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N. 7 luglio 2009
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L’autore È
presente nel dialogo ecumenico «Nostra Signora non ci divide più, ma ci
riconcilia e ci unisce in Cristo suo figlio» «Maria
non è mai stata una causa di separazione tra le Chiese. Al contrario,
essa ne è diventata la vittima, Per costruire una mariologia che non sia "vittima" delle divisioni confessionali, il recente volume di Giancarlo Bruni (Mariologia ecumenica, Edb 2009, pp. 576, H 44,90), tesse pazientemente i fili dei dialoghi teologici sulla Madonna intercorsi tra tutte le Chiese, organizzando la materia in cinque grandi sezioni: approcci, documenti ufficiali internazionali, documenti ufficiali nazionali, documenti non ufficiali, prospettive. E le prospettive conclusive, per i princìpi metodologici che enunciano e le indicazioni teologiche condivise che propongono, indicano che anche in mariologia i dialoghi ecumenici hanno prodotto una teologia riconciliata che è già in se stessa un frutto non piccolo del movimento ecumenico. In una intervista rilasciata alla Radio vaticana, in occasione del XVI Simposio internazionale mariologico (2007) sul tema Maria nel dialogo ecumenico in Occidente, padre Stefano De Fiores ha affermato: «Maria non ci divide, non è argomento di separazione tra le varie Chiese; dobbiamo smettere di vedere Maria come colei che porta la contraddizione dentro le varie Chiese. Dobbiamo, piuttosto, vedere in lei un segno di unità (…).
Tanti documenti dicono che Maria deve essere onorata. Già nel 1937 ad Edimburgo tutte le Chiese hanno aderito a questa convergenza nella lode di Maria. Oggi, i punti nodali sono l’accettazione dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione. Ma su questi dogmi c’è un’apertura inattesa… (…). Maria è la persona relazionale a Dio e agli uomini. Maria ci deve aiutare nel recuperare questo grande fondamento dell’antropologia. Per cui, guardando a Maria, le varie Chiese devono rafforzare il senso del dialogo ed il senso della relazionalità. Ma la grande difficoltà è che, mentre per la Chiesa cattolica non ci sono difficoltà per la rappresentatività, per le altre confessioni è invece difficile essere rappresentativi. Questo rimane un grande problema. Quella della recezione è un secondo problema (…)». g.z.
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