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N. 6 giugno 2009
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Maria, maestra di
sequela di ANDREA GIAMPIETRO Dalla
Croce, la salvezza Con Maria, uniti alla Passione di Gesù, i
Benedettini olivetani accolgono, guidano, sostengono nello spirito i
fedeli. Nel corso dei secoli sono sorte molte Congregazioni ispirate alla Regola di san Benedetto, fra le quali quella di Santa Maria di Monte Oliveto (O.S.B. Oliv.). La fondazione risale al XIV secolo per opera di alcuni nobili senesi guidati da Bernardo Tolomei (1272-1348, canonizzato da Benedetto XVI il 26 aprile scorso), che decidono di lasciare la vita signorile per intraprenderne una di preghiera, penitenza ed eremitaggio, reagendo alle chiassose e violente divisioni in cui era decaduta la città di Siena. Questa radicale interpretazione evangelica attira l’attenzione di numerosi uomini di varia estrazione sociale che scelgono di unirsi alla loro esperienza ascetica. Bernardo avverte un forte senso di responsabilità per tutti questi seguaci e chiede un riconoscimento canonico per la sua opera al Vescovo di Arezzo. Così, il 26 marzo del 1319, si dà vita al monastero di Santa Maria di Monte Oliveto, si abbandona la condizione eremitica, pur mantenendo un rigoroso stile di vita ispirata alla Regola di san Benedetto, e ci si riveste di un abito bianco per rendere visibile la devozione a Maria.
Bernardo era sempre stato devoto alla Madonna e per sua intercessione era stato miracolosamente guarito da una malattia, perciò la sua spiritualità, «eminentemente cristocentrica, è anche e sempre mariale. Con Maria egli prega. Da Maria egli impara a conoscere e ad amare Gesù. Con Maria egli diventa apostolo in mezzo ai suoi amici e compagni. Con Maria egli serve i più poveri e sofferenti. Con Maria egli s’immerge nella solitudine per essere tutto e solo di Gesù. Sempre con lei egli ascolta continuamente le parole di Dio e le custodisce gelosamente nel suo cuore. Con Maria egli ha il coraggio di donarsi e sacrificarsi fino a morire per i suoi quale martire di carità» (Il senese Giovanni Bernardo Tolomei, Stanislao Maria Avanzo, osb). Grazie a donazioni, i primi monaci ebbero modo di insediarsi in più luoghi in Toscana, mantenendo un chiaro legame col primo monastero fondato e col suo abate. La Congregazione, infatti, aveva un solo abate, eletto per un anno, e un solo monastero (le altre fondazioni erano chiamate "Loca"). Questo, però, non significa che l’espansione degli Olivetani fu scarsa, anzi, eccetto la crisi per la pestilenza del 1348, che portò alla morte ottanta monaci, fra cui il il beato Bernardo, in 200 anni i "Loca" erano più di cento e i monaci oltre un migliaio. Seguiranno poi altre fondazioni in Europa, nelle Americhe, in Africa e nella Corea del Sud. Un altro significativo ampliamento fu segnato dall’affiliazione dell’Istituto di Oblate residenti a Roma, fondate da santa Francesca Romana (1384-1440).
Gli Olivetani danno il primato alla carità fraterna, all’ospitalità, alla guida spirituale dei fedeli, allo sviluppo delle arti e delle scienze. Molti furono infatti i miniatori, i calligrafi o gli intarsiatori; non mancarono esempi di musicisti e di storiografi, di matematici e di scienziati (come don Ranieri, successore di Galileo Galilei nell’Ateneo di Pisa). In tempi più recenti don Vismara, collaboratore di padre Agostino Gemelli e primo bibliotecario dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel 2008 si contavano 26 monasteri con 265 professi, di cui 151 sacerdoti (Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, Chiusure, Siena, tel. 0577-70.76.11). Andrea Giampietro |
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