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N. 6 giugno 2009
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Studi e ricerche di SALVATORE M. PERRELLA osm L’Eucaristia
e Maria «In verità, in verità vi dico: se non mangiate
la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in
voi la vita» (Gv 6,53). Giovedì 10 giugno 2004 nell’omelia della Celebrazione eucaristica della solennità liturgica del Corpus Domini Giovanni Paolo II annunciava uno speciale Anno dell’Eucaristia iniziato col Congresso eucaristico mondiale celebrato dal 10 al 17 ottobre 2004 a Guadalajara in Messico e concluso con l’Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi, tenuto in Vaticano dal 2 al 29 ottobre 2005, dal titolo: L’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. Dall’Eucaristia sgorga per i discepoli la missione evangelizzatrice, nel senso che, afferma il Papa, vi è «uno strettissimo rapporto tra il "fare l’Eucaristia" e l’annunciare Cristo. Entrare in comunione con lui nel memoriale della Pasqua significa, nello stesso tempo, diventare missionari dell’evento che quel rito attualizza; in un certo senso, significa renderlo contemporaneo ad ogni epoca, fino a quando il Signore ritornerà». Per cui è assai importante ed utile guardare a Maria per comprendere meglio la «forza trasformante che l’Eucaristia possiede. Ponendoci in ascolto di lei, troveremo nel mistero eucaristico il coraggio e il vigore per seguire Cristo buon pastore e per servirlo nei fratelli». Sappiamo che il grande Pontefice non ha né celebrato il Sinodo né ha concluso l’Anno eucaristico essendo morto il 2 aprile 2005: eredità che toccava quindi al suo successore, Benedetto XVI, che sin dalle prime battute del suo pontificato accogliendo il testimone dal suo Predecessore ha mostrato grande sintonia ed empatia teologico-pastorale verso la tematica eucaristico-mariana; una tematica su cui si era già soffermato prima di essere chiamato dalla Provvidenza ad essere vescovo di Roma (cf J. Ratzinger, Il Dio vicino. L’Eucaristia cuore della vita cristiana, San Paolo 2005, pp. 168, € 12,50).
Benedetto XVI ha sostato, con sobrietà e incisiva chiarezza, sin dai primi giorni della sua elezione al pontificato sull’Eucaristia, che «costituisce il vero tesoro della Chiesa». Il nuovo Pontefice, inoltre, con gioia ha riaffermato «la centralità del Sacramento della presenza reale di Cristo nella vita della Chiesa e in quella di ogni credente» (Angelus di domenica 4 settembre 2005). Centralità ribadita, ad esempio, durante l’omelia di conclusione e all’Angelus domenica 29 maggio 2005, solennità liturgica del Corpus Domini, nel contesto della visita pastorale di chiusura del XXIV Congresso eucaristico nazionale celebrato a Bari. Il Papa-teologo lo ha fatto nella convinzione ferma, esperita e documentata da anni e anni di studio, che lo stupore e la meraviglia suscitati da questo gran Sacramento di Cristo e della Chiesa, non impediscono all’intelligenza illuminata e guidata dalla fede e dallo Spirito di verità di comprendere, in un tempo connotato da una sorta di dittatura del relativismo e da una cultura e una prassi ottusamente egocentriche, la finalità intrinseca al Mistero, che consiste concretamente nell’intima unione-comunione con Cristo e i suoi discepoli nell’Amore agapico, che ha influssi di bene e di servizio per lo stesso mondo contemporaneo. L’Eucaristia attesta che il Dio incarnato e dell’amore è un Dio vicino, nonostante le ripetute defezioni dei suoi di tutti i tempi: nel Vangelo Gesù dice, osserva nell’omelia Benedetto XVI, «chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Gv 6,56). Come non gioire di una tale promessa? Abbiamo sentito però che, a quel primo annuncio, la gente, invece di gioire, cominciò a discutere e a protestare: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?» (Gv 6,52). Per la verità, quell’atteggiamento s’è ripetuto tante altre volte nel corso della storia. Si direbbe che, in fondo, la gente non voglia avere Dio così vicino, così alla mano, così partecipe delle sue vicende. La gente lo vuole grande e, in definitiva, anche noi spesso lo vogliamo piuttosto un po’ lontano da noi. Si sollevano allora questioni che vogliono dimostrare, alla fine, che una simile vicinanza è impossibile. Ma restano in tutta la loro chiarezza le parole che Cristo pronunciò in quella circostanza: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53). In verità abbiamo bisogno di un Dio vicino… Nell’Eucaristia Cristo è realmente presente tra noi… In questo modo egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli e la comunione con il Signore è sempre anche comunione con le sorelle e con i fratelli. L’Eucaristia, quindi, in una società di labili rapporti, si parla di "società liquida" (Z. Bauman), è garanzia e stimolo alla cordiale socialità agapica che mette in moto una necessaria e virtuosa dinamica di comunicazione fra uomini e donne diversi, ma uniti e partecipanti al banchetto della fraternità-sororità (cf 1Cor 10,17). «Per questo – asserisce con forza Papa Ratzinger nell’omelia –
bisogna imparare la grande lezione del perdono: non lasciar lavorare nell’animo
il tarlo del risentimento, ma aprire il cuore alla magnanimità dell’ascolto
dell’altro, aprire il cuore alla comprensione nei suoi confronti, all’eventuale
accettazione delle sue scuse, alla generosa offerta delle proprie. L’Eucaristia
– ripetiamolo – è sacramento dell’unità». Unità cattolica,
unità ecumenica, unità sociale; bisogna sempre più capacitarsi del
fatto che il Sacramento di Cristo, così come ogni suo sacramento,
possiede un ampio spettro di servizio alla Chiesa, al Regno, al mondo. E. Masseroni, Capire e vivere la Messa, Paoline 2009, pp. 176, € 12,00. Salvatore M. Perrella
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