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N. 6 giugno 2009
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Gli
interventi di Dio nelle vicende degli uomini
di DOMENICO MARCUCCI Unica memoria di
città distrutte «La venerazione a Maria rappresenta un
elemento di grande significato per la conservazione del patrimonio
storico». Nella parrocchia in cui attualmente mi trovo, ad Ari (Chieti), in un santuario settecentesco è venerata una statua, forse della fine del 1200, della Vergine in trono: è la Madonna delle Grazie; gli anziani dicono che essa è "nata" al castello di Turri, sperone roccioso circondato da frane; ho provato a venire a capo di tale leggenda, ma è stato defatigante, perché i racconti erano del tutto incoerenti e unicamente emergeva il fatto che gli abitanti dell’omonima contrada avevano una grandissima nostalgia della loro Madonna. Documenti, neanche a parlarne; poi quasi per caso mi sono imbattuto nel resoconto di una visita pastorale alla nostra parrocchia, risalente al 1616: in esso si dice che nella chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore era presente una statua proveniente da Turri, «in rovina».
Sepolto da una frana Il mistero era stato svelato: l’abitato di Turri, che doveva essere costituito da un castello, circondato dal borgo feudale, con una chiesa in cui si venerava la statua lignea, intorno alla seconda metà del 1500 era scomparso, inghiottito da una frana; esaminando il terreno attorno allo sperone di roccia, si nota che i tanti ciotoli sparsi nella zona altro non sono che frammenti di mattoni, di tegole, di terraglie, ecc. Il fenomeno non deve essere stato improvviso, per cui gli antichi turresi hanno avuto modo di salvare qualcosa e soprattutto quella che ritenevano la ricchezza maggiore, la statua della Madonna, trasportandola dapprima nella parrocchiale della vicina Ari e poi nell’attuale Santuario, edificato intorno al 1730. Così quella statua è l’unico resto dell’antica Turri, l’unico legame, a parte qualche rudere, con un passato per altri versi del tutto sconosciuto, dato che anche la tradizione orale è quasi del tutto perduta. Da Ari a Foggia Il Santuario che maggiormente richiama il fenomeno che stiamo esaminando è quello della Madonna dei sette veli di Foggia; siamo nel 1062, quando alcuni contadini, che conducevano i buoi all’abbeverata, videro tre fiammelle posate sulle acque. Incuriositi e timorosi, vollero approfondire. Rinvennero, così, sepolta nella melma, una grande tavola avvolta in teli. Essi erano così sicuri che si trattasse dell’"Iconavetere" dell’antica Arpi, del tutto scomparsa all’epoca, che non osarono liberare l’immagine, che così rimase avvolta dai "setti veli". Una ricognizione è stata fatta in gran segreto in tempi recenti ed effettivamente si è constatato che la tradizione aveva perfettamente ragione; ma l’immagine era così deteriorata che si è preferito rimettere tutto come prima.
I buoni contadini collocarono l’immagine in una vicina casupola, la Taverna del Gufo, che divenne ben presto il centro religioso della zona e nei dintorni si costruirono molte case. I forestieri cominciarono ad affluire numerosi per venerare la Madre di Dio, ma anche per trafficare con i pastori abruzzesi che affollavano la zona da settembre a maggio. La Taverna del Gufo con la sua preziosa icona divenne il centro di un agglomerato che sia i forestieri che i paesani chiamavano volentieri Sancta Maria de Focis, a ricordo della Vergine santa e delle tre fiammelle apparse sulle acque del lago. Cosa aveva indotto quegli antichi cristiani a nascondere l’immagine? La zona era sotto dominazione bizantina e si pensa che fosse stata nascosta per sottrarla alla furia degli iconoclasti; ma sono ipotesi. La cura con cui è stata difesa l’immagine, avvolta con ben sette teli, sta a indicare quanto per quegli antichi cristiani essa fosse preziosa. Nel 1080 Roberto il Guiscardo volle che sullo stagno dove era stata rinvenuta l’immagine fosse costruita una grande chiesa. Attorno ad essa sorse ben presto una importante città, il cui nome, Foggia, ricorda con evidenza i "foghia" (fuochi) che hanno segnalato la presenza dell’icona.
Testimone d’eccezione È anche interessante ricordare che l’immagine non si vede, essendo del tutto ricoperta: dove dovrebbe essere situata la testa c’è una specie di oblò, che i fedeli fissano intensamente e molti asseriscono di scorgervi effettivamente il volto della Vergine; fra essi c’è un testimone d’eccezione, sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che il 2 marzo 1731, poco dopo il terremoto che distrusse Foggia, vide appunto il volto della Vergine; così egli stesso racconta il fatto in una relazione a papa Pio VI nel 1777: «Vidi molte volte ed in diversi giorni, nel cristallo di quella Immagine, il volto di Maria Vergine, come volto di una verginella fra i tredici ed i quattordici anni, la quale aveva coperto il capo di un velo bianco. E... vidi quel volto non come scultura o pittura, ma come volto vero, carneo, di fanciulla. Il volto si volgeva qua e là, e nel medesimo tempo che era veduto da me, era pur veduto da tutto il popolo ivi raccolto, il quale perciò si raccomandava a Maria santissima con grande fervore». Conservare il passato Nella Sardegna il fenomeno degli abbandoni di antiche città è stato particolarmente vistoso, soprattutto al tempo dell’invasione catalana e poi, per i centri costieri, a causa della pirateria saracena. Possiamo ricordare il Santuario della Madonna del rimedio, presso Oristano, unico resto dell’antico insediamento di Muracabra.
Più importante è Nostra Signora del Regno di Ardara: attualmente la bella chiesa romanica rimane isolata e il paese non arriva ai 1.000 abitanti; ma esso nel medioevo era la capitale del Giudicato (Regno) di Logudoro e nella chiesa venivano incoronati e sepolti gli antichi re. Lo spostamento della capitale a Sassari e l’avvicendarsi dei feudatari hanno fatto decadere la località: sono rimasti la chiesa e il culto verso l’immagine mariana che ivi si venera. La venerazione verso la Vergine e le sue immagini (ma altrettanto, anche se in misura minore, si può dire per le immagini dei santi), rappresenta un elemento di grande significato per la conservazione della memoria storica; questa per l’identità di un gruppo è importante quanto per un individuo: difficilmente una persona che non sa da dove viene è ben formata e spesso ha problemi a progettare il futuro; il culto mariano aiuta le comunità a sentirsi meno orfani e a recuperare il proprio passato. Domenico Marcucci
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