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N. 6 giugno 2009
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"Magnificat"
a cura di ELISEO SGARBOSSA ssp «Puoi
ciò che tu vuoli» Il canto di Dante alla Madre di Dio merita un secondo intervento, e sentiamo che non è soltanto doveroso per la dignità di lei e per la statura del Poeta, ma è anche istruttivo per noi, lettori del terzo millennio. Dante Alighieri (1265-1321) aveva dieci anni quando perdette la madre Gabriella, e la scomparsa di lei aprì nel suo cuore una ferita, che le successive esperienze (l’amore ideale di Beatrice e il matrimonio con la nobile Gemma Donati, dalla quale ebbe quattro figli) non riuscirono a sanare. È probabile che la nostalgia materna abbia tenuto desta nel Poeta la devozione a Maria.
Il celebre inno alla "Vergine Madre" che Dante pone sulle labbra di san Bernardo testimonia al vivo questa devozione, ma lascia intendere anche la non comune cultura teologica e patristica dell’autore, attinta dallo studio sistematico delle fonti allora accessibili. I versi che aprono il canto XXXIII del Paradiso traducono perfettamente la predicazione mariologica del santo Monaco di Chiaravalle, e al tempo stesso rivelano nel giovane Alighieri la serietà della ricerca scientifica. Sappiamo che egli, fin da adolescente, seguì gli insegnamenti filosofici e teologici delle scuole francescana di Santa Croce e di quella domenicana di Santa Maria Novella. Si appassionò in particolare alla filosofia di Aristotele e di san Tommaso, intendendo la filosofia come il compendio di tutte le scienze umane, la «donna gentile» che traccia l’itinerario verso la saggezza. Alla filosofia succedette, come già si è visto, la luce della teologia, idealizzata in Beatrice e culminante nella figura sublime della Vergine. La presente preghiera di lode a Maria, vertice di tutte le preghiere
disseminate lungo i canti della Commedia, si conclude con
una commossa supplica di san Bernardo per la condizione precaria di
Dante, che nella vita reale, fuori della finzione poetica, era esule da
una corte all’altra di amici accoglienti, sempre esposto alla più
temibile delle tentazioni: la perdita della fiducia in Dio e della retta
via, faticosamente intrapresa dopo tante traversie.
«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
In te misericordia, in te pietate,
supplica a te, per grazia, di virtute
perché tu ogne nube li disleghi
Vinca tua guardia i movimenti umani:
«Li occhi da Dio diletti e venerati, E io ch’al fine di tutt’i disii |
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