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N. 7 luglio 2009
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50 anni fa... di SERGIO GASPARI, smm La consacrazione dell’Italia alla Madonna è avvenuta a Catania domenica 13 settembre 1959, a coronamento del XVI Congresso eucaristico nazionale. La Vergine ha aperto il Congresso; durante la settimana congressuale, la statua della Madonna di Fatima è stata venerata nella veglia eucaristica, ha visitato e consolato gli ammalati; ha coronato il Congresso il 13 settembre con la consacrazione al suo Cuore immacolato. Congresso eucaristico ed evento del 13 settembre 1959. Compiuto il suo pellegrinaggio missionario in Italia (iniziato il 25 aprile 1959 a Napoli), visitando 92 capoluoghi di provincia, la venerata statua della Madonna approdò a Catania nel pomeriggio di sabato 5 settembre. Ella fu la prima pellegrina del Congresso, inaugurato domenica 6 settembre. Ad attenderla a Catania in piazza Europa c’erano circa 50.000 fedeli. La sua statua fu accompagnata in Cattedrale, dove «messe, confessioni, comunioni si susseguirono senza sosta anche nelle ore notturne». Venne trasportata per la veglia eucaristica a San Benedetto nella notte tra martedì e mercoledì, passò a consolare gli ammalati affluiti a San Nicola e i degenti dell’ospedale "Vittorio Emanuele". Domenica 13 settembre, a mezzogiorno, la statua veniva portata verso l’altare del Congresso in piazza Verga per la consacrazione. 60 mila persone seguirono devotamente la processione. Sul carro bianco, genuflesso in adorazione, il legato pontificio card. Marcello Mimmi sorreggeva l’ostensorio con il Santissimo Sacramento. La processione si rivelò una grande apoteosi, conclusasi tra irrefrenabili applausi, allorché comparve dall’alto della tribuna l’immagine della Vergine. A destra dell’altare, sormontato da una gigantesca croce illuminata, fu intronizzata la bianca statua della Madonna di Fatima. L’Atto della solenne consacrazione della Nazione fu pronunciato dal Legato pontificio, circondato da moltissimi vescovi, sacerdoti, religiosi, da una larga rappresentanza dell’autorità politica, civile e militare, e alla presenza di una folla oceanica di fedeli. La stessa gente, che era convenuta a cantare le lodi di Gesù eucaristico, dopo l’Atto della consacrazione, acclamò con un lungo, interminabile applauso. Seguì il canto mariano O Sanctissima, o Piissima..., poi il Tantum ergo e la solenne benedizione eucaristica fra l’attenzione, la devozione e l’entusiasmo generale. Il Congresso «aveva trovato la sua più degna conclusione» nella consacrazione alla Vergine.
Consacrazione alla Vergine e fedeltà ai voti del Congresso. La formula di consacrazione: 1) rivolta a Gesù, esposto solennemente nell’Eucaristia, recitava: «Signore nostro Gesù Cristo, che nell’Ostia santa siete presente come Re del mondo, unico Maestro e Pastore delle nostre anime, Mediatore tra la terra e il cielo»; 2) professava la signorìa di Cristo nel Pane eucaristico: «Noi intendiamo riconoscere il vostro sovrano dominio e deporre nelle vostre mani l’offerta delle nostre anime, della nostra vita, delle nostre famiglie, della nostra Patria, di tutto il mondo»; 3) seguiva l’offerta cultuale: Signore, «accogliete questa offerta unendola a quella del vostro Corpo e del vostro Sangue»; 4) esplicitava la mediazione della Madre: Signore, «accogliete specialmente, in questo giorno solenne, l’Atto ufficiale di consacrazione che noi intendiamo fare alla vostra augustissima Madre, e per essa a voi e alla Trinità Santissima, della nostra amata Patria»; 5) evidenziava l’obiettivo mariano: «Noi ci rivolgiamo... o Signore nostro Gesù Cristo, a questa SS.ma Madre perché essa, con la sua materna intercessione, ci assista e renda effettivo e operante, per la grazia ottenutaci presso il vostro Trono, quest’Atto di consacrazione». Alla Madre si chiedeva la fedeltà all’Atto di consacrazione, per mantenere vivi gli impegni del Congresso eucaristico. La consacrazione alla Vergine, alla chiusura del Congresso, avvenne in un unico e partecipato atto di culto, ma duplice nel suo significato. Si era convinti che, come le due facce di una stessa medaglia, l’Eucaristia avrebbe portato frutto grazie alla consacrazione mariana, e questa si fondava e rinviava al mistero eucaristico. Quell’"Atto solenne" di Catania rivelava i due amori inseparabili e costanti della Chiesa. Il card. beato I.A. Schuster (+1954), nei suoi studi rilevava che già nel II secolo «il vescovo Abercio di Gerapoli (nella Frigia, attuale Turchia occidentale) congiungeva questi due amori: l’Eucaristia e Maria». Inoltre il 13 settembre 1959 era domenica (il 13 settembre 2009 egualmente è domenica). "Dies Domini", giorno del Signore, la domenica è anche "Dies Dominae", giorno della Signora (Maria). Il sabato è giorno mariano, in quanto prepara alla domenica. Ma la Madre sigilla altresì il giorno del Figlio: lei, la Madre "artòfora", "porgitrice del Pane eucaristico", esorta i suoi figli a nutrirsi nel ritmo della vita quotidiana del "Cibus viatorum" e "Pane dei forti". I due amori della Chiesa. Giovanni XXIII aveva consigliato ai vescovi l’abbinamento del Congresso e della consacrazione. Difatti questa «doveva esserne insieme preparazione e sigillo». In realtà la consacrazione alla Vergine ritmò i tre momenti del Congresso: lo preparò, lo seguì nel suo svolgersi e lo concluse. Maria, la prima pellegrina, inaugurò il Congresso. Nell’articolare il corpo umano al Verbo di Dio, ella ha confezionato maternamente il Pane eucaristico per i fedeli. Maria sta all’origine della Celebrazione eucaristica. Benedetto XVI scrive: Maria, che «ha accolto per tutta la Chiesa il sacrificio di Cristo, inaugura la partecipazione della Chiesa al sacrificio del Redentore» (Sacramentum caritatis 33). Custode e garante del mistero eucaristico. Dopo la benedizione eucaristica, da Castel Gandolfo si fece udire a Catania il radiomessaggio di Giovanni XXIII, che ricordava come nel 1923, proprio a Catania, egli aveva parlato dell’Eucaristia quale «compendio vivente di tutto il Credo cattolico». L’Eucaristia in effetti è spatium mysterii, spazio del mistero totale di Cristo, e Maria è «la donna sintesi del mistero» (B. Forte) di Gesù e «aula dei celesti sacramenti» (sant’Ambrogio di Milano). In quanto tale, ella è la custode e garante unica del Pane eucaristico. Non senza motivo, «Lourdes – affermò Pio X (+1914) – è il più grande santuario eucaristico». Coronamento. Con l’Atto di consacrazione, posto al termine del Congresso, si voleva restituire l’Eucaristia alla Madre. Ella, che sta nel Cenacolo dopo l’Ascensione del Figlio, è colei che porge Gesù eucaristico ai credenti. Nella bolla Incarnationis mysterium (1998) Giovanni Paolo II puntualizzava: «Da duemila anni, la Chiesa è la culla in cui Maria depone Gesù e lo affida all’adorazione e alla contemplazione di tutti i popoli» (n. 11). Ci auguriamo che da questo 50mo, nella Chiesa post-conciliare, in certi suoi esponenti alquanto refrattari alla pietà mariana, si riscoprano i due amori della Chiesa. L’Eucaristia perpetua nel rito sacramentale la maternità divina di Maria. Come già sul Calvario, Gesù nel mistero del suo Corpo e del suo Sangue ci dona Maria perché noi, mettendoci alla sua scuola, possiamo conformarci al Figlio. Sergio Gaspari, smm
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