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N. 6 giugno 2009
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Copertina di GIOVANNI CIRAVEGNA «Ogni
risposta vocazionale nasce da un ambiente normale e sereno» Con una stringata e profonda sintesi, così il Catechismo della Chiesa cattolica presenta quello che nella preghiera del rosario meditiamo come il quinto mistero della gioia, il ritrovamento di Gesù nel Tempio: «È il solo avvenimento che rompe il silenzio dei Vangeli sugli anni nascosti di Gesù. Gesù vi lascia intravedere il mistero della sua totale consacrazione a una missione che deriva dalla sua filiazione divina: "Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2,49). Maria e Giuseppe "non compresero" queste parole, ma le accolsero nella fede, e Maria "serbava tutte queste cose nel suo cuore" (Lc 2,51) nel corso degli anni in cui Gesù rimase nascosto nel silenzio di una vita ordinaria» (CCC 534). Altrettanto eloquente è la forma espressiva scelta dall’artista nel realizzare la sua formella qui riprodotta: al di là degli sguardi dei tre personaggi e dei loro tipici atteggiamenti diversificati, non si può non fermare in modo particolare l’attenzione sul gioco delle mani che, nelle diverse posizioni, invitano ad una lettura teologica e spirituale della scena evangelica.
«Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»: ecco che insieme ai tre protagonisti del Vangelo, che Luca nella sua descrizione ci fa rincorrere con apprensione nella speranza che tutto vada a buon fine, l’artista pone al centro della scena, in alto e in modo ben visibile, la "mano" più importante, quella fondamentale, quella che lo stesso figlio Gesù indica – non solo a Maria e a Giuseppe – ma a tutti noi: è la "mano" di Dio, di quel "Padre mio" al quale il Figlio di Maria deve dedicarsi totalmente. E chi non vede in quelle due mani – del Padre e del Figlio – l’accostamento immediato alla grandiosa rappresentazione della Cappella Sistina, offertaci da Michelangelo con il "dito" del Dio creatore che dona la vita all’uomo e a tutto l’universo? Ma il cerchio deve completarsi: il Figlio di Dio e di Maria diventa tutto il Vangelo per noi, come lo è diventato per la Madre e per Giuseppe. La volontà di Dio padre passa attraverso la vita del Figlio, nella sua totale disponibilità, e viene consegnata a Maria, la madre che con ambedue le mani "accoglie" quanto Gesù le dice e le chiede, per lasciare entrare nel suo cuore ogni parola, conservarla e meditarla. Questo lo farà sicuramente insieme con Giuseppe, lo sposo, che qui ci appare quasi come una cosa sola con Maria, sua sposa, pronto ad accettare, a sostenere, a proteggere, con il suo lavoro, la sua fatica, espressa da quell’unica mano, grande, laboriosa, forte.
E oggi? Quale mamma oggi non sarebbe colta da stupore se, cercando il proprio figlio, lo ritrovasse in una chiesa in preghiera o con qualche sacerdote a discutere di religione? Grazie a Dio, fatti simili ancora se ne possono incontrare. Quale sia la reazione dei genitori di oggi è difficile immaginarlo; dobbiamo essere invece riconoscenti all’evangelista Luca per averci descritto con tanta delicatezza e profondità l’atteggiamento di Maria e Giuseppe. Nessuna sfuriata, niente minacce: un semplice e grande interrogativo, che potrebbe anche suonare come un dolce rimprovero, ma che in realtà è assai di più: «Figlio mio, perché ti sei comportato così con noi?». Maria vuole capire perché, come ogni mamma, ha il diritto di sapere; la preoccupazione sua e di Giuseppe esige spiegazione. Solo per un istante Maria dà sfogo al suo dolore, ma è uno sfogo trattenuto nell’attesa di una risposta, in quel silenzio che ha sempre fatto di lei la donna che «medita e conserva nel suo cuore» le parole del Signore. Maria sente il bisogno di chiedere, ma in realtà è già entrata nel mistero di Gesù, come solo una mamma sa entrare misteriosamente nella vita di ogni figlio. La donna di Nazaret, qui nel Tempio di Gerusalemme con Gesù fra i dottori, non può non ricordare le parole dell’Angelo ascoltate nel silenzio della sua casa, così come ogni donna riceve la sua "annunciazione" quando dal Signore accoglie il dono della vita. Giovanni Ciravegna |
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