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N. 7 luglio 2009
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Editoriale di MARIAXAVERIA BERTOLA «Facciamo l’elogio delle persone illustri, dei nostri antenati secondo le loro generazioni. Essi furono persone virtuose, i cui meriti non furono dimenticati...» (cf Sir 44,1.10-15). Così proclama la Liturgia della Messa di sant’Anna, la cui festa si celebra il 26 luglio. Chi è sant’Anna? E dove andiamo a raccogliere qualche dato della sua vita, che possa aiutarci a vivere con più intensità la nostra fede? È un dato di fatto che chi andasse a cercare il nome, le caratteristiche psicologiche e spirituali della "nonna di Gesù", della mamma di Maria di Nazaret nei Vangeli canonici, rimarrebbe deluso e un po’ confuso. Per saturare la nostra intelligente e devota immaginazione, occorre riferirci alla letteratura apocrifa, cioè fantasiosa, specialmente al Protovangelo di Giacomo, che risale al II secolo. La lettura di tale documento può diventare interessante in quanto il testo intende colmare le lacune di notizie biografiche sulla vita storica di Maria di Nazaret e della sua famiglia. Maria, del resto, è una garanzia dell’umanità storica di Cristo e quindi il desiderio di conoscere meglio la sua vita e quella dei suoi genitori (che la tradizione ci presenta con i nomi di sant’Anna e san Gioachino), è un desiderio ottimo, soprattutto al fine di difenderci da ogni tentazione docetista. Rimane pur sempre vero che la grande cultura ebraica, con i suoi riti, le sue preghiere, i suoi modi di vivere e i suoi costumi, può sostituire, in parte, la mancanza dei dati storici dei personaggi in questione. Basta lasciarci immergere nel mare profondo della tradizione midrashica per sentire il polso della storia stupenda del popolo d’Israele, di cui i genitori di Maria fanno parte. Il significato etimologico del nome Anna, nella lingua ebraica, è "Yahvè ha avuto misericordia". Questo nome ci riempie il cuore di lode, di gioia, di ringraziamento a Dio che, a sant’Anna, come ad ognuno di noi, ha dato il suo cuore, amandoci follemente anche e soprattutto quando siamo piccoli, svantaggiati, poveri e deboli. Del resto, ci assicura san Paolo che «è proprio quando siamo deboli che noi siamo forti», perché è tra i deboli che Dio scende a cercarci. Sant’Anna sembra proprio essere stata "cercata" da Dio. Se la pianta si conosce dai frutti, il frutto della maternità di sant’Anna si chiama Maria, e il frutto della maternità di Maria si chiama Gesù, il "Servo di Yahvè", nato da colei che aveva detto all’Angelo, inviato da Dio per annunciarle la sua maternità, «Ecco, sono la serva del Signore». È certamente anche da sua madre che Maria aveva imparato la logica del vivere a servizio del progetto di Dio. Forse, anche sant’Anna, qualora fosse ancora stata in vita, avrà partecipato alla trasferta dei parenti di Gesù, i quali, insieme a Maria, la madre, vanno personalmente a rendersi conto di quel figlio che, a Cafarnao, a detta della gente, sembrava fosse andato un po’ fuori testa (cf Mc 3,21). Se fosse così, anche sant’Anna, la nonna materna di Gesù, poté sentire dire chiaramente dal suo caro ed amato nipote: «Chi è mia madre e chi sono i miei familiari? Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella, madre (e nonna)» (Mc 3,31-35). Una nonna veramente beata fu sant’Anna, la cui vita può proclamare a tutti la misericordia di Dio, partecipando, così, alla vocazione delle grandi donne che la Scrittura ricorda come antenate di Gesù Cristo, figlio di Dio e figlio di Maria di Nazaret. Mariaxaveria Bertola, |
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