A tutti i battezzati, che intendono vivere la propria vocazione battesimale, va ricordato che l’accoglienza della Vergine Madre riposa su un duplice motivo. Il primo è biblico: è risposta al testamento di Gesù morente sulla croce, che ha affidato tutti i credenti alla propria Madre (Gv 19,26); è espressione dell’obbedienza della fede, accettazione di una scena di rivelazione, e riguarda la vita di grazia di ciascun discepolo del Signore. Il secondo è di affetto filiale: la consacrazione mariana, come specificava Giovanni Paolo II, è «risposta... all’amore della Madre» (RM 45). La Vergine Madre va accolta «in tutto lo spazio della propria vita interiore» (RM 45), in quanto è educatrice della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo (LG 63) e colei che riproduce «nei figli i lineamenti spirituali del Figlio primogenito» (Marialis cultus 57). Sergio Gaspari, smm
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