Madre di Dio

 

N. 7 luglio 2009

 Amori inseparabili
    Sergio Gaspari

 Anna
  
 Mariaxaveria Bertola

Il racconto di una festa di nozze
    Giovanni Ciravegna

"Madre castissima..."
    Alceste Catella

Il segreto della sua vita
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

Armonizzare pietà popolare e liturgia
    Stefano De Fiores

È presente nel dialogo ecumenico

Guida esperta e luminosa
    
Sergio Gaspari

Come in ogni focolare domestico...
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Noi, artigiani della pace
  
 Giuseppe Pelizza

«Soccorri a la mia guerra»
  
 Eliseo Sgarbossa

«Mamma, come sei bella!»
    Teresio Oliveri

Moglie, mistica e santa
    
Maria Di Lorenzo

Una filiale confessione di fede
    a cura della Redazione

Opinioni

Scaffale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 7 luglio 2009 - Copertina

 Con Maria nel nuovo millennio

 
di STEFANO DE FIORES, smm

Armonizzare pietà popolare e liturgia
   

Oggi si è compreso che la "religiosità del popolo" fa parte di una cultura in senso antropologico, che non è lecito a nessuno sopprimere o disprezzare.
  

Mentre normalmente dal Concilio in poi si tendeva a sottolineare non solo il primato della liturgia, ma anche la sua autosufficienza, oggi si riconosce la possibilità e l’utilità di un reciproco influsso. La sintesi ufficiale circa questo rapporto è codificata dal Direttorio su pietà popolare e liturgia (2002), dove si riconosce che «liturgia e pietà popolare sono due espressioni legittime del culto cristiano, anche se non omologabili. Esse non sono da opporre, né da equiparare, ma da armonizzare» (n. 58).

Certamente la liturgia ha molto da dire alla pietà popolare, riempiendola di Parola di Dio e conducendola al mistero pasquale e alle sue implicanze vitali. Il pellegrinaggio, per esempio, deve considerare la confessione o riconciliazione come tappa importante, in quanto incontro con Cristo che perdona, e riconoscere alla Messa e Comunione eucaristica il carattere di culmine o traguardo.

La Passione vivente che ha luogo ogni anno a Macellai di Pocapaglia (Cuneo).
La Passione vivente che ha luogo ogni anno a Macellai di Pocapaglia (Cuneo – foto Marcato).

Ma anche la pietà popolare, con le sue forme espressive portatrici di valori creativi, intuitivi, significanti ed eloquenti, può apportare nuova linfa alla liturgia. Questa guarderà ad esse per recuperare il senso della festa, della comunità, della partecipazione cordiale.

Significativo cambiamento

Circa la presenza di Maria nel mistero pasquale, espressa dalla pietà popolare, bisogna cedere la parola al Direttorio che opera al proposito un significativo cambiamento. Al contrario dei vescovi che assunsero dopo la seconda guerra mondiale una posizione negativa circa le funzioni popolari del Venerdì santo e della Pasqua, il Direttorio le interpreta in chiave positiva come rappresentazioni di asserzioni liturgiche: «La pietà popolare ha intuito che l’associazione del Figlio alla Madre è costante; nell’ora del dolore e della morte, nell’ora del gaudio e della risurrezione. L’affermazione liturgica, secondo cui Dio ha riempito di gioia la Vergine nella risurrezione del Figlio, è stata, per così dire, tradotta e quasi rappresentata dalla pietà popolare nel pio esercizio dell’Incontro della Madre con il Figlio risorto: la mattina di Pasqua, due cortei, l’uno recante l’immagine della Madre addolorata, l’altro quella del Cristo risorto, si incontrano per significare che la Vergine fu la prima e piena partecipe del mistero della risurrezione del Figlio» (n. 149).

Corteo religioso in una strada di Santa Maria di Leuca (Lecce).
Corteo religioso in una strada di Santa Maria di Leuca (Lecce – foto Catholic Press Photo).

«Spazi bianchi»

In realtà non è difficile sottoscrivere quanto afferma dopo «osservazione partecipante» lo studioso Ignazio Schinella: «La pietà popolare della Settimana santa concentra tutta la sua attenzione sul Vangelo di Giovanni, di cui intende essere una traduzione popolare e una specie di lectio molto simbolica e profonda da un tono spirituale quanto mai marcato, con un approfondimento degli aspetti cristologici ed ecclesiali contenuti nella presenza di Maria nei punti cruciali della morte e della risurrezione del Signore […]. La presenza di Maria in Occidente durante il periodo pasquale è un’azione congiunta tra lo Spirito e la Chiesa per supplire al silenzio con cui il Vangelo ha avvolto la presenza di Maria. Dal punto di vista ermeneutico si potrebbe dire che la pietà popolare occupa e scrive gli spazi bianchi del testo evangelico».

Un sogno

Dalla valorizzazione alla luce della Bibbia, si può passare ad un’integrazione liturgica di queste rappresentazioni popolari, che segnano i partecipanti per tutta la vita?

È quanto propone con opportune motivazioni lo stesso Ignazio Schinella, dopo aver dedicato all’argomento alcuni corposi studi. Egli non si contenta di una «commemorazione sobria», da introdurre nella liturgia del Venerdì santo, cioè di «una memoria sobria, densa, desunta dalla considerazione del contenuto cristologico ed ecclesiologico di Gv 19,25-27», quindi «non suggerita dal sentimento o da una pietà deteriore». Lo studioso preconizza in prospettiva più allargata l’entrata nella liturgia di tutte le espressioni mariane popolari, specie quelle attinenti alla Settimana santa, sia la Chiamata della Madonna nella predica di passione, sia l’Affruntata il giorno di Pasqua: «Per questo il mio sogno, che è anche la mia battaglia, è che tutte le manifestazioni della pietà popolare, specie quelle della Settimana santa, un giorno facciano parte della liturgia viva della Chiesa».

Orgosolo (Nuoro), Processione della Vergine Assunta (16.8.2005).
Orgosolo (Nuoro), Processione della Vergine Assunta (16.8.2005 – foto Gasola).

La proposta, con tutte le necessarie decantazioni del caso, è coerente con l’interpretazione culturale della pietà popolare, anche se bisogna vegliare a non operare un trapianto materiale e indiscriminato di tutte le devozioni del popolo nella liturgia.

Tre obiettivi

Giungiamo al punto più delicato e difficile: come operare nuovamente un’inculturazione del messaggio biblico nella vita del popolo?

Non partiamo dal nulla, poiché la pietà popolare è considerata una prima forma d’inculturazione del cristianesimo. Ma poiché tale operazione è stata automatica e non consapevole, occorre una nuova evangelizzazione questa volta consapevole e quindi in grado di evitare l’eccesso, cioè l’infeudazione in cui la cultura ha il sopravvento e condiziona l’accettazione integrale della Rivelazione, e il difetto, ossia un’inculturazione labile in cui prosperano il sincretismo e la magia. Si dovrebbe mirare a tre obiettivi.

1 Potenziare i valori popolari attinenti a Maria. Perché un’inculturazione riesca nei suoi intenti è necessario andare alle radici culturali, o meglio alla maniera organica di vivere del popolo. Si incontreranno dei valori dove l’inserimento di Maria è naturale quanto benefico.

Rito notturno al Santuario di Nostra Signora di La Salette (Francia).
Rito notturno al Santuario di Nostra Signora di La Salette (Francia – foto Dondero).

Si pensi al senso della famiglia, al valore della vita da proteggere dal primo istante alla fine, all’importanza della donna soprattutto in quanto madre, all’accettazione anche se talvolta rassegnata della sofferenza e della sventura, all’ospitalità, al senso dell’onore, della giustizia, della libertà, dell’amicizia... In ognuna di queste radici s’innesta il cristianesimo e il suo riferimento a Maria.

Anche nel campo della devozione mariana, tutt’altro che falciare l’abbondante vegetazione, vanno valorizzate le intuizioni del popolo circa Maria: la sua umanità, la sua presenza viva, la sua bellezza, i suoi interventi nel territorio.

2 Purificare la pietà mariana popolare. Non tutto va bene nella cultura popolare. Basta leggere la seconda lettera mariana del vescovo Francesco Tortora per percepire le cinque piaghe della Chiesa calabrese, cui Maria offre una decisiva terapia in ordine al loro risanamento.

In forma più generale oggi la Calabria si trova a combattere contro forme abnormi di coesistenza della devozione alla Madonna con la malavita. Qui bisogna richiamare l’insegnamento di san Luigi Maria di Montfort (1673-1716) che tuona contro quanti abusano della devozione mariana per continuare imperterriti nella loro vita peccaminosa: «I devoti presuntuosi sono peccatori in balia delle loro passioni e amanti del mondo [...]. Dormono tranquillamente nelle loro cattive abitudini, senza farsi molta violenza per correggersi, sotto pretesto di essere devoti di Maria [...]. Nulla nel cristianesimo è più condannabile di questa diabolica presunzione [...]. Affermo che un simile abuso della devozione alla Vergine santa [...] costituisce un orribile sacrilegio...».

Qui è il caso di richiamare l’insegnamento profetico ed evangelico circa la natura del vero culto, che è quello unito all’impegno della vita, all’esercizio della carità e della giustizia. Questa catechesi libererà la pietà mariana popolare da ogni tendenza magica, che è passivo abbandono a forze cieche, mentre promuoverà l’atteggiamento mistico del popolo che coesiste con l’impegno cristiano e con la creatività nelle espressioni devote.

Processione dell'Assunta a Deiva Marina (La Spezia). La statua è portata a spalle da alcuni uomini.
Processione dell’Assunta a Deiva Marina (La Spezia). La statua è portata a spalle da alcuni uomini (foto Belluschi).

3 Promuovere nuove espressioni di pietà mariana. Memori della splendida indicazione della Marialis cultus (1974) che spinge non solo al rinnovamento della pietà mariana, ma anche all’«impulso creativo» di nuove espressioni, occorre essere convinti della necessità di nuove forme come frutto naturale di una pietà rinnovata secondo i criteri e gli orientamenti della stessa Marialis cultus, cioè il riferimento trinitario, cristologico, ecclesiologico, l’ispirazione biblica, liturgica, ecumenica e antropologica. Facendo attenzione anche alla via pulchritudinis e alla narratologia, dovranno sorgere nuovi titoli e invocazioni, nuovi canti, nuovi racconti e nuova iconografia.

È un campo aperto dove la fede matura e la fantasia popolare sapranno trovare segni e proposte devote non immaginabili a tavolino.

Stefano De Fiores, smm
  

Invito all’approfondimento: Catechismo della Chiesa cattolica, 1674-1676; Aa. Vv., Facciamo il punto sulla pietà popolare?, Rivista liturgica, novembre-dicembre 2002; M. Sodi-G. La Torre (a cura di), Pietà popolare e liturgia. Teologia, spiritualità, catechesi, cultura, Lev 2004, pp. 398, € 22,00.
   

Rilievi conclusivi

Con soddisfazione del popolo di Dio, la valutazione della pietà popolare è passata dall’indifferenza e dal disprezzo al riconoscimento del suo valore umano e cristiano. Si è operata una transizione «dal tradimento-esilio all’accoglienza persistente, allo starci dentro».

Il fenomeno è legato alla religione, ma anche alla fede, in quanto proviene dallo Spirito e produce frutti di bene.

Quanto alla sua vitalità, anche se è tramontata la forma culturale in auge nel mondo pastorizio o contadino ottocentesco – come ha osservato con lungimiranza Corrado Alvaro – la pietà popolare continua a vivere in modo trasversale nel popolo di Dio. Ne danno testimonianza il persistere o l’incremento in ampie zone dei pellegrinaggi ai santuari o dei canti e delle tradizioni popolari.

Nella cultura popolare, sempre salva la centralità di Cristo, emerge la figura di Maria come persona viva e sentita, con tutta la sua carica di bontà, di santità e di potenza, che manifesta nella storia individuale e sociale del popolo. È un valore importante in un tempo di atrofia del senso religioso e di eclissi di Dio, che non si può occultare, ma occorre valorizzare.

Dai preziosi orientamenti del Magistero della Chiesa, tra cui quelli del Direttorio su pietà popolare e liturgia, è quanto mai opportuno procedere all’elaborazione di una mariologia popolare organica o sistematica, in cui convergano le istanze più valide della cultura popolare e della fede ecclesiale. L’itinerario che parte dall’esperienza del popolo di una Maria glorificata e ausiliatrice deve essere riempito di Parola di Dio e di tradizione, per poi confrontarsi con la liturgia e con la vita.

L’osmosi e il pacifico, anche se dialettico, rapporto della pietà popolare mariana con la fede e la liturgia della Chiesa torneranno a vantaggio dell’una e dell’altra, conferendo alla liturgia un carattere più festivo, emozionale e comunitario, mentre alla pietà popolare mariana apporteranno un tono più espressamente cristocentrico, trinitario ed ecclesiale.

s.d.f.