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N. 6 giugno 2009
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Con
Maria nel nuovo millennio di STEFANO DE FIORES, smm Verso l’elaborazione Evangelizzare la religiosità
"comune" significa farla ruotare intorno a Cristo, centro del
piano salvifico e della fede, da riconoscere come unico salvatore e
mediatore. Anche se si è tentato qui o là di presentare una mariologia popolare, soprattutto in America Latina, sentiamo il bisogno di tracciare alcuni criteri e orientamenti che servano all’elaborazione di essa, ma anche siano utili nell’impostare la catechesi e l’azione pastorale. Ci interroghiamo su quattro questioni: il punto di partenza, il rapporto con la Parola di Dio, l’armonizzazione con la liturgia, il raccordo con la vita. Punto di partenza Da dove iniziare? Da Maria celeste o da Maria terrena? Dalla Bibbia o dalla cultura popolare? Il circolo ermeneutico, che ha soppiantato il metodo deduttivo invalso nella Scolastica, ci conduce con sicurezza sul terreno della cultura e della vita. Dobbiamo dunque partire dalla cultura popolare, dal suo universo simbolico e dalla sua antropologia, dove si può percepire come il popolo sente Maria e si rapporta con lei. L’atteggiamento di rispetto, coinvolgimento, ascolto del popolo deve condurre a valorizzare anche le sue intuizioni su Maria. È una conseguenza del sensus fidelium, il cui ruolo promotore di più ferma adesione alle verità appartenenti alla fede, si è manifestato nella definizione dei dogmi mariani dell’Immacolata e dell’Assunta.
Ora l’intuizione centrale del popolo circa Maria è senza dubbio quella di averla percepita nella fede come una persona viva, glorificata, dotata di potenza e bontà materna e quindi in grado di intervenire nelle vicende umane. In altri termini, il popolo vede in Maria il successo della redenzione, il trionfo della vita sulla morte, il valore dell’intercessione di colei che vive la Pasqua eterna di Cristo. Ne deriva una conseguenza di grande valore pratico, che nella Chiesa latino-americana viene così formulata: «Una pietà mariana puramente tipologica non ha valore formativo; è un’illusione pastorale. Non basta dire: la Vergine è esempio di fedeltà alla Parola, di fortezza nel dolore... perciò dobbiamo imitarla. Se non si coltiva il legame, l’amore, l’affetto sano alla persona di Maria, l’esigenza di imitazione di un prototipo è un puro imperativo categorico. Per rendere fecondo il carisma di Maria bisogna fare in modo che il legame mariano (che ha la priorità pedagogica) conduca all’atteggiamento mariano (che ha la priorità entitativa)». L’elaborazione di una «mariologia popolare» dovrebbe dunque muovere dalla condizione escatologica di Maria nel suo influsso costitutivo del «fatto mariano» nella Chiesa, per scendere alla sua vicenda biblica e alla sua divina maternità: una mariologia originale, che ribalta il metodo dei manuali. Come osserva Clodovis Boff, bisogna partire non dal momento riflessivo e neppure dall’impegno etico, ma dalla «relazione affettiva viscerale con la Madre di Cristo». In particolare in Calabria – per esempio – occorre in primo luogo stabilire i dati emergenti dalla storia della pietà circa la relazione con la Madre di Gesù: gli interventi di Maria nel sorgere dei santuari (apparizioni, ritrovamento di icone o statue...), l’esperienza di lei nella vita documentata da preghiere, canti, ex voto, l’appartenenza di lei come del Cristo alla regione calabrese (leggenda della maga Sibilla e vangelo popolare). Praticamente si tratta di stabilire il fatto o fenomeno mariano presente nella storia e nell’esperienza calabrese sulla scorta di tanti lavori sull’argomento, badando a coglierlo nei suoi aspetti soprattutto interiori e ad inserirlo nel complesso della cultura popolare.
La Parola Dall’analisi del fatto mariano è necessario procedere al confronto con la Parola di Dio, norma e giudizio di ogni prassi ecclesiale. Si tratta di «evangelizzare» la pietà mariana popolare in modo che risponda alla rivelazione divina e divenga sempre più un autentico incontro con Cristo salvatore. Per togliere alla pietà mariana popolare ogni tentazione di chiudersi in sé, bisogna «riempirla» della Parola di Dio, che giudica, purifica e salva. Un’accurata teologia e catechesi biblica punterà su alcuni elementi di fondamentale importanza. 1 Piano della salvezza. L’insistenza sul disegno divino che si attua nella storia della salvezza è quanto mai importante per evangelizzare in modo radicale la cultura popolare spesso inficiata dalla concezione del «destino», forza cieca che determina l’esistenza umana. La sua terapia è costituita dalla convinzione che tutto nel mondo procede dalla sapienza e misericordia del Padre, che invia il Figlio nel mondo perché gli esseri umani diventati Chiesa per opera dello Spirito ritornino a lui. È il circolo salvifico insistito da Ireneo e dai Padri. Il continuo richiamo alla storia salvifica – sulla scia dei Padri e del Vaticano II – varrà a tracciare il quadro d’insieme dove collocare anche Maria e il suo culto, perché assumano la loro esatta proporzione e finalità. 2 Primato di Cristo. Evangelizzare la religiosità popolare significa farla ruotare intorno a Cristo, centro del piano salvifico e della fede, da riconoscere come unico salvatore e mediatore, principio e termine del cristiano. Occorre insistere sulla persona di Cristo misericordioso e sulla sua unione immediata con i fedeli, onde guidarli ad un rapporto vitale, personale, profondo, perseverante con lui sull’esempio e con la guida materna di Maria. Occorre condurre le varie espressioni popolari «al centro di ogni salda pietà, Cristo Gesù, figlio di Dio salvatore». Non bisogna trascurare il legame di Cristo con la sua Chiesa, comunità di salvezza attraverso la Parola, i Sacramenti e la testimonianza di vita. Niente Cristo senza la Chiesa.
3 La vicenda evangelica di Maria. Dopo aver sottolineato e fondato nella storia il rapporto vitale dei fedeli con Maria, occorre mostrare come esso si fonda in ultima analisi sulla Parola di Dio. Questa infatti ci presenta la figura di Maria nella sua missione e nei suoi atteggiamenti profondi, in modo da suscitare l’affetto filiale per lei che ci è madre e l’imitazione di lei modello di virtù. E qui dovremmo interrogarci: qual è la figura biblica di Maria? La risposta esigerebbe un ampio giro di orizzonti per cogliere dagli studi esegetici più recenti il volto biblico della Madre di Gesù. Contentiamoci di classificare le loro risposte secondo due orientamenti: il primo sincronico e il secondo diacronico. «Il tutto della fede» A Orientamento sincronico. Una prima tendenza contemporanea scorge in Maria un frammento in cui si riflette il tutto della fede: un compendio o sintesi di tutta la rivelazione biblica. Come infatti afferma Ignace de la Potterie, un’acquisizione molto importante dell’esegesi moderna è quella di aver messo in luce che il mistero di Maria forma in qualche modo la sintesi di tutta la rivelazione precedente sul popolo di Dio... e nella sua persona concreta si trova anticipato ciò che si realizzerà per il nuovo popolo di Dio, che è la Chiesa. Bruno Forte conia una felice formula per esprimere questo carattere sintetico di Maria, cioè «l’icona dell’intero mistero cristiano». Al sottoscritto invece sembra esatto chiamare la Madre del Signore «microstoria della salvezza» perché «in lei si danno convegno e si intrecciano i modi di agire divini e ancora in lei si trova la risposta esemplare agli interventi di Dio nella storia della salvezza». In Maria, apice dell’AT che si apre all’accoglienza di Cristo, convergono le vie di Dio, la sua logica suprarazionale, le leggi storico-salvifiche da lui espresse nella rivelazione: promessa-compimento, abbassamento-esaltazione, concentrazione nella persona-dilatazione nella comunità, scelta dei poveri e della donna... Sono tutte vie che dall’AT convergono in Maria per innalzarsi con Cristo e ridiscendere sulla Chiesa.
Alberto Valentini, autore di un recente volume su Maria secondo le Scritture, conferma questa impostazione storico-salvifica: la figura di Maria è legata intimamente alla storia della salvezza culminante in Cristo e cresce con la manifestazione luminosa del suo mistero. Un’adeguata comprensione della Madre di Gesù richiede un tale contesto: solo così è possibile recuperare la sua icona biblica, nella quale si rivela il volto autentico di Israele e della Chiesa secondo il progetto di Dio. Inserita nella storia della salvezza, Maria «è il tipo ideale della comunità dell’alleanza; è la donna la cui vita è posta al servizio del popolo di Dio, della sua fedeltà all’alleanza». Per la sua collaborazione nell’incarnazione del Verbo e per la sua presenza all’ora del Figlio, Maria viene «costituita e donata da Gesù stesso qual madre al "discepolo amato", figura di tutti i discepoli». Ella «è un dono del Signore, offerto a ogni credente» da accogliere nella propria vita. B Orientamento diacronico. Alcuni esegeti si mostrano sensibili all’evoluzione di Maria in rapporto a Cristo suo figlio, distinguendo le varie fasi della vita, in particolare il suo passaggio da madre a discepola, a membro della comunità pentecostale. Tra questi si distinguono François Braun e Romano Guardini, estremamente attenti alle cesure della vicenda terrena della Vergine di Nazaret. Da parte sua Aristide Serra segue il criterio basilare di passare in rassegna «gli autori del NT che parlano della Madre di Gesù disponendoli secondo l’ordine cronologico accettato in linea di massima dalla critica odierna», nella convinzione che le testimonianze mariologiche del NT, prese in ordine di tempo, offrono un indubbio vantaggio. Consentono, cioè, di vedere in che modo e secondo quale progressione gli autori ispirati abbiano preso coscienza della persona e del ruolo di Maria nell’arco dell’intera storia della salvezza. Stefano De Fiores,
smm
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